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Interviste

Maurizio Mattioli dal cinema alla tv con la Ferilli in “Rimbocchiamoci le maniche”

Il prossimo 7 settembre su Canale 5 in prima serata va in onda la serie in otto puntate dal titolo Rimbocchiamoci le maniche. Maurizio Mattioli interpreta il segretario del piccolo comune nel quale il personaggio interpretato dalla Ferilli diventa primo cittadino.

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Il prossimo 7 settembre su Canale 5 in prima serata va in onda la serie in otto puntate dal titolo Rimbocchiamoci le maniche. Maurizio Mattioli interpreta il segretario del piccolo comune nel quale il personaggio interpretato dalla Ferilli diventa primo cittadino.
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Abbiamo incontrato l’attore, doppiatore e comico alla vigilia della messa in onda della serie. Ci ha raccontato la sua esperienza ed i suoi progetti per il futuro.

Ci spiega con maggiori dettagli il suo ruolo nella fiction?

Sono il segretario comunale di Offidella di cui Angela Tosca diventa sindaco. Io sono sempre stato dalla parte delle operaie che si battono per evitare la chiusura della fabbrica e la successiva vendita. Proprio per questo la Tosca si candida alle elezioni e inaspettatamente viene eletta.  Io nel mio ruolo di segretario generale riesco a portare alla luce tutti gli imbrogli, le magagne e le corruzioni effettuate dalle precedenti amministrazioni e in questo modo do una mano al nuovo sindaco per ristabilire la legalità e scongiurare la chiusura della fabbrica. Scoprirò imbrogli, appalti truccati, acquedotti che non funzionano i cui i fondi per la ristrutturazione sono stati deviati verso altre attività poco lecite.

Gli altri argomenti di cui si occupa la serie?

È una storia corale nel corso della quale ogni protagonista ha qualcosa da comunicare ai telespettatori. Si va dalla famiglia ai bambini, dalla corruzione alla delinquenza organizzata. In qualche modo “Rimbocchiamoci le maniche” vuole dimostrare come la giustizia è ancora possibile, basta soltanto volerla.

maurizio mattioli immaturiLei è anche nel cast di “Immaturi – la serie”, altra fiction in preparazione per Canale 5. Qual è il suo ruolo?

Io sono il padre di Ricky Memphis, eternamente preoccupato affinché mio figlio riesca a prendere il sospirato diploma, si sistemi e finalmente sia in grado di gestirsi autonomamente.  Posso già anticiparvi che il mio personaggio riuscirà nell’intento, ma ci saranno molti colpi di scena. Io insieme a Ricky Memphis e a Luca & Paolo siamo gli unici attori già presenti nei due film.  Nella serie ci sono molte new entry e viene data notevole importanza alla parte scolastica con la presenza di molti professori ed allievi.  É prevista per l’anno prossimo sempre sulla rete ammiraglia Mediaset.

I suoi impegni sul grande schermo?

Intanto è in partenza il mio prossimo film dal titolo “Job Act”. Gireremo a Montegrotto Terme. Nel cast ci sono con me e Pippo Franco e Umberto Smaila. Si tratta di una pellicola a tre episodi. Il mio episodio è incentrato su un uomo di affari proprietario di un grande albergo che un giorno riceve una megagalattica cartella da parte di Equitalia.  Cominciano così i suoi guai, lui chiede aiuto ad un amico ma per risolvere la situazione c’è bisogno di ricorrere a degli espedienti poco legali. Posso anticipare che alla fine la situazione si risolve nel migliore dei modi. È una favola moderna che ispira ottimismo e ne abbiamo molto bisogno. Poi sarò, sempre al cinema, nel nuovo film dei Vanzina, Non si ruba a casa dei ladri, con Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, Manuela Arcuri e Stefania Rocca, e nell’opera prima di Fabio Fulco Il crimine non va in pensione accanto a Stefania Sandrelli.

Lei è anche doppiatore. Come mai ha smesso di prestare la sua voce?

Sono stato doppiatore per anni, ma oramai lo faccio soltanto in occasioni particolari.

maurizio mattioli bagaglinoAnche l’esperienza del Bagaglino è finita dopo 20 anni, che ricordo ne porta?

Come tutte le cose belle purtroppo anche il Bagaglino si è concluso. Sono stati anni gratificanti ed io in particolare ho conservato un legame molto stretto con Francesco Pingitore, al quale devo molto e non solo dal punto di vista artistico, per me è stato un grande maestro di vita oltre che di palcoscenico.

Di quali altri personaggi conserva un ricordo positivo?

Sono molto legato ai fratelli Vanzina e a Stefano Reali che tra l’altro è uno dei registi della serie “Rimbocchiamoci le maniche”.  Tra noi c’è un rapporto fraterno che dura da anni ed è inattaccabile dal tempo che passa.

maurizio mattioli i cesaroni

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Lei è anche un comico, che ne pensa della situazione della comicità oggi in tv?

La comicità per me è come la matematica, o si hanno i requisiti per far ridere oppure no. A parte Troisi e Benigni in questo periodo la comicità è abbastanza stagnante. Io non sono sfavorevole a qualche parola sopra le righe, ma bisogna avere l’accortezza di inserirle nella maniera giusta e nel momento giusto.

La vedremo anche in qualche show televisivo?

Parteciperò con Amadeus ad una puntata di “Stasera tutto è possibile”. Ma la fiction mi prende molto tempo.

maurizio mattioli primo pianoCome mai interpreta ruoli soltanto per Mediaset?

La verità è che io mi sento un uomo Mediaset e le serie di Canale 5 mi hanno sempre gratificato offrendomi la possibilità di avere un vasto pubblico che mi ha sempre seguito.

C’è un personaggio che nella sua lunga carriera non ha ancora interpretato?

Vorrei calarmi nella ruolo di un prete moderno, molto diverso però da Don Matteo. Vorrei essere cioè un prete che va a salvare le prostitute per la strada, magari girando in motorino, uno che cerca di strappare alla delinquenza più giovani possibili, insomma vorrei essere un religioso, un devoto a Dio che lavora per Dio.

{module Macchianera}


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Giornalista, scrittore, opinionista, veneziano DOC. Appassionato di letteratura russa e francese. Giocatore di tennis. Mi occupo prevalentemente di spettacoli, tra cui teatro e televisione.

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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