Storie maledette | Puntata 30 giugno 2019 | Il caso Vannini


Storie maledette | Puntata 30 giugno 2019 | Il caso Vannini. La prima delle due puntate speciali dedicate da Franca Leosini all'omicidio di Marco Vannini, ventenne di Ladispoli ucciso nel 2015 a casa della fidanzata Martina. Intervista Antonio Ciontoli, padre della ragazza, accusato di omicidio


Era il 2015 e da allora è in carcere Antonio Ciontoli – il padre di Martina, sottoufficiale della Marina Militare  – accusato di omicidio volontario in primo grado di giudizio e di omicidio colposo in secondo grado. È lui il protagonista dell’intervista incalzante della Leosini.

Dopo la prima parte di domenica, la seconda puntata di Storie maledette relativa al caso Vannini andrà in onda martedì sera, per volere della stessa conduttrice. La giornalista ha chiesto a Rai3 di garantire all’intervista due serate il più possibile ravvicinate per aiutare i telespettatori a tenere il filo – anche emotivo – di una vicenda intricata e ancora piena di lati oscuri.

L’omicidio Vannini ha colpito molto l’opinione pubblica, sia per le circostanze della morte di un ragazzo così giovane, sia per la serie di ricostruzioni e testimonianze confuse che si sono susseguite da subito, assumendo l’aspetto di depistaggi. Solo nella sera stessa dell’omicidio ci furono almeno due versioni contrastanti date dalla famiglia Ciontoli al 118 e ancora oggi le indagini non sono riuscite a mettere tutti i tasselli al loro posto.

Del caso si sono occupati molti programmi televisivi, da Quarto Grado a Chi l’ha visto?. Proprio Federcia Sciarelli ha polemizzato nei giorni scorsi con Franca Leosini, scettica sugli eventi che hanno portato ad un’intervista mai concessa prima a Chi l’ha visto?, nonostante i ripetuti tentativi. La Leosini non ha voluto commentare, dicendo solamente che preparare ed effettuare l’intervista l’ha molto provata.

Qualche malumore pure dalla madre di Marco Vannini, che ha riferito di aver saputo dell’intervista solo all’ultimo e non da Storie Maledette. Alla domanda su una possibile richiesta di perdono da parte di Antonio Ciontoli, è stata categorica: non se ne parla.

Di seguito potrete ripercorrere la diretta della prima parte dello speciale di Storie maledette sul caso Marco Vannini.


Franca Leosini apre la puntata ricostruendo il contesto di casa Ciontoli la sera del 17 maggio 2015: erano presenti Marco Vannini e la fidanzata Martina Ciontoli, Antonio Ciontoli e la moglie Maria Pezzillo, Federico Ciontoli (fratello di Martina) e la fidanzata Viola Giorgini.


Poi chiede direttamente ad Antonio Ciontoli di raccontare cosa successe dalle 23 in poi: è a quell’ora che Marco Vannini ha fatto l’ultima telefonata alla famiglia, per dirgli che sarebbe rimasto a dormire a casa di Martina.
Ciontoli dice che c’era stata una normale cena in famiglia, dopodiché ciascuno stava per ritirarsi nella propria camera da letto.

Franca Leosini chiede a Ciontoli che tipo di rapporto ci fosse tra lui e Vannini: “Idilliaco, intimo, era come un figlio. Era spesso a casa e quando non c’era Martina era da lui”.
Marco Vannini voleva intraprendere la carriera militare, affascinato dal lavoro del suo futuro suocero, sottoufficiale della Marina Militare e collaboratore dei Servizi Segreti.

Marina, la madre di Marco Vannini, ha confermato in sede processuale i buoni rapporti anche tra le famiglie. Trascorrevano spesso serate insieme e non c’erano segnali di particolari problemi.

Proprio la mattina del 17 maggio 2015, Antonio Ciontoli tirò fuori dalla cassaforte due pistole che avrebbe dovuto utilizzare per un’esercitazione nei giorni seguenti.

Voleva pulirle e controllare che fossero in ordine, quando sua moglie lo chiamò per un lavoro in giardino e lui le mise in fretta in un marsupio nella scarpiera al piano superiore della casa, con l’intento di sistemarle con calma una volta finito di riordinare le aiuole.

