Stanotte a Pompei | Alberto Angela racconta l’eruzione del Vesuvio | la diretta


Alberto Angela ci guiderà in prima serata su Rai 1, nelle ore precedenti l'eruzione del Vesuvio che seppelli la città di Pompei. Una serata d'inchiesta storica che ha reso una tragedia un mito.


Questa sera su Rai 1 faremo un viaggio con Alberto Angela per rivevere insieme le ore precedenti l’eruzione fatale del 79 dopo Cristo a Pompei. Alle ore 21.25 andrà in onda Stanotte a Pompei, una prima serata dedicata alla scienza con uno sguardo al passato e alla storia delle nostre bellezze archeologiche.

A tra poco con la diretta.

Inizia Stanotte a Pompei, questa sera si va in uno dei luoghi più affascinanti dell’archeologia e della storia mondiale. Alberto Angela è dentro la città di sera, senza turisti, è da solo per le strade desolate, per raccontarci l’ultima notte di Pompei.

Entra Giancarlo Giannini, che interpreta Plinio il giovane, quando Pompei bruciò lui era presente in un altra città e raccontò l’accaduto.

Pompei prima della sua fine era una città in crisi e senza acqua, le terme erano spente. Era un  momento di crisi, per il susseguirsi di terremoti. Angela ci riporta in quella sera con una ricostruzione video, le persone erano molto preoccupate, ma continuavano con la loro vita di tutti giorni e prima del disatro erano in giro per fare la spesa.

Alberto Angela ha in mano un sesterzo dell’epoca, che sicuramente sarà stato usato quella notte. Questa è una deduzione degli studiosi, perchè negli scavi dell’eruzione furono rinvenute molte monete per le strade. Prima dell’evento infausto gli ignari pompeiani, parlavano dei segnali della natura che non promettevano nulla di buono.

Arriva un altro ospite Marco D’Amore, che racconta l’altra faccia di Pompei quella più sporca, la vita notturna pericolosa e le risse negli anfiteatri. Angela racconta che un ritrovamento ad Ercolano svelò un omicidio d’impeto, dentro una giara, c’era un uomo senza testa e sotto molte armi da taglio seppellite con lui.

Questa è la faccia più dark dell’impero romano. Marco poi racconta di una attrice di nome Novella, che era il nome di donna più scritto sulle pareti della città, perchè era la più richiesta e ricercata donna di tutta la zona e fuori.

Angela ci porta in una casa di piacere dell’epoca, dentro ci sono dei quadretti che rappresentavano scene erotiche, sui muri c’erano scritti i nomi delle prostitute schiave.

Ormai è notte fonda a Pompei, entriamo nelle domus dell’epoca. I romani venivano circondati dall’amore e dalla bellezza, gli affresci erano dedicati al disastro di Troia, i colori illuminavano le stanze.

Nella parte privata della domus c’era un eden privato, fatto di fiori animali e frutti. Dentro le stanze sono stati ritovati dei busti dedicati ai loro avi. In questa ultima notte di Pompei tutto tace, ma un violino rompe il racconto di Alberto, il suono è del violista Uto Ughi, che suona dentro l’anfiteatro pompeiano. Uto racconta di Mozart che da giovane visitò Napoli e Pompei, ne rimase colpito e in particolar modo del tempio di Iside, che lo ispirò per la sua ultima opera Il flauto magico. La soprano Maria Sardaryan  canta la famosa opera nell’incantato anfiteatro.

Si fa mattina, i romani erano ignari di quello che sarebbe successo, il Vesuvio all’epoca non si vedeva. I Pompeiani vedevano un altro monte vicino al Vesuvio, era un altro vulcano che fu demolito, oggi ne rimane solo una cresta dal nome Monte Somma. Un affresco nella città racconta come era formato il monte, era coperto di vegetazione e nel punto dell’eruzione non sappiamo cosa ci fosse. Loro pensavano che era un amico e invece al suo interno si nascondeva un tremendo killer.

