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Quarto Grado | un minuto di silenzio per Marco Vannini, nell’anniversario della morte

Quarto Grado: un minuto di silenzio per Marco Vannini, nell'anniversario della sua morte. Gianluigi Nuzzi ha reso omaggio al giovane sulla cui morte ancora non è stata fatta luce.

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Quarto Grado: un minuto di silenzio per Marco Vannini, nell'anniversario della sua morte. Gianluigi Nuzzi ha reso omaggio al giovane sulla cui morte ancora non è stata fatta luce.
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A partire dalla sparatoria che ha colpito la piccola Noemi, fino alla ricostruzione di alcuni particolari sulla “strage di Erba”, fornendo sempre nuovi spunti di riflessione o di prova.

 

Nel cuore del programma c’è il caso che ancora sconvolge l’Italia che chiede giustizia e verità per Marco Vannini.

Omicidio di Marco Vannini, chi è stato a sparare?

Perchè la casa, il luogo del delitto non è mai stato messo sotto sequestro? La Cassazione ribalterà la sentenza di appello?

Un minuto di silenzio per ricordare Marco Vannini che chiede giustizia:  a quattro anni esatti dalla sua morte, era la sera del 17 maggio 2015, quando Marco fu colpito da un colpo di pistola, sono ancora molti i punti oscuri della vicenda. Non solo per i depistaggi della famiglia Ciontoli ma anche per il modo in cui sono state fatte le indagini. La sentenza di appello ha ridotto la pena a Ciontoli, il padre di Martina, a 5 anni, una sentenza che ha fatto scalpore e grida vendetta.

Oggi,  dopo quattro anni spunta un nuovo elemento, la “catana” e una nuova testimonianza di Davide Vannicola, che attribuisce lo sparo al fratello di Martina, la fidanzata di Marco. Nel 2015, il maresciallo Izzo aveva commissionato una borsa per documenti e pistola per conto di Ciontoli.

Nuzzi mostra il video in cui Davide Vannicola ripete la sua versione, dove afferma che il Maresciallo Izzo avesse un’amicizia profonda con Antonio Ciontoli.  “Ho conosciuto un personaggio che mi cambierà la vita che fa parte dei Servizi Segreti…finalmente quando andrò in pensione mi metterà al posto che sogno…”, avrebbe detto il maresciallo che però nega l’amicizia con Ciontoli.

La catana, la borsa di cuoio commissionata da Izzo per conto di Ciontoli, esiste? Secondo la madre di Marco, la catana esiste e l’ha vista.

Izzo smentisce tutta la testimonianza, sottolineando che se avesse voluto trovare una strada per entrare ai Servizi Segreti, lo avrebbe fatto attraverso il suocero: “figuriamoci se ai Servizi prendono uno di 55-56 anni…”

Perchè l’artigiano ha atteso tanto per fare questa rivelazione? Ha le prove di quanto afferma? 

Dai social arriva una puntualizzazione importante: attenzione a incriminare i testimoni, altrimenti chi sa rischia di non parlare per paura di essere poi accusato…

Testimone silenziosa è la casa dei Ciontoli, che non è mai stata sequestrata. Dalle immagini dei Carabinieri di Civitavecchia, si vede il divano dove sarebbe stato appoggiato Marco, che non è mai stato analizato; nè il computer o la stanza e il bagno dove sarebbe accaduto il delitto. Perchè non sono stati analizzati? I vicini hanno sentito le urla di Marco, e addirittura hanno sentito rumori di martello e scalpello, di spostamenti di mobili.

Il giorno dopo la morte di Marco, sono stati fatti dei lavori di ristrutturazione? Mettere sotto sequestro la casa, luogo del delitto, sarebbe stata la prima cosa da fare, sottolinea Carmelo Abbate. A dimostrazione di come sono state fatte le indagini, in maniera superficiale.

Alessandro Meluzzi, fa un’altra ipotesi, sottolineano la capacità di Ciontoli come agente dei servizi segreti di depistare le indagini. Se così fosse, sarebbe il fallimento della magistratura. Il Generale Garofalo, consulente di parte civile, non ha avuto l’autorizzazione ad entrare in casa e ad accertare il punto esatto in cui è partito lo sparo, per analizzare il tutto

La parola passerà ai giudici della Cassazione che potrebbero ribaltare le sentenze e ricominciare il processo per un delitto che grida vendetta.

Le gang di Manduria

Probabilmente sono almeno tre gang che da anni terrorizzano le persone anziane.

 

Mostrando la ferocia di cui dei ragazzi giovanissimi, riescono a colpire se in branco, quello che ha procurato la morte di Antonio Stano a Manduria, emerge una realtà agghiacciante. Nel paese le gang sono tre e, probabilmente, afferma Carmel Abbate, ad abbandonare Antonio sono state anche le istituzioni, Carabinieri e Polizia che non hanno indagato nonostante le denunce. Solo dopo la morte di Stano, sono emerse altre aggressioni simili, per le quali adesso si indaga.

A trarre dei giudizi, sono i commenti che arrivano dai social di Quarto Grado che condannano il comportamento dei giovani, senza distinzione se si tratti di minorenni o se nelle bande ci fossero anche delle ragazze, sono tutti colpevoli! I casi di bullismo sono coesi grazie alle chat, un aspetto da approfondire per la violeza gratuita e rpetuta.

La strage di Erba

Rosa e Olindo sono colpevoli? In studio si ripercorrono le prime testimonianze di Olindo e di Frigerio, Nuzzi fa ascoltare un audio che dovrebbe chiarire la questione.

E’ l’ 11 dicembre, sono le 20,00 circa, quando arrivano i soccorsi, Frigerio è grave ma è ancora vivo, così viene piantonato e registrato. Il 15 dicembre Frigerio, uscito dal coma dice, con un filo di voce: “E’ stato Olindo”. E’ un fatto che è passato inosservato per anni.

Il valore aggiunto di Quarto Grado è l’immagine del terrazzo, perfettamente pulito da cui non è potuto entrare o uscire nessuno, che confuta l’ipotesi di altri assassini entrati dal terrazzo. L’elemento che fa propendere per la colpevolezze di Rosa e Olindo (già condannati in tre gradi di giudizio), è la descrizione che Olindo fa del delitto.

30 giorni dopo Olindo fornisce dei dettagli che nessuno poteva conoscere: racconta di aver colpito la donna, Valeria Cherubini, con un coltellino che si è arzialmente rotto; l’ha colpita 4,5,6 volte…“la tenevo ferma con le mani, l’ho colpita sulla testa, il coltellino si è rotto”, era il 10 gennaio 2007. E’ un elemento che Olindo mon poteva aver letto sul verbale degl inquirenti, nè nella relaziione preliminare. Nella perizia dell’autopsia nemmeno. Ironia della sorte, è proprio il consiulente della  difesa a trare in ballo la ferita da coltello, quel particolare che non era emerso nei documenti e che solo l’autore del delitto poteva conoscere.

I tentativi di ribaltare le sentenze di condanna e di rifare il processo si arricchiscono di nuove misteriose prove. E’ notizia data questa sera che uno dei faldoni di prove che sarebbe stato distrutto, è stato ritrovato. Se dovesse essere accolta la richiesta di revisione, il materiale potrà essere visionato.


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