Vip e letteratura, Pino Insegno: i miei autori preferiti Edgar Allan Poe e Ionesco


Intervista all'attore e doppiatore che parla del suo rapporto con i libri e la letteratura


Attore, conduttore televisivo, doppiatore e regista Pino Insegno è stato uno dei componenti, negli anni 80, della “Premiata ditta“, un gruppo comico successivamente sciolto. È lungo il curriculum professionale di Insegno che è approdato nel 1996 a Mediaset partecipando a “Buona Domenica” e a molti altri programmi. I telespettatori lo ricordano come attore nella serie Lo zio d’America insieme a Christian De Sica. Dopo altri appuntamenti televisivi tra cui la conduzione di “Reazione a catena, Insegno ha preso parte al programma Tale e Quale Show condotto da Carlo Conti. Inoltre è il doppiatore principale di tanti attori tra cui Will Ferrell ed ha prestato la voce a Viggo Mortensen nella “trilogia degli Anelli“.  In questa intervista Insegno ci parla del rapporto con i libri e la letteratura.

Cominciamo con i testi della sua infanzia.

Mi sono appassionato già dalle scuole medie ai “Capitani coraggiosi” e “L’isola del tesoro”, che hanno rappresentato lo startup della mia iniziazione letteraria. Da ragazzino amavo andare in biblioteca per “rimorchiare”. Li infatti incontravo le compagne di scuola e, tra un libro e un altro, alzavo gli occhi e incontravo il loro sguardo. Mi ero talmente appassionato ai libri che amavo andare nelle classi e raccontare storie che prendevano spunto da qualche avvenimento della mia vita ma poi venivano completamente trasformate dalla mia fantasia.

premiata teledittaQuanto hanno influito i suoi professori?

Ho avuto la fortuna di incontrare un bravo professore di italiano che a 13 anni ci ha portato a seguire a teatro l’Enrico IV con Romolo Valli. Da qui è iniziata la mia passione per il teatro. Ma amo moltissimo anche i poeti classici dell’Ottocento. Confesso che spesso me ne sono servito per far colpo sulle ragazzine. Un giorno ho mandato ad una compagna che mi piaceva, un “messaggio” scritto su un foglio perché allora non esistevano i telefonini: “Amor che nulla amato amar perdona”, verso naturalmente del canto V dell’Inferno della Divina Commedia. Lei ha creduto che fosse mio e mi ha fatto i complimenti. 

Altri testi che hanno segnato il suo percorso letterario?

Ho amato moltissimo Leopardi per il suo essere così disgraziato e sgraziato. Ma ho letto moltissimo anche Byron, Shilley e soprattutto Edgar Allan Poe. Vedevo Poe come un poeta romantico di grande sensibilità e su di lui ho messo in scena anche uno spettacolo che ho girato in atmosfere da gothic rock, perché era proprio questa una delle tematiche principali di Poe. Lo spettacolo si basava sulla poetica della possessione e dell’amore. L’idea era di raccontare la follia e la possessione di un amore. In scena oltre a me c’erano fantasmi, spettri, otto danzatori e tre acrobati. Ma credo che “Il corvo” sia l’espressione massima della poetica di Allan Poe.

pino insegno reazione a catenaIl teatro ha influenzato le sue letture?

Ho letto per lavoro ma soprattutto per passione Cechov, Pinter, Miller e Beckett. In particoalre ho amato alla follia Ionesco.

Il suo rapporto con i contemporanei?

Li amo di meno. Leggo più gradevolmente scrittori teatrali che ad esempio scrittori come Dan Brown.

pino insegno alessia navarro figlioCi racconta la sua libreria?

La mia biblioteca più che libreria, occupa uno spazio di 150 metri quadri. In essa sono contenuti 14000 CD, 16000 DVD, 11000 colonne sonore e oltre un migliaio di libri. In particolare per quanto riguarda la musica i miei autori e interpreti preferiti sono Jimi Hendrix e Amy Winehouse: hanno avuto la capacità di raccontare tutto nei soli 27 anni della loro vita. 

Il suo ultimo libro?

“A pranzo con Orson. Conversazioni tra Henry Jaglom e Orson Welles” che ho da poco finito di leggere. Anche Welles è un artista che ho amato molto e “Quarto potere” è un film che dovrebbe essere addirittura consigliato e visionato nelle scuole.

pino insegnoCosa cerca insomma in un libro?

Un libro deve affascinare e catturare dalla prima pagina. Non deve mai accadere di accantonarlo dopo poche pagine. 

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Se ci fosse una trasposizione televisiva dell’Orlando Furioso, di cui quest’anno ricorrono i 500 anni, quale regista sarebbe il più adatto a portarlo in Tv?

Non ho dubbi, Matteo Garrone.



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