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Cultura - programmi culturali in TV

Meraviglie – La penisola dei tesori | Puntata 19 marzo 2019 | Diretta

Meraviglie - La penisola dei tesori | Puntata 19 marzo 2019 | Diretta. Seconda serata con il viaggio di Alberto Angela tra i tesori italiani. Le bellezze di Ravenna, le gemme archeologiche sarde e la magia del San Carlo di Napoli. Ospiti, Marco Melandri, Dori Ghezzi, Paolo Fresu e Massimo Ranieri
Alessandro De Benedictis

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Meraviglie - La penisola dei tesori | Puntata 19 marzo 2019 | Diretta. Seconda serata con il viaggio di Alberto Angela tra i tesori italiani. Le bellezze di Ravenna, le gemme archeologiche sarde e la magia del San Carlo di Napoli. Ospiti, Marco Melandri, Dori Ghezzi, Paolo Fresu e Massimo Ranieri
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Ravenna custodisce ben otto dei cinquantatré siti italiani dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Sarà la prima meraviglia di questa seconda puntata – da conoscere in compagnia del pilota Marco Melandri – della quale potremo approfondire la conoscenza del Museo di Galla Placidia, per poi sportarci al Sepolcro di Teodorico e alla tomba di Dante, con le loro ricchezze e storie affascinanti.

Poi sarà la volta della Sardegna, un’isola associata per lo più ai paesaggi mozzafiato che però custodisce anche testimonianze archeologiche straordinarie. Alberto Angela ci porterà tra le Domus de janas – tombe antichissime di epoca prenuragica – e nel complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini, in compagnia di Dori Ghezzi (che in Sardegna visse un periodo molto intenso insieme a Fabrizio De Andrè, compreso un sequestro) e allietato dalla magnifica tromba di Paolo Fresu.
L’ultima tappa sarà dedicata alla scoperta del Teatro San Carlo di Napoli in compagnia di Massimo Ranieri. Costruito nel 1737 dai Borbone, il San Carlo non ha mai saltato una stagione teatrale e vive di un fascino inafferrabile in grado di farlo adorare dai più grandi artisti che ha ospitato.

Seguiamo insieme la diretta della seconda puntata.


L’introduzione di Alberto Angela indugia sulle caratteristiche uniche del nostro patrimonio artistico e sulla necessità di salvaguardarlo nonostante le difficoltà. Per l’Italia, più che per altri Paesi, rappresenta un elemento identitario imrpescindibile.
Galla Placidia era la figlia dell’Imperatore Teodosio I, visse intorno al periodo finale dell’Impero Romano d’Occidente, fu Imperatrice reggente in un periodo molto tormentato e visse a Ravenna perché la Capitale era stata trasferita lì a seguito delle pressioni barbariche. La vicinanza di un porto permetteva la fuga verso Costantinopoli in caso di sfondamento da parte dei Barbari.

Galla Placidia era molto credente e capì che la fede cristiana poteva essere un collante in grado di tenere unito l’Impero vicino al disfacimento.
Il Mausoleo di Galla Placidia è un Sepolcro, ma fu concepito come un monumento ricco di simbologie, proprio per rafforzare l’identità dell’Impero legata alla fede. Gli splendidi mosaici sono conservati molto bene e l’oro con cui sono intarsiati ancora brillano in maniera evidente, protetti da un doppio strato di vetro. Tra i più preziosi, c’è il grosso mosaico sul portone d’ingresso, considerato una testimonianze dei primi influssi bizantini nell’arte.
Non si sa chi lavorò alla realizzazione, come non si hanno troppi dettagli sulla personalità di Galla Placidia.

Un altro Mausoleo di straordinaria importanza è quello di Teodorico, risalente al V – VI sec. Monumento unico, innanzitutto per motivi architettonici: costruito con blocchi di pietra d’Istria posati a secco, ha una cupola dal diametro di 10 metri che è un blocco unico di pietra, da centinaia di tonnellate.

Si può cnsiderare a tutti gli effetti una struttura antisismica per l’epoca, ma oltre a ciò è peculiare perché alla base della cupola c’è una decorazine detta “a tenaglia”, tipica dell’oreficeria barbara. Non si conoscono altri esempi del genere al mondo.

