La strada di casa, la recensione


Riflessioni sulla prima puntata della serie interpretata da Alessio Boni e andata in onda martedì 14 novembre su Rai1.


Sembra quasi una maledizione di cui Alessio Boni non vuole o non può liberarsi. Un destino già scritto perseguita l’attore e lo costringe ad accettare ruoli da padre padrone che si sentono investiti del potere di gestire le vite dei familiari e di coloro che li circondano.

E’ accaduto già la scorsa primavera con la serie Di padre in figlia, andata in onda su Rai1 di cui l’attore era protagonista. E, nella medesima parte, anacronistica e scontata, i telespettatori hanno ritrovato l’attore interprete della nuova serie in sei puntate La strada di casa di cui, martedì 14 novembre, è andato in onda il primo appuntamento sulla rete leader di viale Mazzini.

Oggi il suo personaggio si chiama Fausto Morra ed è proprietario di un’azienda agricola di bestiame. Ieri era Giovanni Franza manager di una distilleria. Ma l’alterigia, il dispotismo e la spavalderia con cui si presenta è la medesima. Il padre che impone ai figli le scelte per il proprio futuro ritorna identico a sè stesso, irritante nella monotonia di uno schema immobile e incapace di rinnovarsi. Sembra quasi che Alessio Boni, con il reiterato calarsi in personaggi drammatici, austeri e autoritari, voglia riscattarsi da un peccato professionale commesso anni fa. Era il 2008 quando divenne un ornitologo impacciato e timido all’inverosimile nella serie Tutti pazzi per amore. Un personaggio comico dal quale, negli anni successivi ha cercato di prendere le distanze.

Fausto Morra nasconde molti segreti e la sua solida posizione attuale è frutto di sporchi compromessi. In seguito ad un incidente automobilistico cade in coma per cinque anni. Neanche un battito di ciglia divide, nella fiction, il suo passato dal risveglio inatteso. I telespettatori non hanno neppure il tempo di elaborare gli eventi a cui stanno assistendo: la sceneggiatura ripropone già il redivivo Morra nell’ambiente che ha lasciato e che ritrova totalmente cambiato. Un passaggio repentino, una sorta di “resurrezione” da far invidia a Beautiful che pure, sui ritorni dall’aldilà, ha molto da insegnare.

Gli elementi discutibili sono ben altri, però. Innanzitutto, ancora una volta, almeno nella prima puntata, la famiglia viene rappresentata in maniera squallida: Fausto Morra ha un’amante ed una doppia vita. I figli si ribellano all’autorità ossessiva del padre. Non c’è dialogo, tutto appare in disfacimento. Niente si snoda alla luce del sole, solo i paesaggi splendidi della campagna dove le riprese sono state effettuate. Tutto il resto vive nell’ombra, nella menzogna, in una sceneggiatura che ha inserito nel racconto anche il thriller per aumentare la suspense del pubblico.

Peccato che la scrittura sia didascalica, scontata e prevedibile. Con l’ulteriore aggravante di voler rappresentare la società multirazziale attraverso la love story fra la figlia di Morra ed il fisioterapista di colore che si sta occupando della sua riabilitazione dopo il risveglio. Non solo: discutibile è anche la confessione della ragazza che ammette di essere andata in ospedale dal padre tutti i giorni, non per affetto filiale, ma per incontrare il fisioterapista di cui si stava innamorando.

Lucrezia Lante della Rovere nel ruolo della moglie di Fausto Morra, incarna con difficoltà, il solito stereotipo femminile di donna insoddisfatta. La recitazione procede a tratti, senza la coralità necessaria per rendere credibile il contesto. Unica eccezione la bravura di Sergio Rubini.



2 Replies to “La strada di casa, la recensione”

  • Dama

    A parte Alessio Boni che è di un altro pianeta e Rubini, il livello della recitazione è imbarazzante. La Lante della Rovere è scarsissima. D’accordo con il resto della recensione. Per ora deludente,vedremo la prossima puntata.

  • Chicca

    L’azienda dovrebbe essere in Piemonte, si parla anche di Torino: allora perché parlano tutti con l’accento veneto? Sono agricoltori piemontesi assolutamente inverosimili!

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