Nemo nessuno escluso, la recensione


Riflessioni sulla prima puntata del 2017 del programma di Rai2 condotto da Enrico Lucci e Valentina Petrini.

 C’è del buono in Nemo- nessuno escluso ma ancora una volta non viene valorizzato. Peggio ancora: in mancanza di un’idea nuova ed originale, in grado di conferire più appeal alla formula, ci si aggrappa all’usato sicuro che per Enrico Lucci si identifica con il ruolo di inviato da lui svolto nel programma Le Iene show.

La prima puntata di Nemo- nessuno escluso andata in onda giovedì 23 febbario su Rai2 in prima serata, prometteva molte novità. Innanzitutto una maggiore vivacità e ritmi più scattanti legati ad una più breve durata. E poi reportage e inchieste più incisivi. L’inizio è stato sicuramente brioso, degno della migliore tradizione di satira politica. Il servizio con Enrico Lucci, ingolfato nella divisa militare di un miliziano staliniano al congresso del PD di domenica scorsa, ha rappresentato il momento migliore di tutto il programma. Lucci è riuscito, con il suo comportamento a incidere sul dramma della scissione che sta vivendo il partito, ha avvicinato Luigi Bersani, lo ha messo di fronte alle responsabilità della sua scelta separatista. E’ questo il compito della satira, colpire con la forza dell’ironia senza stravolgere la realtà ma cercando di cambiarla in meglio. Lucci vi è riuscito scrivendo una bella pagina di televisione.

Poi l’atmosfera è cambiata. Tutti i servizi successivi avevano il marchio de Le iene. Sembrava che fossero stati modellati sullo stampo del programma di Italia1 dal quale Lucci non solo non intende discostarsi, ma addirittura sembra voglia riavvicinarsi. Pesa come un macigno il flop del primo ciclo delle puntate ed i due conduttori, Lucci e Valentina Petrini, sentono la responsabilità di avvicinare al programma un pubblico che, in passato, lo ha aspramente mortificato, spesso fin troppo.

Ma le modalità scelte ancora non consentono di raggiungere l’obiettivo. Lo schema di Nemo- nessuno escluso ripercorre strade da dimenticare, come i servizi “iene-dipendenti”. Ci riferiamo a quelli sulla maternità surrogata, sui “respiriani” che, guidati da una sorta di guru, arrivano a digiunare per 21 giorni, e sui cantanti neomelodici partenopei. Schemi costruttivi già visti, inchieste che potrebbero spingere il pubblico ad una pericolosa emulazione come il non nutrirsi per tre settimane, mortificano la credibilità di un programma che ha bisogno di un’urgente nuova linfa vitale.

Anche gli interventi dello stand up comedian Giorgio Montanini non hanno convinto: la provocazione degli anziani da deportare in Angola e il monologo successivo avevano soltanto l’apparenza della trasgressione. Del miglior Montanini, quello della prima edizione di Nemico pubblico, si sono perse le tracce.

Deludenti e, sotto molti aspetti fuori contesto, i commenti di Morgan seduto tra il pubblico. Ci sono piaciuti invece, gli interventi di Mauro Corona e di Barbara Alberti legati a realtà contingenti. Questa parte dei contributi degli ospiti “in piedi”  è vistosamente mutuata dai programmi di Fabio Fazio. Uno per tutti: Vieni via con me.



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