L’interno è molto spoglio, dominato da una grande vasca in porfido – la pietra degli Imperatori – che pur essendo stato il sarcofago di Teodorico, ricorda da vicino le vasche tipiche delle terme. Il sarcofago pare abbia cambiato più volte collocazione nella città, ma la sua posizione attuale è quella originaria.
Attorno alle vicende di Teodorico circolano molte leggende, soprattutto sulla sua morte.
È il pilota di moto Marco Melandri a spiegarci l’importanza del Mausoleo di Teodorico per lui e per i ravennati.
Poi, è la volta di spostarsi nella meravigliosa Basilica di San Vitale, una splendida testimonianza architettonica e artistica in cui sono ancora più evidenti le influenze bizantine e, in generale, orientali. Ma c’è da dire che la Basilica è stata rivista più volte nei secoli, fino al Novecento, per cui mescola stili e livelli architettonici diversi.

La Basilica di San Vitale contiene alcuni dei mosaici più belli e preziosi del mondo. Uno è quello che raffigura Gesù Cristo – giovane e senza barba – che porge la corona del martirio a San Vitale.
Gli altri due – tra i mosaici più famosi della crisitanità – rappresentano l’Imperatore Giustiniano da una parte e sua moglie, l’Imperatrice Teodora, dall’altra. Colpiscono i dettagli realizzativi, ma anche quelli espressivi, con una cura maniacale nella rappresentazione dei diversi rapporti di potere tra i soggetti raffigurati e in quella delle personalità di Giustiniano e Teodora. Quest’ultima pare fosse una donna particolarmente forte e poco convenzionale per estro, abitudini e condotta.

Altra bellezza di Ravenna è la tomba di Dante, una tomba curiosa non solo per come è stata realizzata, ma per la sua storia. Per lungo tempo fu vuota, le ossa erano state spostate in un lugo segreto per evitare che i Fiorentini potessero trafugarle.

Ci furono molte spedizioni fiorentine – soprattutto dal ‘500 – per cercare di recuperare i resti del poeta, rivendicati come patrimonio indiscusso della città toscana. Una disputa durata secoli e rinnovata nel 1865, quando le ossa furono ritrovate proprio durante i lavori per il seicentesimo anniversario dalla nascita di Dante. Vennero però riportate definitivamente nella sua tomba.

Prima di continuare, Meraviglie – La penisola dei tesori dedica alcuni passaggi a Paestum e alle splendide geometrie della Certosa di Pavia.
Ora Alberto Angela ci porta all’interno del Teatro di San Carlo di Napoli, il teatro d’opera più antico d’Europa, patrimonio dell’umanità. Si trova in pieno centro storico della città partenopea ed è l’unico ad essere rimasto sempre in attività.
Fu voluto dai Borbone nel 1737 come simbolo della loro magnificenza. Oltre ad essere grande e fastoso, era anche un teatro particolarmente resistente nella sua struttura lignea. Il San Carlo che vediamo oggi è stato rivisitato nell’800, ma è ugualemente molto fedele all’originale, che divenne il simbolo del fermento culturale promosso dai Borbone.

In poco tempo era diventato un centro imprescindibile per la lirica e l’opera europea, in grado di proseguire le attività anche nei momento bellicosi. Almeno fino al 13 febbraio 1816, quando un incendio lo distrusse in poche ore. I Borbone vollero ricostruirlo al più presto, nella maniera più fedele possibile all’originale, affidandosi all’architetto Niccolini.

In appena dieci mesi, il teatro più grande e maestoso d’Europa era di nuovo operativo, con un’acustica e una visibilità del palco particolarmente ricercate.
Massimo Ranieri, cantante ma anche attore teatrale, racconta come conobbe il San Carlo e la prima volta che vi entrò.

Negli ultimi anni è salito sul palco del San Carlo sia come cantante pop, sia come regista e attore teatrale.
I palchi in cui sedevano gli spettatori più illustri sono pieni di specchi, sia per amplificare la luce delle candele, sia per permettere alle donne di truccarsi e controllare il proprio aspetto, sia per capire quando applaudire. Nessuno, infatti, poteva applaudire prima che lo facesse il Re.
L’antico sipario è una vera opera d’arte risalente al 1854, nata dal talento di Giuseppe Mancinelli, e rappresenta il Parnaso.
Mentre il velario che ricopre la sommità del teatro è stato realizzato da Giuseppe Cammarano, è grande centinaia di metri quadrati e raffigura Apollo che presenta ad Atena i poeti, a partire da Omero, Virgilio e Dante.

Tra gli aneddoti più conosciuti tra quelli legati al teatro napoletano, ci sono quelli che vedono protagonista Domenico Barbaja, anima musicale e amministrativa del San Carlo. Nato a Milano, era un personaggio fuori dal comune, molto attivo in svariati campi, tanto che inventò persino la barbajada, una bevanda a base di caffè cioccolato e panna.

