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Interviste

Andrea Castrignano: dopo “Cambio casa, cambio vita”, ecco “Aiuto arrivano gli ospiti”

Intervista al noto interior designer che racconta il suo rapporto con la casa e l'importanza che ha presso gli italiani.
Maria Lucia Tangorra

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Intervista al noto interior designer che racconta il suo rapporto con la casa e l'importanza che ha presso gli italiani.
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Abbiamo incontrato Castrignano.

Mancano quattro puntate alla conclusione di questa settima edizione. C’è qualcosa in particolare che dobbiamo aspettarci?

Ogni puntata è una nuova avventura, cerchiamo di differenziare il più possibile. L’appuntamento di questa sera, martedì 13 giugno è molto bello, ha come protagonista una famiglia di Mantova, che dopo tanti anni – mi permetta il gioco di parole – sogna la casa dei sogni. Ha trovato un appartamento di 200mq, dove ogni figlio avrà finalmente la propria camera, mentre prima erano tutti insieme. È un altro esempio di quanto il cambiamento della casa possa migliorare la qualità della vita. In quest’edizione abbiamo spinto sempre di più sull’importanza dell’opera d’arte, si può avere una casa bellissima, ma se si affigge un poster squallido, si perde tutto il senso della casa. Operiamo delle ricerche e degli studi anche per mettere a punto i dettagli affinché la casa, a colpo d’occhio, appaia terminata. Dietro c’è tutto il mio staff che mi supporta.

È apprezzabile che si tratti di uno staff molto giovane…

Certo, così mi sento giovane anch’io (lo dice scherzando, nda). Largo ai giovani, lo sono stato anch’io e ci sono state persone che mi hanno dato spazio. Questo è un lavoro di grande creatività e sensibilità, se non permetto di esprimerle, non si potrà  mai comprendere se si ha predisposizione per questo lavoro. Apparentemente può risultare una professione semplice, ma alle spalle c’è un’enorme psicologia: nell’incontro col cliente bisogna capire il più possibile perché è la sua casa che viene toccata, non la nostra.

cambio casa cambio vita

Questo filo rosso si è notato anche con la puntata di martedì 6 con la soprano Paola e la sua passione per il Teatro alla Scala…

Sì, un altro piacevole incontro. Il punto è che tante volte le persone maturano l’idea di voler cambiare l’habitat, però poi ci si abitua. Quando gliel’ho riconsegnata ho percepito l’emozione perché la casa ci appartiene tantissimo, è il biglietto da visita. Il programma ha mosso qualcosa, in tanti ci scrivono di aver scoperto alcuni errori e provato il desiderio di cambiare qualcosa senza per forza ribaltarla completamente.

Quanto crede che sia mutato Cambio casa, cambio vita in questi anni e in cosa?

Sicuramente è cambiata nella sua costruzione. Arrivo da Real Time con un programma prodotto da Endemol, quindi con una sua realtà. Mi sono accorto che questo è un lavoro che deve essere raccontato da un vero professionista. Io con la mia struttura piena di veri clienti avevo già il format in mano. In tal senso, se vogliamo, siamo gli unici a livello nazionale ad essere indipendenti e autofinanziati. Le aziende che si vedono sono quelle con cui operiamo costantemente. Credo che l’apprezzamento di pubblico derivi anche dall’offrire concreti suggerimenti. Sul nostro blog http://www.andreacastrignano.it/blog/ si possono approfondire i prodotti utilizzati, le ditte e i professionisti a cui ci si è rivolti. Chi vede Cambio casa si sta rifacendo la casa, è un appassionato di design o è un addetto del settore. Poi mi accorgo, dalle reazioni per strada, che anche i bambini ci guardano. Senz’altro credo che nel tempo abbiamo sdoganato moltissimo la figura dell’interior designer, complementare all’architetto.

 

Dai clienti visti potrebbe apparire d’élite. A che pubblico si vuole rivolgere effettivamente? 

In un episodio abbiamo trattato un monolocale di 25mq, è vero che era a Portofino, ma lì mi era piaciuta la cornice. La sostanza è che si trattava di intervenire su un luogo molto piccolo. Anzi, è stato un episodio molto seguito perché in tanti hanno un monolocale e noi abbiamo fatto vedere come ottimizzare lo spazio. Siamo molto trasversali perché lo stesso pubblico lo è, facciamo dalla ristrutturazione super-invasiva al semplice relooking. Nella penultima puntata si vedrà come si possa passare da una casa un po’ sciatta a un decoro finale meraviglioso.

