Animeland, anteprima al Roma Fiction Fest


Il documentario che analizza come l’animazione giapponese e i manga hanno influenzato l’immaginario degli italiani

È stato proiettato in anteprima questa mattina al Roma Fiction Fest Animeland-Racconti tra manga, anime e cosplay, documentario di Francesco Chiatante che analizza come l’animazione giapponese e i manga abbiano influenzato l’immaginario degli italiani.
A partire dagli anni ’70 infatti, prima sulle reti locali poi su quelle nazionali, il piccolo schermo è stato invaso dalle produzioni nipponiche: robottoni, maghette, sportivi dalle immani sofferenze atletiche, hanno importato in Italia la cultura del Sol Levante. Le divise scolastiche alla marinara, la fioritura dei ciliegi, guardare i treni passare come momento di riflessione, hanno segnato intere generazioni: gli anime sono entrati di prepotenza nella formazione culturale dei bambini e adolescenti che sarebbero diventati adulti.

Lo afferma l’autore di Kenshiro: l’affetto del pubblico si percepisce al di fuori del suo paese, ma soprattutto in Italia, dove si avverte la forza con cui siano state recepite ed interiorizzate le produzioni giapponesi.

I sacrifici sportivi del calcio acrobatico di Holly Hutton, l’impetuoso senso di giustizia di Lady Oscar, l’astuzia scanzonata di Lupin, le battaglie sacre per proteggere la dea Atena dei Cavalieri dello Zodiaco hanno trasmesso valori, veicolato esempi di eroi con una morale etica.
Quando in Italia il divertimento era considerato come qualcosa di estraneo alla cultura e il fumetto arte minore, ecco quindi che i cartoni animati giapponesi diventano uno status generazionale, una passione che costituisce la rivalsa nei confronti del mondo degli adulti. Un universo di linguaggi e storie condiviso, estraneo ai più grandi.
Animeland ripercorre questo fenomeno di costume intervistando giornalisti, sociologi, attori, registi, autori tra cui spiccano Masami Suda (Ken il guerriero), Yoshiko Watanabe (collaboratrice di Osamu Tetzuka in Astroboy, Kimba-Il Leone Bianco, La Principessa Zaffiro) e Yoichi Takahashi (Holly e Benji).
L’approdo dei “cartoni” ha poi aperto negli anni ‘90 la strada ai manga, i fumetti da cui erano tratti. Il primo ad essere pubblicato in versione originale, con il senso di lettura invertito dall’ultima alla prima pagina, fu Dragon Ball: un vero e proprio rischio editoriale imposto da alcuni autori, che avevano esplicitamente richiesto che le pubblicazioni delle proprie opere dovessero rimanere fedeli.


A sottolineare ulteriormente quanto le opere siano state interiorizzate dal pubblico italiano, nonostante l’avvenuto sdoganamento di manga e anime, i sottotitoli scelti ricorrono proprio ai titoli degli adattamenti di casa nostra: Captain Tsubasa perciò, rimane Holly e Benji, Le rose di Versailles è Lady Oscar. Colpisce poi vedere Yoichi Takahashi disegnare per i fan italiani firmando i fogli, oltre che con il suo nome, proprio con Holly e Benji.
Scopriamo una Paola Cortellesi che ricollega la felicità della sua infanzia ai cartoni, un Caparezza appassionato di sigle e “giocattoli”, Valerio Mastandrea emozionato davanti al maestro Hayao Miyazaki a Venezia. Il suo Leone alla Carriera a Venezia, ricorda Giorgio Maria Daviddi del Trio Medusa, è stato il riconoscimento che ha ufficializzato quanto avevano già capito i tanti appassionati.
Il documentario di Francesco Chiatante non si esime dal trattare il fenomeno del cosplay, termine che è la fusione di “costume” e “play”, giocare. Ragazzi che diventano i personaggi delle saghe che tanto amano, realizzano da soli gli abiti e gli oggetti, ne mutuano i comportamenti. Un fenomeno che, grazie alla rete e al passarola, crea aggregazione e diviene motivo di attrazione alle fiere del fumetto.
E a proposito di fumetto, ormai il marketing vi è entrato a gamba tesa: spesso, ormai, i manga sono il derivato di videogiochi di successo, oppure il veicolo per vendere più gadget.
È con questa constatazione che si conclude il viaggio di Animeland, osservando il capovolgimento rispetto a quando le animazioni costituivano lo “spot” dell’originale cartaceo. Un’interconnessione di linguaggi e formati che probabilmente è destinata ancora a ibridarsi, con il pregio che, visto il quadro attuale, un titolo di qualità non può che risaltare ancora di più rispetto al mare magnum dei prodotti.



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