Gestiva anche il gioco d’azzardo legato al San Carlo (che all’epoca era legale) e da impresario portò a Napoli Gioachino Rossini.
Fu grazie a Barbaja che il talento di Rossini poté palesarsi al massimo delle sue potenzialità. Nel 1822, poi, Rossini andò via da Napoli con la moglie di Barbaja come amante, senza che ciò, però, rovinasse il loro rapporto.

Dopo Rossini, Barbaja portò a Napoli anche il grande Gaetano Donizetti. Fu anche grazie a personalità come Barbaja che l’Italia divenne il paese di riferimento per l’Opera mondiale e quello con il numero più alto di teatri dell’Opera.

Per l’ultima tappa di questa sera, Alberto Angela si trasferisce in Sardegna, tra i resti antichissimi del nuraghe di Barumini.
Oltre al nuraghe, il complesso Su Nuraxi comprende il villaggio che doveva essere abitato da circa 700 persone, sistemate in circa 200 capanne di dimensioni per lo più ridotte, visto che la maggior parte delle attività si svolgevano all’aperto.
Non c’è una risposta universale su cosa servissero i nuraghi, che possono essere considerati una sorta di grattacieli antichissimi. In Sardegna ce ne sono circa 7mila e risalgono quasi tutti all’Età del Bronzo. Il Nuraghe di Barumini è il più antico castello di tutto il mondo Occidentale.
Oltre che per la sua importanza storica, il nuraghe di Barumini è stato proclamato patrimonio dell’umanità anche per la tecnica costruittiva utilizzata per realizzarlo. Nonostane le dimensioni enormi e le centinaia di tonnellate di pietra utilizzata, il nuraghe non ha fondamenta, è poggiato direttamente sul terreno. Tuttavia, continua a resistere con una certa stabilità, grazie ad un mirabile gioco di incastri.

Il periodo realizzativo è il 1400 a.C. circa, mentre nel 1200 a.C. la struttura subì un aggiornamento architettonico per migliorare le capacità difensive e arrivò all’altezza di 20 metri. Gli arcieri erano disposti su tre livelli e riuscivano controllare il territorio circostante sistemandosi in tre per ogni torre.


L’ambiente più importante del nuraghe si trova di fianco alla torre principale ed è un cortile. Al centro del piccolo spiazzo c’è un pozzo, di importanza cruciale. La costruzione dei nuraghi, infatti, cominciava sempre verso il basso – in questo caso fino a 18 metri di profondità – perché l’acqua aveva un ruolo strategico e simbolico imprescindibile per le comunità dell’epoca: l’acqua sorgiva doveva passare attraverso la madre terra, per purificarsi e legarsi al culto della Dea Madre.
Mentre Paolo Fresu sottolinea l’atmosfera del complesso al suono della tromba, Dori Ghezzi racconta la folgorazione sua e del marito Fabrizio De Andrè per la Sardegna, legata a luoghi come questo.


Adesso Meraviglie ci porta a conoscere i Giganti di Mont’e Prama, delle grosse statue in pietra, risalenti verosimilmente a circa 2700 anni fa. Siamo nell’ultima fase dell’epoca nuragica e sono le statue più antiche di tutto il bacino mediterraneo occidentale. Ma non si sa bene cosa rappresentino e da chi furono fatte costruire. Quel che è certo è che il luogo in cui sono state ritrovate in più di 5mila frammenti era un luogo adibito a sepoltura o culto.
I giganti sono, comunque, degli arcieri particolarmente vigorosi e ciò aumenta il carattere simbolico della loro realizzazione, ma ancora oggi ne sfugge il vero significato.

Altri reperti magnifici del posto sono sia i bronzetti e, soprattutto, le antiche, piccole sculture in pietra risalenti a circa 6mila anni fa, incredibili, pur nella loro semplicità, per armonia e bellezza delle forme.
Una vera e propria chicca è rappresentata da una collana punica (IV – III sec. a. C.) ritrovata nei pressi di Obia e realizzata con una serie di pendenti dai colori estremamente vivaci. Proprio i colori, insieme ai dettagli realizzativi, ne fanno un ornamento che oltre ad essere affascinante, è pure apparentemente moderno.