Angela racconta che i ricchi se ne andarono dalla città prima dell’eruzione, perchè stufi delle varie calamità vendettero le loro ville. Al loro posto arrivarono altri ricchi o schiavi arricchit, che rilevarono queste ville e le fecero diventare delle specie di agriturismi.

Vittorio Storaro vincitore di più premi Oscar, come cienematographer, racconta dei colori di Pompei della passione di quel rosso, che trasuda vita anche oggi che tutto tace. Nella antichità c’era la possibilità di avere molti colori, le statue erano dipinte e non come sono arrivate a noi. “Abbiamo un pò perso oggi la conoscienza del colore e di come usarlo nella nostra vita e nelle nostre abitazioni, il matrimonio tra luce ed ombre, fa dei figli che si chiamano colori“- afferma Storaro.

Alberto ci porta a vedere ora le argenterie del tempo, capolavori assoluti della tecnica a sbalzo, sembrano fatte con al tecnologia di oggi. Nella caserma dei gladiatori, vennero ritrovati molto resti umani, perchè si erano nascosti durante l’eruzione.

Vennero rinvenuti anche gli oggetti indossati dai gladiatori, l’elmo da legionario modificato e il gladio. Dentro le cassaforti rinvenute si celavono i gioielli dell’epoca, che colpiscono subito per la loro modernità e genialità. L’oro veniva usato dalle donne, per la bellezza e la seduzione, molti bracciali erano fatti a serpente, che avevano un simbolismo scaramantico.

Nei quadretti erotici, le donne venivano disegnate senza veli, ma ricoperte d’oro. Angela si sposta in un piccolo cortile dove crescevano le piante e dove vicino c’era una piscina olimpionica. La villa in questione viene attribuita a Poppea, la famiglia di lei era di origine pompeiana ed è plausibile che avesse una villa a Pompei.

Una storica racconta dei costumi di Poppea molto liberi e molto moderni, una donna di potere però fatta passare come donna dissoluta e scorretta. Dopo la morte di Nerone venne infangata, ma ultimamente gli storici stanno riabilitando la sua figura.

Arriviamo nella piazza centrale della città, siamo vicino al tempio di Giove, gli abitanti si sentivano spaesati quella mattina, vedevano un monte bianco, noi sappiamo ora che era cenere ma loro no. Il disastro era vcino ma loro non ne erano consapevoli, l’eruzione improvvisa li porta nel panico. La gente si dirige verso le strade e vedono un esplosione di detriti mai vista, molti non sapevano nemmeno cosa fosse un vulcano.

Angela intorrompe il racconto della fine di Pompei, mostrandoci ancora una città goliardica come docomentano altri affreschi. Sono stati ritrovati dei vasetti con dei colori dentro, usati per ritinteggiare le abitazioni. Questi esempi di Angela sono per far capire che la popolazione svolgeva la loro vita durante la tragedia, mentre la gente scappava lasciava i loro oggetti per la strada, i panettieri scapparono lasciando i pani nei loro forni.

Plinio il giovane racconta che ci fu un espolsione che portò un fungo fatto di cenere e polvere elevarsi verso l’alto. Lo zio incantato da questa vista, volle avvicinarsi a questa scena cosi accattivante, Plinio decise di non andare e si salvò. Gli abitanti pensarono che questo fungo era un cattivo presagio e decisero di andare verso il mare, poi sentirono come un ticchettio, erano le pomici che cadevano dall’alto.

Comincia una vera e propria pioggia mortale, che colpiva i pompeiani increduli, i quali cercavano di nascondersi, ma venivano lapidati vivi. Le case iniziano a crollare per il peso delle pomici, le quali non colpivano solo la terra e le case, ma acnhe il mare e le navi, come quella dello zio di Plinio.

Sono passate 12 ore dall’inizio dell’eruzione e Pompei è quasi ricoperta di lapilli, ci spostiamo per un attimo ad Ercolano che è più vicina al vulcano, ma i lapilli non la raggiungono per la sua vegetazione, ma anche questa città morirà tra atroci sofferenze e lo vedremo.

