Tango per la libertà, la recensione


Riflessioni sull'esordio della nuova miniserie interpretata da Rocio Munoz Morales e da Alessandro Preziosi


Vittima della fiction di casa nostra, l’arte della recitazione ha subito, nel corso degli anni, un processo di svilimento troppo notevole. E i telespettatori, da parte loro, si sono lentamente assuefatti alla staticità fisica e vocale dei sempre più improbabili protagonisti del racconto televisivo. Abbiamo visto e ascoltato di tutto: dal giorno in cui Manuela Arcuri e Gabriel Garko sono stati premiati, in un’edizione del Roma Fiction Fest, come migliori attori, pensavamo che si fosse davvero toccato il fondo.

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 Invece la saggezza popolare non si smentisce: al peggio non c’è mai fine. Il peggio lo ha offerto, martedì sera in prime time, la prima puntata della minsierie Tango per la libertà andata in onda su Rai1. Ed è stato incarnato dalla protagonista femminile: Rocio Munoz Morales. Un nome che le cronache del gossip hanno incastonato nelle pagine di settimanali e magazine specializzati per essere la compagna di un sex symbol come Raoul Bova. Un personaggio femminile che è riuscito, però, ad arrivare alle vette più alte della popolarità. Come? comparendo lo scorso anno sul palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo dove ha fatto la sua figura in abiti eleganti senza parlare troppo. Ruolo perfetto (si fa per dire) per una bellezza abituata più ad apparire che a mostrare contenuti.

Quando la Munoz Morales, invece, ha cominciato ad aprire bocca addirittura per recitare in un ruolo da protagonista, lo scoramento del telespettatore è stato totale. Soprattutto perchè la fiction Rai che ha interpretato è pagata anche con i soldi del canone, quindi i nostri. Non è bastato metterle accanto un attore come Alessandro Preziosi. Anzi l’operazione è stata deleteria perchè ha evidenziato ancor più drammaticamente i limiti della improbabile attrice. Per cui non resta che stendere un velo pietoso.

Tango per la libertà racconta la storia di Anna Ribeiro, la più importante cantante di tango argentina alla quale, dopo che i militari hanno preso il potere a metà anni Settanta, è stata rapita la sorella. La conoscenza con il vice- console italiano Marco Ferreri, si trasforma in un sentimento più profondo che mette in crisi le certezze del funzionario, impossibilitato ad aiutarla.

Il dramma dei desaparecidos è stato affrontato con estrema approssimazione: troppe scene sono state girate in maniera molto superficiale, in assenza quasi totale di esterni e di scene corali e di massa. Tutto è apparso evanescente, avvolto nell’incertezza di una sceneggiatura scontata e prevedibile. Anche la ricostruzione dell’epoca era poco credibile, salvo qualche divisa militare e qualche minimo accorgimento nei costumi, nulla rimandava al modo di vestire del tempo.

Infine: la regia ha utilizzato, per tutta la durata della puntata, inquadrature strette, in modo da evitare, per motivi di risparmio economico, scene di più ampio respiro.



4 Replies to “Tango per la libertà, la recensione”

  • VANNA CAVACIOCCHI

    Da anzianotta ….spettatrice non mi è risultato del tutto sgradito il prodotto se non fosse stato troppo edulcorato. Sarebbe stato d’uopo aver citato più Hector Werbinsky e far vedere l’Argentina di Masera, Videla, Pio Laghi e …….Bergoglio. Il “dramma” della Ribeiro non lo conoscevo……conosco invece il riferimento alle Sorelle Mirabal (regime Trujillo) al quale probabilmente Negrin si rifà per creare un poco di tensione in più.

  • Franco

    Buon pomeriggio! Ho letto la sua recensione e devo dire che sono d’accordo su quasi tutto se non fosse che oltre ad interpretazioni improbabili ce ne sono state altre molto buone che anche in altri contesti avrebbero retto molto bene. Di queste, che andrebbero esaltate proprio per valorizzare attori bravi, non se ne parla mai e così non facciamo crescere chi se lo merita.
    Grazie

  • eduardo

    la Ribeiro dovrebbe essere un personaggio di fantasia,credo;per quel che concerne l’interpretazione un plauso a Simone Gandolfo,non aggiungo altro ma la fiction è deludente.

  • Michele

    Credo che senza citare Horacio Verbitsky, sarebbe bastato prendere uno o due esempio dal Nunca Màs redatto dalla commissione presieduta da Ernesto Sabato. Il dramma della Ribeiro è impossibile conoscerlo perchè non è mai esistita: anche qui sarebbe stato facile rifarsi a qualche vicenda reale. Troppa fatica per le produzioni RAI documentarsi bene ed essere accurate anche solo dal punto di vista di costumi e allestimenti.

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