La puntata si chiude con la visita alle Domus de Janas, un complesso di tombe sotterranee, scavate nella roccia, scoperte a Bonorva (Sassari). Ne sono state trovare a migliaia in tutta la Sardegna e risalgono per lo più all’epoca prenuargica. La loro particolarità, oltre alla costruzione complessa e suggestiva, risiede nei meravigliosi affreschi che si trovano all’interno e che hanno ricoperto le pareti molto tempo dopo la loro prima costruzione. Come l’affresco risalente all’epoca di Costantino, intorno al 300 d.C., tra i più importanti del complesso.
Altri affreschi sono di epoca bizantina, con intonaci e raffigurazioni medievali legate alla religione Cristiana. E i soffitti mozzafiato che sembrano richiamare la volta celeste in maniera più o meno fantasiosa.

La seconda puntata di Meraviglie – La penisola dei tesori finisce qui.

Appuntamento a martedì prossimo.


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Cultura - programmi culturali in TV

Via dei matti n° 0 anticipazioni settimana dal 12 al 16 aprile 2021

Tutti gli ospiti della nuova settimana del programma di Stefano Bollani. Si inizia con Rocco Papaleo e si finisce con Ornella Vanoni.
Joele Germani

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Via dei matti n° 0 Rocco Papaleo
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Torna su Rai 3 Via dei matti n 0 con una nuova settimana di appuntamenti che iniziano lunedì 12 aprile e si concludono venerdì 16 aprile: primo ospite Rocco Papaleo.

Il programma è condotto da Stefano Bollani e Valentina Cenni. Va in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 20:20 alle 20:45 per un totale di 25 minuti. Una vera e propria striscia quotidiana in cui la musica è padrona assoluta.

Via dei matti n° 0 Leila Shirvani

Via dei matti n 0: Rocco Papaleo ospite del 12 aprile

Il primo ospite di Via dei matti n° 0 è Rocco Papaleo, attore, regista, scrittore e showman italiano. Molti i film al suo attivo e l’artista è stato recentemente nel cast della pellicola Tutti per 1 – 1 per tutti con la regia di Giovanni Veronesi.

Papaleo è stato tra i conduttori del Festival di Sanremo nel 2012. Mentre ha gestito il Dopofestival nel 2019 con Anna Foglietta.

Martedì è la volta di Leila Shirvani, violoncellista italiana di origine anglo-persiana nata a Roma nel 1992. È figlia d’arte in quanto è stata educata alla musica dai suoi genitori, entrambi violoncellisti. Leila ha una sorella, Sara Shirvani, che suona il pianoforte.

Mercoledì arriva nel salotto di Stefano Bollani e Valentina Cenni, Fabio Concato. All’anagrafe Fabio Bruno Ernani Piccaluga è un cantautore italiano, uno dei nomi più importanti del panorama della musica italiana.

Via dei matti n 0 conduttori

Il 7 dicembre del 2020 l’artista ha ricevuto come onorificenza l’Ambrogino d’Oro per aver devoluto in beneficenza i proventi di una sua canzone. Si trattava del singolo L’umarell scritto durante la pandemia nel 2020.

Nel penultimo appuntamento sono protagonisti Vincenzo Vasi e Valeria Sturba. I due musicisti che lavorano con Vinicio Capossela sono protagonisti di una forma musicale chiamata l’elettro-dadaismo. Un concetto che hanno evidenziato anche nel loro nuovo disco “Elettromagnetismo e libertà“.

L’ultimo ospite della settimana, ovvero di venerdì 16 aprile 2021, è Ornella Vanoni che torna di nuovo nella casa di Via dei matti n° 0 dopo una sua iniziale presenza. L’artista ha recentemente pubblicato il suo ultimo album di inediti dal titolo Unica. Duetta con Stefano Bollani. Previste anche interazioni non musicali.

Via dei matti n° 0 Ornella Vanoni

Lo spirito del programma

Via dei matti n 0 propone ogni giorno un argomento diverso, ma sempre legato alla musica. Bollani e Valentina Cenni trovano un pretesto per parlare e far parlare di musica tutti i loro ospiti, anche se non sono cantanti e musicisti. Perché la musica è follia ed è anche cura dell’anima, dicono i due conduttori.

La caratteristica del programma è rappresentata dalla leggerezza propria di Bollani chi è unita ad una certa simpatica ironia. In questo modo il padrone di casa insieme a sua moglie riesce a miscelare sapientemente, con stile, la musica colta e quella popolare.


