La Confessione | 28 Maggio 2018 | Pappalardo e le rivelazioni su Mina e Battisti


La Confessione: un programma condotto da Peter Gomez, un'intervista ad un personaggio famoso che messo alle strette si racconta senza troppe remore


Peter Gomez va eccezionalmente in prima serata il 28 maggio alle ore 21.25 sul Nove. Invece delle solite due interviste, questa sera ce ne saranno quattro.

Ospiti: Adriano Pappalardo (che sarà il piatto forte della serata e sparerà a zero su Lucio Battisti e Mina), Costantino VitaglianoRoberto D’Agostino e Rocco Siffredi.

A tra poco con la diretta

Peter Gomez intervista Adriano Pappalardo. Gomez chiede a Pappalardo della sua passione per il parapendio e del suo incidente mentre praticava questo sport, Adriano risponde che le sue due grandi passioni sono la subacquea ed il parapendio, “acqua e cielo”.

Si parla poi di Lucio Battisti. Adriano lo incontrò per la prima volta nel suo studio di Milano e, spronato dal suo agente, improvvisò “Yesterday”. Lucio Battisti rimase colpito dalla sua voce.

Adriano lo ricorda come un meticoloso, un super professionista, che ascoltava ogni singola nota, ogni singola frase.

Al tempo Mogol propose a Battisti di cambiare nome a Pappalardo, per renderlo più efficace, ma poi Lucio decise di lasciargli il suo nome.

Dal 1972 cominciarono a frequentarsi assiduamente ed a lavorare insieme. Pappalardo parla dell’isolamento di Battisti, del suo carattere un po’ lunatico e della sua consapevolezza di essere un mito. Adriano dichiara che Battisti non vedeva bene i fan perchè era massacrato, non poteva uscire perchè veniva assediato, era paranoico, pensava che qualcuno lo volesse spiare. Lucio Battisti non vedeva bene neanche i suoi colleghi di quel periodo, ma un giorno gli rivelò di ispirarsi a Gino Paoli.

Lucio era invece molto arrabbiato con Baglioni, perchè quando stava incidendo un disco a Londra, anche Baglioni ci andò subito e gli rubò i produttori.

Continuano gli aneddoti: Lucio riprendeva Adriano quando sbagliava una nota e gli diceva “A regazzi quando stoni me sembri Baglioni”, poi Adriano rivela che Battisti pensava che Mina fosse senza espressione, un po’ vuota.

Finito l’argomento Battisti, Pappalardo si scaglia contro Rocco Casalino, dicendo che occupa una sedia in Parlamento in modo immeritato, come tanti altri, ed afferma che a causa sua non rivoterà Movimento Cinque Stelle. Poi parla di Mara Maionchi e la definisce “una Pappalardo femmina”, scherzando sul suo modo colorito di esprimersi. Adriano rivela che la Maionchi l’ha giudicato un personaggio meglio di altri e gli ha detto che è stato sfortunato; Pappalardo concorda, ma confessa di avere un caratteraccio e di non scendere a compromessi.

Pappalardo parla di Fedez e dice che se lo vede in tv cambia canale, che per lui il rap è solo americano e che il nostro rap è penalizzato a causa della lingua. Apprezza però Sfera Ebbasta, gli piace perchè racconta qualcosa d’interessante e gli augura la carriera di Ramazzotti.

Gomez poi gli chiede di parlare della sua Isola dei famosi: Adriano gli dice che quell’esperienza è stata bellissima e formativa perchè anche se i vip erano assistiti è stata molto dura. Poi racconta della sua esperienza con Casa Pappalardo e parla del record di parolacce bippate nel programma.

La confessione finale di Adriano Pappalardo sull’amico Lucio Battisti: “Lucio tu hai lasciato uno dei vuoti più grandi nella musica italiana, tutti hanno cercato di imitarti, ma nessuno mai riuscirà a sostituirti”.

Sulla sedia de La Confessione arriva Costantino Vitagliano.

L’intervista parte dal suo periodo di successo e grande ricchezza, benessere che attualmente non esiste più.

“L’ufficio delle entrate mi ha tolto più di un milione di euro ed ho sbagliato alcuni investimenti. Devo moltissimo alla signora De Filippi, al signor Costanzo ed a Lele Mora, per quanto rancore io possa provare capisco che l’errore è stato mio. Oggi farei curare i miei interessi in maniera diversa”.