Se ne ricordò la sera, quando stava per andare a letto. Fu in quel momento che entrò in bagno, occupato da Marco Vannini e dalla figlia Martina che erano nella vasca. Franca Leosini gli domanda se non si sia sentito indiscreto ad entrare in bagno con i due fidanzati probabilmente in intimità. Ciontoli dice che tra lui e Marco c’era un rapporto tale da potersi considerare un fatto del tutto normale, era già successo altre volte.

La madre di Marco Vannini si è detta scettica su questo passaggio, perché sua figlio era talmente riservato che certe incursioni non le permetteva nemmeno nemmeno ai propri genitori.

Ciontoli prosegue il racconto parlando di come sua figlia uscì dal bagno mentre lui continuò a parlare con Marco. Vannini riconobbe il marsupio delle armi e gli chiese di vedere la sua Beretta calibro 9. Inizialmente Ciontoli rifiutò, poi la estrasse e gliela mostrò.

Convinto che fosse scarica, caricò e sparò a scopo dimostrativo. Ma l’arma era carica e un proiettile colpì il fidanzato di sua figlia. In quei secondi – dice – non realizzò nermeno di aver sparato, era come “gelato” e non fece né disse nulla per decine di secondi. Vide un piccolo foro sulla spalla di Vannini e un rivolo di sangue uscire dal corpo ma ancora non si era reso conto dell’effettiva entità di quanto fatto.

I periti, in sede processuale, hanno messo in dubbio l’eventualità che Ciontoli non si fosse reso conto della presenza di proiettili – perché quel tipo di pistola ha una fessura che mostra l’ingresso del colpo in canna in fase di caricamento – ma l’accusato dice che non è così esperto di armi da poterlo capire tanto facilmente.

Una volta acquisita una minima consapevolezza, aiutò Marco Vannini ad alzarsi e sciacquarsi, continuando a parlare con lui. Vannini gli chiedeva acqua più fresca e si lamentava ripetendo: “Non si scherza così, però”.

Il problema è che nessuno pare essersi conto della vera entità del danno in quei frangenti. Ciontoli continuava a rassicurare sua figlia Martina dicendole che era stato un colpo d’aria e non doveva preoccuparsi, mentre il ferimento gli sembrava lieve e ancora nel panico non capì appieno cosa fosse successo.

Franca Leosini mette in dubbio la ricostruzione, esprimendo perplessità sul fatto che nessuno potesse capire quanto stesse male Marco Vannini.

Antonio Ciontoli, invece, conferma che la ferita non sembrava così grave, pareva circoscritta al braccio e che lui stesso potesse gestire la situazione, portando Vannini di persona al Pronto Soccorso.

Durante il processo, Martina Ciontoli ha ribadito che lo stesso Marco Vannini la rassicurava dicendole di stare bene.

Pochi secondi dopo Martina, anche Federico entrò nel bagno. Pure a lui il padre ripetè la versione del colpo d’aria per tranquillizzarlo e poi gli chiese di mettere le armi in sicurezza nell’altra stanza, prima di aiutarlo ad avvolgere Marco in un accappatoio e portarlo sul letto.

Franca Leosini insiste: “Immagino le condizioni di Marco peggiorassero di minuto in minuto, perdesse forze. Possibile che a nessuno venne il dubbio che potesse essere stato più di un colpo d’aria?”.

Ciontoli ha raccontato in precedenza di aver alzato le gambe di Marco e la giornalista gli chiede perché lo fece se davvero pensava di aver sparato un colpo d’aria. La risposta dell’intervistato è un’ammissione del fatto che con il passare dei minuti si era reso conto di non aver sparato un colpo d’aria, ma pensava di aver colpito il braccio.

La prima chiamata al 118 venne fatta alle 23:40, 25 minuti dopo lo sparo. A telefonare fu Federico Ciontoli, che parlò all’operatrice in modo confuso di uno scherzo finito male: “Gli abbiamo fatto uno scherzo, lui è diventato bianco per lo spavento ed ha iniziato a respirare male”.