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Cultura - programmi culturali in TV

La Traviata film opera su Rai 3 dal capolavoro di Giuseppe Verdi in prima tv

Tutte le notizie sul nuovo allestimento dell'opera di Giuseppe Verdi mandata in onda sulla terza rete in prima visione
Norma Cloè

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La Traviata film opera
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L’Opera di Roma e Rai Cultura tornano a produrre un film-opera, questa volta del capolavoro di Giuseppe Verdi La Traviata. Il film opera è proposto in prima tv su Rai 3 venerdì 9 aprile alle 21.20.

La Traviata film opera su Rai 3

La Traviata segue lo straordinario successo televisivo e di critica del Barbiere di Siviglia di Rossini che sempre la terza rete aveva mandato in onda lo scorso autunno.

Protagonisti di La Traviata sono ancora Daniele Gatti, Direttore musicale del Teatro, e Mario Martone, che firma regia e scene.

Protagonista è Violetta Valery, interpretata dal soprano americano di origine cubana Lisette Oropesa, reduce dal successo televisivo di “A riveder le stelle”, che ha inaugurato la stagione della Scala. Accanto a lei il tenore Saimir Pirgu nel ruolo di  Alfredo e il baritono Roberto Frontali nella parte di Giorgio Germont.

Il cast è completato da Anastasia Boldyreva nel ruolo di Flora e Roberto Accurso in quello del Barone Douphol.

Molti gli artisti di “Fabbrica”, lo Young Artist Program dell’Opera di Roma, a essere coinvolti nella produzione. Tra questi: Angela Schisano (Annina), Arturo Espinosa (Marchese D’Obigny) e Rodrigo Ortiz (Gastone), mentre Andrii Ganchuk sarà il Dottor Grenvil. In scena anche Michael Alfonsi (Giuseppe), Leo Paul Chiarot (un domestico) e Francesco Luccioni (un commissario).

Dichiarazioni di Mario Martone

Ecco la dichiarazione di Mario Martone sull’opera film

«Il barbiere di Siviglia e La traviata, in questa forma mista tra teatro, cinema e televisione, erano scommesse difficili, considerando i tempi strettissimi di ripresa. Sono riuscito a realizzarle grazie al coinvolgimento straordinario di tutte le persone di Rai Cultura e della squadra operativa di Napoli. La loro passione ha fatto scavalcare ogni ostacolo, e non era affatto scontato. È stato un vero coinvolgimento artistico e professionale, che spero apra anche nuove prospettive per il futuro».

Coro e allestimento

Il Coro dell’Opera di Roma è diretto dal maestro Roberto Gabbiani, mentre il Corpo di Ballo, diretto da Eleonora Abbagnato, interpreta coreografie di Michela Lucenti.
Nel nuovo allestimento dell’opera di Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, i costumi sono firmati da Anna Biagiotti, mentre Pasquale Mari cura la fotografia.


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Via Crucis 2021: diretta del rito del Venerdì Santo, Papa Francesco da San Pietro

Rai 1 manda in onda il tradizionale rito pasquale del Venerdì Santo che commemora la passione e la crocifissione di Gesù. Papa Francesco celebra il rituale dalla Basilica di San Pietro.
Irene Verrocchio

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Via Crucis 2021 diretta Rai 1
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Venerdì 2 aprile Rai 1 e Tv 2000 hanno trasmesso, dalle ore 20:50, il Rito della Via Crucis 2021. Come è già accaduto lo scorso anno Papa Francesco non può tenere la celebrazione al Colosseo a causa della pandemia.

La tradizionale funzione pasquale si svolge infatti nuovamente nella cornice del Sagrato della Basilica di San Pietro.

Nel corso della commemorazione delle tappe che ripercorrono la Passione e la Crocifissione, il Santo Padre è supportato dal gruppo di Scout di Foligno e dai giovanissimi della parrocchia Santi Martiri dell’Uganda di Roma per recitare le meditazioni. Sono anche gli autori delle illustrazioni che introducono ogni tappa della Via Crucis.

Via Crucis 2021 Santo Padre

Via Crucis 2021, Vespa introduce la diretta del rito del Venerdì Santo

La diretta del rito della Via Crucis 2021 viene introdotta da un breve speciale di Porta a Porta intitolato Il dolore e la Speranza. Bruno Vespa conduce dalle vie, spettrali, circostanti il Colosseo, che negli anni passati erano colme di fedeli per il rito pasquale. Il giornalista è affiancato da Flavio Insinna che introduce alcune storie incentrate sulla pandemia.

