Sirene la serie, la recensione


Analisi della prima puntata della serie andata in onda su Rai1 giovedì 26 ottobre


Un cast di attori anche dignitosi, impegnati nella rappresentazione di una favoletta per bambini poco credibile e recitata senza alcuna convinzione. Sirene, la nuova serie di Rai 1 di cui è andata in onda, giovedì sera, la prima puntata, è apparsa ai telespettatori sotto un duplice e ambivalente aspetto. Da una parte evocava le atmosfere di un semplicistico fantasy alla Fantaghirò osando persino qualche timido e rudimentale effetto speciale, dall’altra si ispirava chiaramente alla napoletanità di Un posto al sole essendo stata girata nella città partenopea.

Sullo sfondo di una Napoli, i cui scorci hanno avuto, giustamente, più primi piani dei protagonisti, si è consumata la svolta di Rai1 che, attraverso una storia fantastica, pretende di affrontare i grandi temi della contemporaneità. Uno per tutti: la diversità rappresentata proprio dalle quattro sirene sbarcate nella città partenopea per cercare il Tritone fuggito dalle profondità marine, l’unico Tritone rimasto senza il quale, laggiù in fondo al mare, non potranno più nascere ne sirene nè sirenette, e neppure “tritoncini”. Questo, in parte, è il linguaggio, semplicistico e banale, utilizzato da Marica, la mamma sirena a cui dà il volto Anna Maria Calzone, ex splendida interprete di Gomorra- la serie, e delle sue tre figlie. Più che una fiction, appare una sorta di parodia di una fiaba o di un prodotto di animazione. Ma si intuisce che l’obiettivo degli sceneggiatori era ben differente.

Dietro la costruzione favolistica, infatti, c’è la pretesa di prendersi sul serio. E di inserire nel racconto i soliti ingredienti da soap opera con i protagonisti belli, aitanti, muscolosi, a petto nudo come il Tritone interpretato da Michele Morrone. Il maschio marino che si trasforma in maschio latino, peggio ancora, napoletano. Ma c’è anche la pretesa di rappresentare i buoni sentimenti. Un esempio: quando Marica desidera conoscere il destino delle persone che, anni prima, ha salvato da un furioso naufragio.

Risibili alcuni personaggi coma la Zia Ingrid (Ornella Muti) la sirena centenaria che dispensa consigli e dice sicura: “io so come prendere gli uomini… a pesci in faccia”. Oppure mamma Marica che odia la specie umana ma si lascia affascinare dalla moda e dalle serie televisive. La fiction cerca disperatamente un ancoraggio alla realtà nel tentativo di accreditarsi presso un pubblico, tra l’altro non abituato alle fantasticherie.

In quest’ottica si inquadrano le situazioni del tutto irreali create dagli sceneggiatori tra le strade ed il mare che bagna Napoli. La città è estremamente pratica e preferisce che si affrontino i problemi legati alla sua difficile quotidianità piuttosto che assistere a storielle di fantasia che pretendono di lanciare un messaggio positivo.

Inoltre, la commovente ed emozionante Nina di Braccialetti rossi ha lasciato che la sua interprete, Denise Tantucci, si trasformasse in un personaggio di scontata superficialità. Luca Argentero tenta invano di dare un minimo spessore alla sua recitazione. E Massimiliano Gallo, presente in tante serie di impegno, adesso è un semplice maschio che cede al fascino della sirena madre.

Infine i riferimenti alla favola di Andersen La sirenetta, sbucavano dappertutto come le code delle sirene riprodotte in maniera talmente grossolana che, anche ad uno sguardo superficiale, apparivano finte.



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