Dall’altro capo del telefono, la donna del 118 non fu convinta di quanto ascoltato e chiese dettagli. Federico andò ancora di più nel pallone e non aggiunse molto, fino a quando la madre Maria Pezzillo non prese la cornetta e provò a dare la sua spiegazione. Venne interrotta da Antonio Ciontoli che le disse di riattaccare perché le condizioni di Marco stavano migliorando.

I periti hanno stabilito durante il processo che se i soccorsi fossero stati tempestivi avrebbero salvato al vita a Marco Vannini. Ma Ciontoli in quel momento continuava a pensare di poter tenere sotto controllo la situazione.

Il problema è che nessuno faceva nulla, a parte sollevare le gambe di Marco Vannini. A rompere gli indugi fu Federico Ciontoli: ha raccontato durante le udienze di aver ritrovato il bossolo in bagno e di aver costretto il padre a richiamare l’ambulanza.

Antonio Ciontoli lo fece 51 minuti dopo lo sparo, ma parlò all’operatrice di un incidente in bagno, di una caduta in vasca con successivo ferimento sul braccio per mezzo di un pettine particolarmente appuntito.

L’audio della telefonata mette in risalto le grida strazianti di Marco Vannini, ascoltate dall’operatrice tanto nitidamente da chiedere conferma di quanto accaduto. Rimase scettica, ma non potè fare altro che inviare un’ambulanza in codice verde, dunque senza medico a bordo e con un’urgenza minore. Altro evento che risultò fatale.

“Basta, basta, ti prego!”, gridava Marco Vannini durante la telefonata. La fa riascoltare una Franca Leosini commossa, chiedendo perché Marco chiedesse scusa.
Ciontoli risponde che probabilmente chiedeva scusa a Martina per essere stato scortese, ma non c’era un motivo misterioso.

Una volta arricata, l’infermiera provò a parlare con Marco per capire cosa stesse succedendo, mentre Ciontoli continuava a ripetere della scivolata in vasca da bagno. La vittima pareva non essersi resa conto di quanto accaduto e rispondeva in modo da convincere l’infermiera a portarlo in ambulanza addirittura con le sue gambe. Né Antonio Federcio Ciontoli dissero nulla del proiettile.

“L’infermiera non aveva ben chiara la situazione, perché la ferita sembrava davvero una bruciatura di sigaretta o poco più”, racconta l’intervistato.

Solo dopo essere arrivati al Pronto Soccorso, Antonio Ciontoli disse al medico che gli era partito un colpo d’arma da fuoco per sbaglio. Però, gli chiese di non verbalizzare la dichiarazione perché lavorava alla Presidenza del Consiglio e il fatto avrebbe potuto creare problemi. Richiesta che non venne accolta.
Anzi, il Dottor Matera del Pronto Soccorso si infuriò per il ritardo con cui aveva detto del proiettile – che cambiava completamente il quadro – e gli chiese direttamente: “Gli ha sparato?”. La risposta di Antonio Ciontoli fu che stavano scherzando, quando gli è partito per sbaglio il colpo.

“Non ha chiamato i genitori di Marco Vannini. Perché non li ha avvertiti?”, chiede Franca Leosini.

Ciontoli spiega che erano stati chiamati una prima volta quando ancora erano a casa, poco prima che arrivasse l’ambulanza, parlando di una caduta dalle scale. Poi, una seconda volta, per chiedergli di andare direttamente al PIT – Posto di Primo Intervento.

Valerio Vannino, padre di Marco, conferma le chiamate e racconta che una volta al PIT la famiglia Ciontoli li trattenne all’esterno, dicendogli solo dopo svariati minuti ciò che era realmente accaduto. Se fossero stati avvertiti all’istante, probabilmente sarebbero accorsi e avrebbero portato subito Marco al PIT.

Maria Pezzillo, moglie di Antonio Ciontoli, si disse contrariata perché suo marito avrebbe perso il suo posto di lavoro, più che preoccupata per le sorti di Marco Vannini.

Il giovane morì alle 03:10, circa quattro ore dopo lo sparo.

La puntata di Storie maledette, con la prima parte dello speciale sul caso Vannini, finisce qui.

Appuntamento a martedì sera, sempre su Rai3, per la seconda parte.



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