Sono presenti alcuni famigliari delle vittime del Covid ed alcuni medici che hanno affrontato in prima linea l‘emergenza sanitaria. Focus inoltre sulle attività di volontariato nei tempi del lockdown. Interviene anche Camilla Moccia, la celebre ristoratrice di Ostia diventata il simbolo della crisi che coinvolto il suo settore.

Via Crucis 2021 San Pietro

Via Crucis 2021, Papa Francesco da San Pietro

Papa Francesco svolge il rituale, per il secondo anno consecutivo, da Piazza San Pietro. Il rito della Via Crucis è introdotto dai versi tratti da una lettera scritta dai bambini per Gesù, che sono i protagonisti dell’evento 2021. Sono infatti assenti personaggi del mondo dello spettacolo che hanno partecipato negli anni passati.

La Via Crucis inizia con le prime due stazioni, Gesù è condannato a morte e Gesù è caricato della Croce. Dopo la lettura di alcuni passi tratti dal Vangelo di Luca, alcuni bambini spiegano gli insegnamenti che Gesù ha fornito attraverso tramite il suo esempio. Emergono temi come la solidarietà e l’amore per il prossimo.

Al termine di ogni tappa, i presenti in Piazza San Pietro recitano il Padre nostro in latino.

La terza stazione invece è denominata Gesù cade la prima volta, dal libro del Profeta Isaia,  nel quale il Messia si è fatto carico delle sofferenze dell’umanità. La successiva è Gesù incontra sua Madre. Il racconto è tratto dal Vangelo di Giovanni. 

Via Crucis 2021 fedeli

La quinta stazione della Via Crucis

Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce è la denominazione della quinta tappa del rito della Via Crucis, dal Vangelo di Matteo. Simone di Cirene, soprannominato il Cireneo, presta il suo supporto a Gesù durante la salita al Golgota per la crocifissione. Qui i bambini recitano un monologo contro il razzismo.

La sesta stazione, dal libro di Isaia, è La Veronica asciuga il volto di Gesù. I bambini raccontano un episodio di vicinanza al prossimo. La tappa successiva è Gesù cade per la seconda volta nel quale il Messia appare sempre più stremato. I piccoli protagonisti narrano alcuni episodi di solidarietà tra pari.

Il Vangelo di Luca si occupa dell’ottava stazione, Gesù incontra le donne di Gerusalemme. Egli invita loro a riversare le lacrime per i propri figli anziché per lui, che sta continuando la salita con la Croce.

Via Papa

Via Crucis 2021, la nona stazione

Nella nona stazione Gesù cade per la terza volta (Vangelo secondo Luca), il Messia è quasi giunto alla vetta ma gli mancano le forze per proseguire il cammino. I bambini ed il Santo Padre dedicano spazio alla pandemia, che ha generato molta sofferenza per l’umanità.

In Gesù è spogliato delle vesti (Vangelo di Matteo), egli è stato posto sulla Croce. I soldati romani lo denudano e si dividono i suoi abiti. Una ragazzina spiega di aver donato delle bambole alle bambine più. E’ un esempio contro l’egoismo e sul desiderio di fare a meno del superfluo.

Nell’undicesima stazione Gesù è inchiodato alla Croce, tratto dal Vangelo di Luca, viene deriso dai soldati che lo invitano a dare dimostrazione di essere realmente il Re dei Giudei. Lo invitano infatti a salvare se stesso.

La dodicesima stazione, Gesù muore in Croce, racconta del Cristo morente che prima esalare l’ultimo sospiro si riferì al padre pronunciando: ” Nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Via Crucis 2021 stazioni

Via Crucis 2021, le ultime stazioni

In Gesù è deposto dalla Croce, tredicesima stazione, Giuseppe chiede a Ponzio Pilato di avere il corpo del Cristo. Quest’ultimo ordinò ai propri uomini di esaudire la richiesta. Tratto dal Vangelo di Matteo.

Nella quattordicesima stazione, Il corpo di Gesù è posto nel sepolcro Giuseppe prende il corpo, lo avvolge in un lenzuolo pulito e lo conserva, appunto, nel sepolcro (Vangelo secondo Matteo).

Il monologo dei bambini nelle ultime tappe della Via Crucis è dedicato alla perdita dei famigliari a causa del Covid. 

Terminata la commemorazione della Via Crucis Papa Francesco prega per tutti ma soprattutto per i bambini con la speranza che possano essere protetti dal Signore. Successivamente alcuni di essi raggiungono il sagrato per accarezzare la bianche vesti del Santo Padre.


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