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Musica colta in tv: il rilancio passa per gli auditorium

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Il rilancio della musica colta in tv

 Il riposizionamento della musica colta in tv in orari meno notturni, passa per  una maggiore fruizione del genere da parte del pubblico giovanile. Il concetto dal quale si parte è il seguente: se si riescono a riempire gli auditorium come si riempiono gli stadi per artisti come Fedez vorrà dire che ci sarà un riscontro maggiore anche in tv. Inizia da questi presupposti la terza puntata della nostra inchiesta sul riposizionamento della musica colta sul piccolo schermo.

Vuoi vedere, allora, che proprio il Teatro dell’Opera di Roma - dove  tanti problemi ci sono stati, a cominciare dalla veloce e poco formale dipartita del direttore onorario a vita Riccardo Muti, e dalla minaccia poi rientrata di licenziamento in tronco dell’Orchestra – diventerà il modello di un nuovo modo di gestire l’offerta musicale, attirando finalmente il meglio del mondo giovanile?Quella new generation che poi seguirà i concerti in tv facendo impennare un'audience, per adesso limitata, ad una fascia limitata di pubblico, quello notturno e quello dei canali tematici.

L’idea è venuta al Sovrintendente del Lirico romano Carlo Fuortes d’intesa col compositore  Giorgio Battistelli diretto re artistico del settore ‘contemporanea e sinfonica” del Teatro dell’Opera, e pare che si sia ricorsi ad una diversa fonte di finanziamento per questo progetto. Il quale non è solo teorico, ma ha già avuto il suo battesimo in teatro. La direzione ha avviato infatti una stagione sinfonica breve, ma distribuita nell’intero anno: per inscenarla, il palcoscenico è stato spostato in avanti mangiando alcune file di posti di platea, per cui sul retro è comunque ricavato e schermato uno spazio, ove è possibile il prosieguo delle prove degli spettacoli lirici.

OrchestraSCecilia 700

Tale spostamento in avanti dell’Orchestra dà origine ad effetti acustici nuovi, che hanno mandato in visibilo il M°Battistelli, poiché le famiglie strumentali vengono percepite separatamente, ora i legni, ora gli ottoni, ora le percussioni, a seconda del posto che si occupa in platea (cosa che invece per gli spettacoli lirici è negativa): e ciò aiuta i giovani a riconoscere i gruppi strumentali. Inoltre il programma prevede un autore contemporaneo in ognuno dei concerti – che sono sei in tutto, per ora – unito ad un compositore del Novecento e ad uno dell’Ottocento ogni volta, per favorire un confronto fra i generi e gli stili. Per l’inaugurazione dell’11 novembre scorso, l’esecuzione del terzo Concerto per pianoforte di Beethoven e della Sinfonia n.5 di Cajkovskij era preceduto da “Esercizio sul risveglio”, sorridente brano del catanese quarantenne Emanuele Casale, formatosi a Francoforte, Bourges, Berlino e docente di Elettronica all’Istituto Bellini di Catania (gli altri compositori saranno Iannis Xenakis, Franco Donatoni, Luciano Berio, Thoms Adès).  Soprattutto, il prezzo dei singoli concerti fissati dalla direzione del Teatro dell’Opera per i giovani fino ai 26 anni è….. di 10 euro. E l’abbonamento ai sei concerti, di 50 euro: il successo è stato immediato nella prima serata.

Ecco come si fa per attrarre i ragazzi ai concertti di classica: perché se occorre comunque una pur minima preparazione musicale di base, quello che necessita è l’ascolto, la continuità dell’ascolto, affinchè la massa dei giovani possa apprezzare la grande musica. E per consentire l’ascolto, occorre che i prezzi siano accessibili, alla portata delle tasche dei ragazzi: ecco il segreto, davvero di Pulcinella, per far sì che pian piano cresca il numero dei giovani amanti della musica classica, ed il divario fra essi e i seguaci della musica pop si attesti su nuovi ed accettabili livelli. Tutto questo porterà riscontri di audience anche sul piccolo schermo.

Uto Ughi

Per  quanti anni, anzi decenni ha tuonato – sì, tuonato! – la voce di Uto Ughi, uno dei maggiori violinisti italiani viventi, sensibilissimo al problema della necessità di introdurre lo studio della musica nelle scuole superiori, dove esso manca del tutto. Si è rivolto ai maggiori politici degli ultimi 40 anni, con precise accuse, ma invano. Anche questa volta, quando il 18 dicembre prossimo egli terrà un concerto nell’Auditorium della Conciliazione per l’UNICEF, a beneficio dei bambini in pericolo nel mondo, specie se siriani, Uto Ughi non mancherà di battersi per sostenere l’inserimento della musica nella scuola pubblica, la quale copre la preparazione culturale di tutta la gioventù italiana, ed è in ciò insostituibile. Si apre a questo punto, immenso, il problema dei costi della musica, dei musicisti e dei loro strumenti, dei loro spostamenti in Italia e all’estero, che non possono assolutamente avvenire in modo gratuito.

Ma intanto le iniziative cominciano a farsi strada: forse l’Opera ha tenuto presente il modello dell’Accademia di S.Cecilia, che ha inaugurato l’anno concertistico 2015-16 – grazie al presidente M° Dall’Ongaro e al valoroso direttore musicale Antonio Pappano – con ben cinque concerti su tutte e nove le Sinfonie di Beethoven, accompagnate però in ciascuno di essi da brani di compositori contemporanei (Luca Francesconi, Giovanni Sollima, il triestino Fabio Nieder). Grande il   successo, che ha rotto  corggiosamente con la tradizionale emarginazione della musica contemporanea nei concerti di classica: ma il Teatro dell’Opera, tuttavia, è andato fino in fondo, modificando il prezzo dei biglietti per i giovani. Non sarà mai ringraziato abbastanza per questo.

Ma a riprendere vigorosamente il discorso della preparazione dei ragazzi all’ascolto della musica, è stato il nuovo presidente della storica Associazione ‘Nuova Consonanza’ (Roma) per la promozione della musica contemporanea, Lucio Gregoretti,  compositore le cui opere sono state eseguite ovunque in Italia e soprattutto in Germania. Nel constatare per l’ennesima volta che la realtà della musica all’estero è decisamente migliore – sul piano occupazionale dei musicisti, su quello della presa di coscienza e dell’esecuzione pubblica della musica contemporanea – Gregoretti poggia la sua denuncia della situazione italiana sull’ignoranza musicale dei giovani, sull’assenza di istruzione scolastica pubblica della musica (come afferma Ughi), non solo negli istituti superiori, ma nei primi anni, quando gli insegnamenti si stampano nella memoria e non ne escono più. Una denuncia allo Stato italiano che condividiamo.
                                                                     

Ultima modifica Mercoledì, 18 Novembre 2015 10:23
Paola Pariset.

Giornalista, specializzata nell'ambito dell'arte della musica, della danza e non solo.

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