A proposito dei giovani, si possono permettere sempre meno una casa e ancor meno le grandi metrature. Qual è la sua idea?

Tutti gli spazi si devono ridimensionare, il Giappone lo insegna. Certamente in una casa grande si sta bene, ma se si calcolano quelli che realmente utilizziamo potremmo stare sui 70-80mq (camera da letto, bagno e zona giorno). Il vero segreto è tagliare al centimetro gli spazi e fare su misura gli arredi. Ci sono un po’ di preconcetti sul fatto che l’intervento di un falegname possa costare molto di più di un prodotto industriale già dato. Sono contento che col mio programma siamo riusciti ad offrire una visione più reale, la gente non è più così sprovveduta. Anche lo studente fuori sede può riuscire con piccoli accorgimenti, a migliorare la stanzetta in affitto, dall’uso del colore al wallpaper. Non smetterò mai di affermare: ti abbruttisci in uno spazio che non ti piace.

Cosa pensa delle altre trasmissioni legate a questo tema, basti pensare a Fratelli in affari?

È grazie a loro se io esisto perché mi sono ispirato anche a questi programmi, tra cui Extreme Makeover: Home Edition. Guardando, però, il risultato finale mi rendevo conto quanto quelle abitazioni non fossero adatte al pubblico italiano. Sono realtà costruite in una settimana e, in più, tutta la ricerca del dettaglio che abbiamo qui in Italia non esiste all’estero. Era giusto che ci fosse un format italiano dove tutti potessero identificarsi davvero. 

Qual è oggi il significato della casa per gli italiani, tenendo conto anche della pesante tassazione?

Trovo ottimo che le detrazioni fiscali continuino ad esserci perché hanno inciso molto nell’incentivare a ristrutturare casa. Tutto questo ha mosso il mercato e il mio piccolo programma ha contribuito ad avvicinare sempre più al mondo della ristrutturazione. Gli italiani apprezzano tanto la casa, legata anche al valore del mattone. C’è chi ha concluso il pagamento del mutuo e ha deciso di reinvestire per la manutenzione. Credo che abbiano dato un fondamentale apporto alla riscoperta del valore della casa i programmi sul food. Le persone hanno nuovamente voglia di cucinare e ricevo richieste di rifacimenti di cucine. Superata la crisi forte, si lavora tanto e si ha voglia di star bene a casa propria, cercando di godere, il più possibile, il presente. Siamo  stati contattati anche da persone molto semplici, c’è un episodio che è esemplificativo in tal senso. Una figlia mi ha contattato perché voleva che rendessi vivibili i 15mq della guardiola dove lavorava sua madre.

Quali sono i prossimi progetti?

Vi regalo questa chicca: stiamo per girare, e dovrebbe andar in onda tra novembre e dicembre, un nuovo format intitolato Aiuto, arrivano gli ospiti. Sarò affiancato da uno chef e racconteremo come fare se, ad esempio,il marito ha invitato a cena il datore di lavoro e il soggiorno è completamente da rivedere. Lo chef proporrà un tutorial sul menù. In questo caso aiuteremo a migliorare la difficoltà del momento. Tra un po’ inizieremo la prossima avventura in vista del Salone del Mobile 2018 a Milano.


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Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.
Anna Mancini

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.
Anna Mancini

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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Interviste

MasterChef Italia 10 il vincitore Francesco Aquila «vi presento il mio libro My Way: Zio bricco che ricette»

Intervista con il vincitore della decima edizione di MasterChef che svela i progetti futuri legati alla cucina.
Alice Toscano

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MasterChef Italia 10 Francesco Aquila
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MasterChef Italia 10 ha il suo vincitore: è Francesco Aquila. Il giovane è il primo classificato nel cooking show si Sky prodotto da Endemol Shine Italy. La finalissima è sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW TV.

Francesco Aquila ha 34 anni, è un cuoco amatoriale pugliese che risiede a Bellaria Igea Marina. E’ maître di sala e docente di sala. È riuscito ad avere la meglio su due concorrenti, Antonio ed Irene, che sono giunti con lui in finale.