Ercolano era una città più piccola rispetto a Pompei, la perla del golfo veniva chiamata, le ville erano di lusso, ma con più classe rispetto a Pompei. Angela si trova al decumano classico, il viale principale della città, dove si solgeva la vita di tutti i giorni. Ci dirigiamo verso la spiaggia dove la gente si era rifugiata per sfuggire dalla catostrofe, perchè era il posto più lontano dal vulcano e speravano nell’ arrivo delle navi, ma non arrivò nessuno per colpa delle condizioni del mare sfavorevole.

Nel mentre, il fungo di fumo collassa e crolla come una valanga a 100 km orari con una temperatura interna di 600 gradi, che arriva come una tempesta sulla spiaggia e uccide tutti. La corrente piroplastica si è depositata e lo scenario che troviamo è stranissimo, silenzioso solo con il rumore del mare in sottofondo.

La gente rimase sotto come in una morte improvvisa, in un modo tremendo. Dagli scheletri si evince anche dell’esplosione dei crani per l’ebollizione dei cervelli. Ercolano venne completamente ricoperta di macerie, entriamo in un palazzo della città per capire la potenza dell’eruzione, dentro le terme in ricostruzione c’è una corrente piroplastica cementata, che gli archeologi hanno deciso di lasciare per far capire il volto del mostro che ha inglobato tutto.

Si vede un altra finestra con una corrente piroplastica, che entrò violentemente nelle treme e distrusse tutto. Torniamo a Pompei che ancora non è distrutta, non sanno che Ercolano non esiste più. Pompei e ricoperta dai 3 ai 6 metri di lapilli, in quelle ore i pompeiani cercavano di sopravvivere, e capiscono piano piano che forse è il mometo di uscire da casa.

Quando escono trovano la fine del mondo, possono respirare poco e devono camminarie sulle macerie, avanzano cercando di sopravvivere, noi possiamo solo immaginare il loro animo. Arriva poi anche a Pompei questa corrente piroplastica, che l’attraversa velocemente. Poi il vulcano crea una seconda ondata decisiva, che abbatte i muri.

In pochi minuti le strade di Pompei si trasformarono in cenere liquida che avvolge le persone, mentre cercano di fuggire e grazie agli archeologi oggi possiamo vedere come le persono sono state sepolte vive.

I corpi di queste persone raccontano un tentativo di sopravivvere, un immagine iconica e il resto di un uomo, che cerca di rialzarsi come un pugile che non vuole mollare. Le statue che possiamo vedere oggi non sono statue ma persone, come cristallizate dal tempo.

Come è possibile che dei corpi si possono conservare così in duemila anni. A Pompei non arrivò della vera e propria lava, ma una cenere quasi lquida che iglobò i corpi incenerendoli all’interno, ma che prende subito la forma del corpo. Gli archeologi hanno colato del gesso in queste forme vuote e hanno realizzato questi calchi.

Plinio il giovane, racconta gli ultmi atti di Pompei e dello zio che avvelenato dalla polveri, morì sulla spiaggia. Il giorno dopo lo trovarono intatto come addromentato e Pompei era scomparsa come svanita. Angela racconta che dopo poco arrivarono i primi soccorsi, che trovarono la distruzione.

La costa era arretrata e quindi non c’era più motivo di ricostruire e abbandonarono questa città, fu quasi dimenticata fino al Medioevo. Un pezzo della storia era rimasto giù come in un oblio definitivo.

Noi sappiamo tutto questo si grazie agli archeologi, ma grazie sopratutto agli scritti di Plinio il giovane, che raccontò questa magnifica storia maledetta. Oggi ci sono visatatori da ogni parte del mondo che vogliono visitare Pompei, perchè quando si respira questa aria e come se tutto fosse sospeso e la genta non sia morta, ma si sia nascosta.

Stannotte a Pompei termina qui.



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