La metamorfosi negativa delle giurie dei talent in tv


Le giurie e le liti che le caratterizzano nei programmi d'intrattenimento


Senza giuria, ormai un programma non ha ragion d’essere. In un palinsesto asettico dove tutto si ricicla, le giurie rilanciano carriere, eleggono a personaggio televisivo chi, fino a qualche anno prima, dichiarava con orgoglio il proprio essere antisistema. C’è una giuria persino ne Lo scherzo perfetto, il programma di Teo Mammucari dove il trait d’union sono burle e tiri manici effettuati all’insaputa di ignari sconosciuti.


E se non è una giuria vera e propria, qualche vip ingaggiato in versione opinionista, lo si racimola sempre. Ne consegue che, puntualmente, sono i personaggi che gravitano intorno al cast, ad attirare davvero l’attenzione. Del resto, se i giovani talenti sono reclutati in copia conforme, qualcuno dovrà pur fare spettacolo. Se le trasmissioni sono un continuo deja-vu di format precedenti, qualcuno dovrà pur farlo dimenticare agli spettatori.
Se i titoli si ripetono per anni, quando i meccanismi si svelano ad un pubblico sempre meno ingenuo, un escamotage narrativo va trovato. Così, quando si accende la tv per rilassarsi, ci si trova gente a caso che litiga.

I battibecchi tra Fedez e Morgan a X Factor, l’insegnante Alessandra Celentano che si scaglia contro gli Amici di Maria de Filippi, Joe Bastianich che lancia in aria i piatti a lui non graditi degli aspiranti Chef amatoriali, gli ospiti dei talk: è lo show business, bellezza. Lo sa bene persino Milly Carlucci, la sobria signora della tv: all’undicesima edizione di Ballando con le stelle ha rinnovato la giuria e ha chiamato Asia Argento a ballare, con risultati già noti. Quest’anno si replica: confermata Selvaggia Lucarelli in giuria, in altri ruoli spiccano Alba Parietti, Giuliana De Sio, Roberta Bruzzone e Valerio Scanu. Personalità polemiche, buttate dentro un’arena in cui la sobrietà deve cedere il passo al battibecco: la Carlucci naturalmente nega l’intenzione di voler alzare lo share con questi mezzucci, però, di fatto, l’auditel parla chiaro.

standing ovation
Dal 19,3% della prima puntata infatti, si passa al 20,01% della seconda: proprio quella in cui la Parietti ha attaccato ripetutamente la Lucarelli.
Ovviamente tutti rifuggono il trash, al limite si è “pop” o “nazionalpopolari”: raccontano la gente, questi Dickens contemporanei su schermo. Maria De Filippi si rifà una verginità da Uomini e donne con C’è posta per te, sbarca pure all’Ariston per suggellare in maniera definitiva la fine della concorrenza: intanto su Amici 16 imperversa il dibattito sul corpo delle donne, con una giovanissima ballerina bollata come grassa dalla Celentano. Proprio mentre la danza si afferma in vari generi, non solo classica, e in un programma rivolto ai giovani: proprio le campagne mediatiche sull’accettazione del proprio corpo si moltiplicano. In attesa di vedere all’opera la nuova giuria, un’ex componente si sta distinguendo altrove: Loredana Berté.
L’artista è ora a Standing Ovation, insieme a Romina Power e Nek, altro transfugo dalla scuola di Canale 5. Senza freni come suo solito, nel programma di Antonella Clerici un papà non ha accettato uno dei severi giudizi della cantante, rispondendole in maniera maleducata: un momento di tv bassissimo, davanti al bambino  che il padre ha il compito di educare.

Sono solo gli esempi più recenti, ma se ne potrebbero citare a iosa. Il meccanismo sta dando qualche segno di stanchezza, però ancora basta a tenere alta l’attenzione sullo show: per il seguito in studio, grazie alle testate che riprendono il segmento, ai giornalisti che ne scrivono a commento. Prima o poi le giurie si incammineranno verso il tramonto: e magari, nel frattempo, in tv arriverà pure qualche idea di scrittura.



0 Replies to “La metamorfosi negativa delle giurie dei talent in tv”

Lascia un commento

Riempi tutti i campi per lasciare un tuo commento. Il tuo indirizzo non verrà pubblicato

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*