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Romanzo siciliano, la recensione

Riflessioni sulla nuova serie di cui è andata in onda la prima puntata su Canale 5.

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Riflessioni sulla nuova serie di cui è andata in onda la prima puntata su Canale 5.
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 Naturalmente si pensò subito alla mafia perchè il nome della scuola richiamava la strage in cui morì il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Salvo poi scoprire una realtà differente: il colpevole, Giovanni Vantaggiato aveva agito per ripicca contro lo Stato colpevole di non averlo tutelato nel corso di un processo.

Anche nella serie di Canale 5, inizialmente, si pensa ad un avvertimento di Cosa Nostra, quando una bomba viene fatta esplodere fuori dal liceo di Siracusa. Muoiono quattro studenti mentre resta ferita ad una gamba la figlia del colonnello dei Carabinieri Spada (Fabrizio Bentivoglio) sulle tracce del boss mafioso latitante Salvo Buscemi (Ninni Bruschetta alla sua prima interpretazione da “cattivo”).

Poi la trama si allontana dalla realtà e si immerge nel solito racconto incentrato sulla criminalità organizzata che uccide, fa affari, si infiltra nei gangli della società politica e civile, in uno scenario già visto troppe volte in tv. In più c’è la presenza del boss che, con il viso cambiato da un intervento chirurgico, si nasconde tra la gente sotto falsa identità, va ai funerali delle vittime da lui fatte uccidere, si comporta come un cittadino esemplare.

Claudia Pandolfi, nel ruolo del procuratore chiamato ad indagare sulla strage accanto a Spada, evoca il suo personaggio in Distretto di polizia. L’attrice non fa nulla per discostarsene, al contrario, sembra che faccia di tutto per ricordarlo.

Fabrizio Bentivoglio, il capitano Spada è l’eroe buono, il carabiniere deciso a consegnare Buscemi alla giustizia. Spiace dirlo, ma non è credibile. Innanzitutto per la recitazione monocorde e sottotono (come quella della Pandolfi). Inoltre, dal punto di vista umano, non è verosimile che un padre, per di più vedovo da poco tempo, conservi un atteggiamento così distaccato dinanzi al ferimento della figlia nella strage della scuola. Il genitore, infatti, lascia la figlia in ospedale nel corso dell’operazione a cui è stata sottoposta e riceve al telefono, la notizia della riuscita dell’intervento precisando di arrivare appena possibile. Certo, il dovere di carabiniere ha il sopravvento sulla vita privata, ma la recitazione è improntata ad una freddezza e ad un distacco che lasciano perplessi.

Lo svolgersi degli eventi è apparso, in questa prima puntata, come al solito, scontato e prevedibile. Indagini, ricerche, rilievi, prove da analizzare, tutto un puzzle al quale i telespettatori sono oramai abituati. C’è troppa delinquenza nella vita reale perchè quella rappresentata nella fiction possa avere ancora un minimo di interesse sul pubblico televisivo.

Infine: anche in Romanzo criminale i personaggi, a cominciare da Bentivoglio e Bruschetta, hanno fumato indisturbati. Ma non esisteva un No smoking almeno nelle fiction?


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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