Mora e Costantino ruppero ai tempi di Vallettopoli. “Staccai la spina da una persona a me molto cara”.

Si parla poi della biografia di Vitagliano, “Desnudo” (scritta da Alfonso Signorini), in cui è narrato un episodio di svenimento, in seguito al quale Lele Mora chiamò l’ambulanza. “Mi sentivo invincibile, ma il corpo non rispondeva al comando del cervello”.

Costantino smentisce inoltre di essere protagonista della celeberrima foto in cui massaggia i piedi a Mora, afferma di non essere lui. “Lele Mora è stato innamorato di tutti i suoi ragazzi in quanto suo prodotti”. Gomez svela che con alcuni di loro ebbe relazioni sentimentali.

Vitagliano definisce Fabrizio Corona “genio della follia”: “crea dal nulla grandi cose, ma poi si autodistrugge”.

Si parla del movimento “#metoo”, Costantino ritiene che il sistema abbia sempre attaccato uomini e donne, ma afferma di non esserne stato vittima. I suoi sono stati errori consapevoli.

Vitagliano confessa anche di aver fatto uso di cocaina per un periodo, a causa del giro di amicizie e frequentazioni in cui era finito. Lo definisce il grande errore della sua vita.

Costantino afferma poi che non avrebbe alcun problema se sua figlia decidesse da grande di prendere parte a programmi televisivi o di entrare a far parte del mondo dello spettacolo.

Si parla di Maria De Filippi, “una madre”, e della moglie di Vitagliano, una ex fan. I due si sono incontrati ad un addio al nubilato, lei era la sposa che ha però ceduto ad una notte con lui. Da lì non si sono più separati.

Costantino lancia poi un messaggio a Lele Mora e a chi in quegli anni gli è stato vicino: “Grazie per tutto quello che avete fatto per me, so di aver sbagliato a fare determinate scelte, ma sono felice di quello che è stato”.

Inizia la terza intervista: protagonista Roberto D’Agostino.

Roberto inizia raccontando i suoi tatuaggi, frutto di un periodo difficile: “Negli anni’70 il tatuaggio era antisistema, ma ora ha un significato diverso. Io purtroppo nel 2008 ho avuto una brutta malattia che mi ha colpito un polmone e quando sono uscito dall’ospedale non potevo vedermi la ferita. Andai da un tatuatore e gli portai il disegno di un mio ex voto. Per me la felicità ogni mattina è aprire gli occhi”.

Si parla del suo look, ma D’Agostino non lo definisce. Ritiene che l’outfit che scegliamo ogni mattina, altro non sia che l’immagine che vogliamo dare agli altri di noi.

Gomez e D’Agostino parlano di Berlusconi. Roberto ritiene che al politico non sia mai importato del potere, ma d’altronde secondo lui il potere è sopra, è inarrivabile e l’ha capito grazie a Cossiga. Era Letta che organizzava il potere, Berlusconi era solo. Il potere è ramificato sotto, problema che a suo parere hanno attualmente i membri del Movimento 5 stelle.

L’intervistatore chiede a Roberto di parlare di quando scriveva per Lotta Continua. D’Agostino specifica però che non scriveva per nulla di politica, ma di altre tematiche ed un articolo che gli è particolarmente caro è quello che dedicò a Renato Zero“Dal ’68 al ’78 è stato un decennio di sangue e di morti. C’era sì “Ultimo tango a Parigi”, ma c’erano anche una massa di c****ni che uccidevano le persone”.

Si parla di Renzo Arbore, “un gran gentiluomo”, che è stato il suo scopritore. Anche per Alfonso Signorini D’Agostino ha parole di stima e rispetto: “Capisce ciò che la gente vuole, è uno capacissimo. Riesce a prendere la realtà ed a pettinarla”.

Roberto racconta poi un aneddoto su Vittorio Sgarbi. A metà degli anni ’80 frequentavano entrambi uno storico dell’arte; un litigio provocò una rottura tra Sgarbi e questa persona e Sgarbi gli augurò la morte da Costanzo. D’Agostino rimase legato all’erudito. Qualche tempo dopo, durante un programma, Giuliano Ferrara mise a confronto Roberto con Sgarbi; i due discussero animatamente e messo con le spalle al muro D’Agostino gli disse: “Professore ma de che?”. Sgarbi saltò sulla sedia, lui continuò a provocarlo, Sgarbi gli tirò un bicchiere d’acqua, lui gli diede un ceffone (anche se in realtà voleva spaccargli una bottiglia in testa). L’episodio fece scalpore.

