Domenica live, la recensione


Riflessioni sul contenitore festivo di Canale 5 condotto da Barbara D'Urso, tornato in video domenica 17 settembre.


Immutabile dinanzi alle alterne vicende televisive, tenacemente ancorata allo stile “dursiano” che è riuscita ad affermare quasi come una corrente di pensiero, la conduttrice di Domenica live (e di Pomeriggio 5) è tornata anche nel giorno festivo su Canale 5.

Barbara D’Urso ha subito riversato sul pubblico tutto il forziere delle sue preziosità trash. Gioiellini di gossip incastonati in un contesto di liti e discussioni sopra le righe, gemme rilucenti di pettegolezzi scovati in quel ricco sottobosco televisivo dove le starlette che non riescono a brillare di luce propria, ricevono visibilità e considerazione. E possono convivere con ospiti blasonati, come è accaduto nella puntata di oggi: Placido Domingo accanto all’uomo che si è sottoposto a 58 operazioni chirurgiche per assomigliare ad una bambola ed è chiamato il “Ken umano”, come il fidanzato di Barbie

Nei programmi della D’Urso  tutto appare bellissimo,filtrato da un’atmosfera fiabesca come le luci che illuminato il volto della  Carmelita nazionale. I personaggi che arrivano alla sua corte sembrano giungere in una sorta di paese delle meraviglie dove la Regina li accoglie benevolmente al suo fianco, li esalta come cavalieri e principesse, li coccola e si prende momentaneamente cura dei loro figli, che, nel vocabolario dursiano sono le “creaturine”. Ognuno si sente gratificato dalla bacchetta magica che, per qualche minuto, trasforma le zucche in splendide carrozze e la fuliggine della quotidianità in un’aura regale.

Questo è uno dei punti di forza più pericolosi della tv dursiana, che mescola lacrime e trash sfrenato, populismo elevato all’ennesima potenza e creazione di “nuovi mostri televisivi” come il farmacista Alberico Lemme. Nella gran melassa domenicale affondano anche politica e difesa dei cittadini. La conduttrice, si pone al fianco di deboli e anziani, ambisce a denunciare truffe e imbrogli,cavalca con innegabile e subdola intelligenza la cronaca nera, scava nella sofferenza altrui in un tripudio di retorica che gronda dalle interviste  e dai servizi dei “suoi giornalisti”. Ma lei è anche pignola e perfezionista, attenta al suo look come ai servizi da mandare in onda. Difficile che le sfugga qualche pur minimo dettaglio.

Una macchina da guerra lanciata nella battaglia degli ascolti e difficile da bloccare. Ci sarebbe bisogno di un’idea intelligente, di una proposta creativa che traducesse in rispetto per i telespettatori, tutta l’irrispettosa ipocrisia che anima il regno dursiano. Finora nessuno vi è riuscito, neppure quel mostro sacro di Pippo Baudo che ha gestito la Domenica in dello scorso anno. Sono capitolati tutti, i dirimpettai della domenica, proni ai suoi piedi, schiacciati dai numeri dell’Auditel.Tutta questa impalcatura è tornata, integra e senza scalfitture, nella prima puntata di Domenica live dell’autunno 2017.

Un discorso a parte merita la famiglia “dursiana” che, Giano bifronte, ha due facce. La prima è buonista finalizzata a presentare famiglie unite dall’amore in tutte le sfaccettature. E poco importa se si tratta di amore a scadenza, vista la frequenza con cui nel mondo dello spettacolo, si cambia partner. La seconda ha un’immagine terribile perché protagonisti sono i figli che si scagliano contro i padri e li portano anche in tribunale, rampolli di personaggi noti che ricoprono i genitori di tonnellate di fango magari solo per avere un posto, retribuito, nel carrozzone di Domenica live.

Difficile togliere dai programmi della D’Urso l’impalcatura spettacolare, sapientemente costruita a tavolino, che li regge. Crollerebbe tutto l’impianto. Ma è un rischio, purtroppo, a probabilità nulla.



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