Il titolo gli è arrivato al termine di una puntata molto accesa in cui il vincitore è stato incerto fino all’ultimo. Abbiamo raggiunto Francesco Aquila telefonicamente. Questa è l’intervista rilasciata al sito www.maridacaterini.it.

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila vincitore

MasterChef Italia 10 – intervista al vincitore Francesco Aquila

Lei è divenuto famoso per il suo intercalare Zio bricco e per il modo di piegare il mignolo. Come lo spiega?

«Zio Bricco è stato un mio modo di dire che può essere utilizzato sia in positivo sia in negativo. Inoltre il prossimo 11 marzo arriva nelle librerie il mio libro di ricette in intitolato My Way. Il sottotitolo è proprio “Zio bricco che ricette”».

Qual è stato il suo percorso durante il cooking show?

«Io ho cominciato ad avere la consapevolezza che avrei potuto andare avanti nelle cucine di MasterChef quando mi sono reso conto che mi mancava molto mia figlia. Questa sensazione l’ho trasformata in una sorta di grinta ulteriore. Il tempo per tutti è prezioso ed ho capito che avrei potuto recuperare quello dedicato a MasterChef e non a mia figlia, solo con un piazzamento importante nella classifica. Così ho capito che stavo esplodendo».

Come ha reagito sua figlia dinanzi alla vittoria del papà?

«Intanto ho dovuto tenerle nascosto che ero il MasterChef Italia numero 10, perché temevo che avendo solo 4 anni avrebbe potuto parlarne con qualcuno mentre noi per contratto eravamo tenuti al segreto».

Come ha reagito dinanzi alla popolarità nel corso soprattutto della fase finale di MasterChef?

«Posso dire di essere stato riconosciuto da ben pochi. Indossando mascherine ed occhiali di ieri sono riuscito a passare per molto tempo inosservato. A chi, nonostante tutto mi riconosceva, ho detto che per sapere qualche novità sul mio conto c’era un unico modo: seguirmi durante le puntate di MasterChef Italia».

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila intervista

Lei inizialmente sembrava un personaggio buffo, poi si è rivelato pieno di valori. Come mai?

«La verità è che io sono proprio come i telespettatori mi hanno visto. Una persona semplice che ha cercato di veicolare all’interno del cooking show valori sani basati sull’amicizia, sulla famiglia, sulla lealtà e anche sull’amore inteso in senso generale».

Lei ha diviso la finale con Antonio ed Irene. C’erano altre persone con cui avrebbe voluto gareggiare?

«Nella vita io credo molto alla meritocrazia. E tra l’altro devo dire di essere ancora frastornato perché dopo tanto tempo non riesco a credere nella mia vittoria. È stata un’avventura bella e significativa. Io ho dimostrato che nel lavoro conta la meritocrazia. Ed è proprio per questo valore sono arrivati in finale con me Antonio ed Irene, persone che hanno meritato di raggiungere questo traguardo».

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila progetti

Il suo futuro sarà ancora nella cucina?

«Io attualmente mi sento in un pianeta sconosciuto che devo ancora visitare. Mi piacerebbe poter crescere professionalmente ai fornelli e diventare uno chef professionista. Lavorare in una cucina così importante è stato per me decisivo. E molto spesso io mi sono detto che avrei dovuto comportarmi proprio come fossi in un locale servendo dei clienti».

C’è un ingrediente che porta con sé dopo MasterChef?

«Sicuramente l’aglio nero che non conoscevo e non avevo mai usato. A MasterChef mi sono letteralmente innamorato di questo ingrediente e lo porterò con me».

C’è stato un momento in cui si è sentito demoralizzato?

«Sì più di uno. Il primo è stato durante il terzo livello di uno Skill Test. Il secondo in una prova successiva. Mi ha preso un grande sconforto perché in ambedue i casi mi trovavo dinanzi una gallina e non sapevo assolutamente come cucinarla».

Un consiglio che darebbe ai prossimi concorrenti di MasterChef?

«Direi loro di essere sempre sé stessi, di non farsi influenzare dalle telecamere e di non accendere i fornelli se non si è sicuri della ricetta che si vuole preparare».


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