Minori in tv: la grande illusione


 

                                         Baby star da baraccone televisivo

Catapultati sotto i riflettori perchè la loro ingenuità, coniugata alle doti canore o al talento in altri settori, è foriera di grandi ascolti. Trattati come adulti sottomessi alle ferree leggi dello spettacolo, i bambini sono oramai una componente indispensabile nella programmazione televisiva per adulti. Dopo aver svuotato, quasi completamente, le reti generaliste da qualsiasi contenuto idoneo agli under quindici, dopo aver relegato l’ex tv dei ragazzi sui canali del digitale terrestre (Boing, Rai YoYo, Rai Gulp) e su quelli della piattaforma satellitare (Disney Channel, Cartoon Network) non si è trovato di meglio che riempire il vuoto creativo dei palinsesti con i bambini-spettacolo. Situazioni che evocano le atmosfere del film Bellissima con le madri di oggi emule Anna Magnani spinte da velleità personali e dal sogno di far raggiungere ai propri figli quel successo che, spesso, a loro, è stato negato.

Con l’approdo dei bambini in prima serata, si è cercato di “adescare” con una sorta di fascinazione, un pubblico  vasto e articolato. Così si è consumato l’ultimo atto di una strumentalizzazione condannabile da qualsiasi analisi psicologica ma dinanzi alla quale nessun organo, preposto alla tutela dei minori, è riuscito a intervenire.

Da Chi ha incastrato Peter Pan? a Ti lascio una canzone, fino a Io canto, le trasmissioni con i piccoli protagonisti si sono moltiplicate nel corso degli anni, assumendo connotazioni troppe volte inopportune. Senza nessuna cautela per la loro fragilità psicologica, i bambini sono sottoposti a competizioni in cui vengono giudicati da commissioni attraverso metodologie inadatte. Il caso della piccola concorrente, valutata negativamente da Pupo durante una puntata di Ti lascio una canzone, ha suscitato polemiche perchè la bambina è scoppiata in lacrime in diretta. Una tale situazione imbarazzante non ha influenzato il meccanismo della gara. Paradossalmente le critiche sono servite a incrementare ulteriormente gli indici di ascolto.

In pochi hanno valutato con obiettività quanto sia deleterio creare baby- star. piccoli fenomeni da baracconte televisivo, non sempre destinati a crescere professionalmente, quasi sempre costretti a ricadere nell’anonimato. Il moltiplicarsi a dismisura, negli ultimi anni, del trend “bambini in tv” ha scavalcato i confini televisivi per diventare uno dei tanti segnali del profondo malessere che serpeggia nella società. Una società mortificata nelle aspettative lavorative e produttive, non più in grado di assicurare ai giovani un futuro adeguato a causa degli insormontabili problemi economici, ha fatto intravedere, nel mezzo televisivo, un possibile e gratificante sostegno. Il miraggio di aspettative economiche legate a giochi e giochini, era presente fin dagli inizii della tv ma doveva “arrotondare” gli stipendi dei telespettatori adulti, al punto da far cantare a Renzo Arbore “la vita è tutto un quiz”. Appena scoperta la capacità dei bambini di incrementare l’Auditel,  sono stati i figli, con le loro “talentuosità” a venire in aiuto ai genitori. La tv ha così messo in evidenza  anche il lato economico- produttivo dei piccoli fenomeni che, ben remunerati, riescono a consegnare ai genitori cachet molto più consistenti dei loro stipendi.

Certo, le recenti trasmissioni sui talenti infantili hanno degli illustri predecessori: basti pensare al “Bravo Bravissimo” condotto da Mike Bongiorno in onda, per anni sulle reti Mediaset e al mitico Piccoli fans di Sandra Milo su Rai2 negli anni ’80. Oggi la proliferazioone del genere ha portato all’inserimento di bambini anche in talent show per adulti. Ne è un esempio “Italia’s got talent” nel quale i tre giudici di gara si son trovati a esprimere giudizi, non sempre positivi, su performance di piccoli concorrenti. Persino in  programmi come Ballando con le stelle, la padrona di casa ha sentito il bisogno di inserire il segmento Ballando con le stelline in cui a danzare con costumi da grandi, erano proprio i bambini.  La stessa Carlucci ha anche portato in video un format straniero “Altrimenti ci arrabbiamo” in cui i bambini esperti in alcune discipline,cercavano di insegnarle a personaggi famosi. Il gradimento scarso del pubblico non è stato letto come segnale di un’inversione di tendenza, ma solo come l’insieme di errori nella composizione del cast. E, considerato il successo della tv culinaria su ogni rete, generalista e non, adesso si mettono i bambini anche ai fornelli, nel nuovo cooking show Junior MasterChef

Come conseguenza, i casting e i provini allestiti continuamente in tutt’Italia sono sempre affollati di genitori che costringono i loro figli a mettersi in evidenza. Quasi sempre le sedi sono distanti, ma gli impavidi genitori affrontano ore di viaggio pur di mettersi in fila con i bambini. E chissà quanto sono consapevoli di strappar loro infanzia e spensieratezza. Mentre le selezioni, quasi sempre, obbediscono a determinati criteri: vengono scelti solo quei bambini ritenuti in grado di catturare il gradimento del pubblico adulto. Inoltre, considerazione ancor più grave, troppo spesso le case discografiche impongono le loro scelte quando individuano piccoli artisti su cui investire.

A questo punto sorge anche una considerazione tecnica: il timbro di voce dei bambini è destinato a cambiare con la crescita fisica. Costringerli con artifici vari ad imitare le medesime ampiezze vocali degli artisti adulti, è oltremodo deleterio in quanto compromette il normale sviiluppo.  Non solo: spesso i piccoli fenomeni canterini sono preparati dai loro maestri in una maniera che non incontra il gradimento delle commissioni giudicatrici. E’ accaduto spesso proprio a Ti lascio una canzone. Una situazione che aumenta lo stress psicologico del bambino al quale i genitori, inconsapevolmente, fanno vivere la gara anche attraverso le proprie ansie.

Un ulteriore “attentato” alla ingenuità e alla semplicità infantile è rappresentato dal fatto che a cinque o sei anni, i bambini sono costretti a cantare l’amore in tutte le sfaccettature e appaiono come dei piccoli impressionanti fenomeni ai quali il pubblico rischia di abituarsi. Ragazzini under 10 ammiccano come adulti mentre urlano ad alte tonalità contrastanti sentimenti amorosi di cui, ci piace pensare, non ne conoscano ancora il significato. Impressionanti le bimbe che, da un corpicino fragile e minuto, tirano fuori  voci mature, adulte, da consolidate  professioniste. Certo, responsabili di casting e autori non trasformerebbero mai i propri figli in adulti anzitempo. La stessa Antonella Clerici, conduttrice di “Ti lascio una canzone” ha confessato pubblicamente che mai sottoporrebbe sua figlia Maelle allo stress di simili spettacoli. Personalmente ho conosciuto piccoli cantanti e attori che, una volta cresciuti, non hanno più trovato posto nel mondo dello spettacolo e della fiction. Consumano così la loro esistenza continuando a bussare a tutte le porte nella speranza di potersi riciclare. Non sempre accade e le conseguenze sulla loro personalità sono spesso devastanti.



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