La musica del silenzio conferenza stampa all’interno del Prix Italia


La pellicola ispirata alla vita personale e professionale di Andrea Bocelli va in onda su Rai1 il 2 ottobre in prima serata


Milano. Abbiamo appena concluso la visione, in anteprima de ‘La musica del silenzio’ con la regia di Michael Radford, pellicola ispirata alla vita di Andrea Bocelli. La messa in onda è prevista lunedì 2 ottobre in prime time su Rai Uno.

La presentazione è avvenuta all’interno del 69esimo Prix Italia. Sono presenti in conferenza stampa: la co-sceneggiatrice Anna Pavignano, il direttore di RaiUno Andrea Fabiano, l’attrice che dà volto alla madre Luisa Ranieri, la direttrice di Rai Fiction Tinny Andreatta, il tenore Andrea Bocelli, il produttore Roberto Sessa e il regista Radford.
 Introduce la Andreatta: “‘La musica del silenzio’ è uno di quei progetti che illuminano il nostro palinsesto e in questo caso è una storia di eccellenza. La storia di Bocelli è una storia, infatti, di talento e di coraggio. Veniamo dal successo di ‘In arte Nino‘. Abbiamo messo insieme un cast artistico e tecnico di alta qualità. È complesso raccontare una persona vivente, qui viene fatto tramite una favola, un po’ come accade nel libro. Lui è voce narrante, ma parla di se stesso in terza persona”.
Segue a ruota Fabiano: “RaiUno vive e costruisce eventi. Questo è importantissimo perché racconta una storia in cui viene esaltata la capacità di un talento di scoprirlo e portarlo avanti, ma anche gli incontri che possono accadere nella vita. Abbiamo avuto questa fortuna di avere intrapreso col maestro Bocelli già un percorso e sono previste anche altre tappe. RaiUno ha questa capacità di rivolgersi a tutti gli italiani e credo sarà esaltante vedere la loro risposta”.

Sessa rivela come sia stata una scommessa, “dopo aver scoperto questo libro siamo andati a bussare a casa Bocelli per constatare se avesse voglia di far un film dal libro e se volesse farlo con me. Abbiamo lavorato insieme, certamente pensando a un regista internazionale che, però, conoscesse il nostro Paese. Radford ha amato e ama l’Italia. Lui ci ha detto che l’avrebbe realizzato se ci fosse stata Annna Pavignano (con cui ha sceneggiato ‘Il postino’, nda) e lì Andrea e Veronica (la moglie di Bocelli, nda) hanno aperto i cassetti della loro vita. Quando era tutto confezionato sono andato da Tinny e ad aprile abbiamo fatto vedere alla famiglia il film”.

 Radford, divenuto noto col film con Troisi rivela che inizialmente non era convinto del progetto: “è molto difficile far un biopic su qualcuno che è vivo. Poi, quando mi sono trovato, per caso, in vacanza vicino a casa loro (è a Forte dei Marmi, nda), ho notato quanto fossero aperti anche ad ascoltarmi. Ho avvertito la loro fiducia nell’entrare nella loro vita, con una libertà che mi avrebbe permesso di realizzare il film che avevo in mente. È stato piacevole lavorare anche con gli attori, cercando di far entrare l’umanità di questa storia. In più c’era la musica per cui perché rifiutare?”
Continua il discorso sulla preparazione, la Pavignano: “ho visto che dietro la storia raccontata nel libro si nascondevano dei sentimenti molto forti, ci ho lavorato usando anche la creatività. Andrea Bocelli ci ha aiutato molto, la prima volta in cui l’ho incontrato, devo ammettere che ero un po’ in soggezione. Veronica, d’altro canto, mi ha descritto i sentimenti che lei stessa aveva provato creando così una sintonia femminile. Il fatto che a loro sia piaciuto il film è un riconoscimento del rispetto che abbiamo avuto nell’approccio. Michael poi è sempre molto attento, delicato e disponibile”.

Rimanendo in ambito femminile, Luisa Ranieri che nel film interpreta la madre del protagonista manifesta le difficoltà: “devi dare una verità rappresentando al meglio il personaggio sia nei sentimenti migliori che peggiori. Mi hanno proposto di incontrarla, ma io ero terrorizzata perché non volevo cadere nell’imitazione. Mi porto dentro questa donna e il film perché sono una grande lezione di vita tematizzando una persona che supera gli ostacoli”.

E veniamo al protagonista. “Voglio cominciare con uno scoop: che ci crediate o no, io ho scoperto quattro o cinque giorni fa che questo film sarebbe andato sul piccolo schermo. Non sono neanche tanto contento se devo essere sincero fino in fondo. Finché rimaneva ai cinema, sarebbe andato chi era interessato; ma in tv arriva proprio nelle case. Certo spero che parli alla gente proprio com’era nelle intenzioni del libro”.
Tornando più serio: “ho iniziato a scrivere questo libro quasi per gioco, mettendo nero su bianco questa storia, che ha finito per essere quasi autobiografica. Se parli di te in terza persona, poi, ti riesci a vedere dall’esterno, con autocritica, da vari punti di vista. Naturalmente non avevo mai pensato di far un film da questo testo. Il libro è una redutio di quella che è la vita, il film di quello che è stato il romanzo. Certamente un’opera cinematografica ha il vantaggio dell’immagine, di poter ascoltare la musica. Spero che la visione possa regalare spunti di riflessione e rasserenare la vita”.

Iniziamo con le domande.

“Nel film emerge il suo dualismo del cantante d’opera e pop, cosa risponderebbe a chi ritiene che questi due mondi siano inconciliabili?”.
“Spesso mi sono state fatte domande a riguardo”, dice il maestro. “A parer mio il dualismo tra loro non esiste, basta ascoltare la raccolta di Enrico Caruso, si scoprirà più musica popolare che operistica. Andando avanti mi viene in mente Beniamino Gigli, che spesso riportava al cinema i suoi brani. Quello che conta è cercare di rispettare la propria vocalità”.
Nel film non si affronta tanto l’aspetto discografico e Bocelli spiega: “ovviamente mancano alcune figure, altre sono state sintetizzate in un solo personaggio. Mancano persone fondamentali nella mia carriera come la Caselli, l’unica discografica che ha capito anche le potenzialità commerciali di ciò che facevo artisticamente. Poi il film si ferma nel momento in cui raggiungo il successo. Se si vuole contenere tutto in circa due ore, bisogna far tagli anche dolorosi. Io mi sono sforzato per anni a spiegare che il merito a livello individuale non esiste perché dietro c’è un dono; casomai c’è un demerito per chi non ha avuto voglia di coltivarlo. Diceva Tiziano Terzani: io non ho mai lavorato perché ho fatto quello che mi divertiva. Vale anche per me”.
Rispetto al mercato internazionale, scopriamo che Giappone e Francia già hanno comprato il film e sono in trattativa con Netflix.
Chiudiamo con queste parole dell’artista: “il messaggio che voglio arrivi ai tanti possibili spettatori è una denuncia violenta nei confronti del caso. Io non credo al caso, che secondo me rischia di essere un atto di superbia umana, inducendo a un atteggiamento da credulone. Dietro alla vita c’è un grande mistero e tocca a noi scovarlo fino a dove è possibile. È stato anche questo che mi ha spinto durante la scrittura de ‘La musica del silenzio’.
Io non credo di avere verità assolute, quello che posso dire ai ragazzi che lo vedranno, è quello che dico sempre ai miei figli: a nessuno di noi è dato cambiare il mondo, ma armonizzarsi con esso. Per far questo bisogna capire ciò per cui siamo stati costruiti”.


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