Preziosi: per Zagaria mi sono ispirato al Sindaco del rione sanità


Intervista all'attore partenopeo che racconta il blitz con cui è stato arrestato il boss napoletano dei Casalesi


Parte questa sera su Rai 1 la serie Sotto copertura 2- La cattura di Zagaria. Nel ruolo del protagonista il capo della squadra mobile di Napoli, Michele Romano, torna Claudio Gioè. Mentre Alessandro Preziosi si cala nel ruolo del boss Michele Zagaria. Nel cast c’è anche Bianca Guaccero. L’attore interpreta il boss Zagaria, di cui è stata ricostruita la caccia e l’arresto. La serie non è un sequel della prima, ma una storia autonoma girata nei luoghi in cui si sono svolti i fatti.

Abbiamo incontrato Alessandro Preziosi che ci ha raccontato il suo personaggio e il suo futuro professionale.

Abbiamo incontrato Alessandro Preziosi che ci ha parlato del suo personaggio e del suo futuro professionale.

Da un personaggio come don Diana o il protagonista di Tango per la libertà, a un personaggio negativo. Come si è preparato?
Ho cercato il più possibile di immedesimarmi: cercavo di convincermi che quello che dicevo era giusto. Quando poi rivedevo le scene, quasi non riuscivo a guardare. Il male rischia di convincerti: ti fa sembrare giusto quello che non è. Si entra in una modalità di pensiero: solo così si può essere credibili.

Ha avuto qualche ispirazione particolare?
Si, Il sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo e Il camorrista di Giuseppe Tornatore. Ho attinto in particolare da Mariano Rigillo, che doppiava Ben Gazzara: la sua voce, o meglio l’intonazione, mi ha ispirato molto. Poi ha aiutato anche l’ambiente: abbiamo girato nello stesso bunker dove viveva lo stesso Zagaria.

Non c’è il rischio di un’emulazione della criminalità per i telespettatori?
È un compito difficile, perché il cattivo deve essere convincente ma non deve sembrare un uomo da ammirare. Ci siamo riusciti grazie alla scrittura, e comunque Zagaria alla fine viene arrestato: si tratta di una persona che passato metà vita in un bunker, l’altra metà in isolamento in un carcere di massima sicurezza.

Insomma, tanto potere per niente…
Esatto. Quando ero piccolo c’erano i bulletti a scuola, quelli che a Napoli chiamiamo “capuzzielli”: io li ammiravo, ma poi ho capito. Sono rimasti tali e quali a com’erano: sono diventati dei delinquenti, dei poveri cristi che sono la feccia della società.

Quindi è questo il messaggio che traspare dalla serie?
Si, ma vorrei che si capisse che nella vita di tutti i giorni, è facile dare un contributo alla delinquenza.

Ci anticipa i prossimi progetti lavorativi?
Innanzitutto il teatro, poi un film per il cinema: le riprese però devono ancora iniziare, per cui non posso ancora dire niente.



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