Al termine del programma D’Agostino lancia un messaggio alla moglie: “Cara Anna, per tutto quello che ho combinato devo dire grazie a te. E’ vero che sono effervescente naturale, ma almeno non ti sei annoiata. La noia è il peggior male che può colpire una persona. Senza di te forse non avrei fatto proprio niente”.

La quarta intervista è dedicata a Rocco Siffredi.

Si parla delle origini della sua carriera nel mondo del porno, all’inizio Rocco era uno “scaldacoppie”. L’attore lancia una frecciatina a Depardieu, il quale pare snobbi Siffredi per la sua carriera, nonostante (secondo quanto avrebbe lui stesso affermato in un’autobiografia) sia stato anche lui un gigolò da giovane.

Il ruolo dell’attore porno, secondo Siffredi, non è ancora accettato, nonostante si faccia finta.

“A Parigi c’era il vero libertinaggio“. Era un’epoca pre HIV, Rocco svela che da quando si conosce questa malattia si è sottoposto con estrema regolarità ai controlli ogni tre settimane. “Avrò fatto 1500-2000 test, per una persona, non per me..per mia moglie”.

Siffredi capì sin da subito che voleva entrare a far parte del mondo del porno. Aveva 12 anni quando raccoglieva riviste osè usate e buttate via e le collezionava, immaginando che le protagoniste di quelle storie fossero tutte sue fidanzate. Era diventata un’ossessione: “Mi dissi prima o poi ce la farò”.

La prima volta sul set Rocco non riuscì, ma dopo quattro camomille ed una buona dose di training autogeno recuperò la situazione e rimediò alla brutta figura. Da lì iniziò la sua carriera.

“Sono stato fortunato ad incontrare una donna come mia moglie, che mi ha capito” – Siffredi confessa di essere stato “sessodipendente”. Racconta un aneddoto accaduto qualche anno fa, una sera in cui stava per cedere alle avances di una truccatrice (insieme ad altri membri della troupe), ma gli partì una telefonata alla moglie che scoprì il “quasi tradimento”. Non gli parlò al suo ritorno e per un mese mantenne le distanze, ma poi dopo un duro confronto lei lo mise davanti alla cruda realtà: “Tu hai bisogno di aiuto”. Da allora il loro rapporto si è fatto più intenso e sono molto più uniti. Rocco afferma di non avere più il problema di dipendenza oggi.

I suoi figli sono a conoscenza del suo lavoro ed hanno guardato i suoi film, uno di loro a volte lo accompagna sul set.

Ultimamente cinque attrici del porno si sono uccise. Siffredi attribuisce la colpa di questi suicidi ai social, al fatto che per colpa della velocità con cui le informazioni si propagano sul web le ragazze non staccano mai. E’ un no-stop, riprendono live sui loro profili ogni secondo della loro vita e del loro lavoro, sono soggette a critiche e questo fa sì che ci siano dei cortocircuiti terribili.

Si parla del caso Weinstein. Siffredi appoggia la causa “#metoo”, ma non gli piacciono le modalità. “Pare quasi che oggi Hollywood si divida tra vittime e ‘t***e’, questo non mi piace”. Anche Rocco è stato accusato di molestie qualche tempo fa, ma nega assolutamente e racconta di aver solamente preso parte ad un programma televisivo nel quale ha mostrato giocosamente alcune posizioni sessuali ad una donna. Anni dopo si è sentito accusato da questa signora, con la quale non avrebbe avuto più alcun contatto.

Siffredi parla poi del pianto, delle lacrime. E’ stato soggetto a sensi di colpa ed a lungo non è riuscito a trovare la serenità.

L’ultimo messaggio di Rocco, la confessione, è rivolta al suo membro sessuale: “Amici di lavoro per tanti anni; il fisico regge sempre di meno, ma il mio amico è sempre lì che mi dà una mano, mi sostiene a livello psicologico. Chi ha voglia di invecchiare? Andiamo avanti. L’importante è la passione, io ci sono, tu non mi devi mollare! Lui è sempre ragazzino ed io invecchio. Vediamo chi molla prima.”



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