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Interviste

Damiano Michieletto inedito: il mio Gianni Schicchi un primato tutto italiano

Il celebre regista teatrale si raccontra svelando le novità del suo Gianni Schicchi film e tanto altro.

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Damiano Michieletto intervista sorridente
Il celebre regista teatrale si raccontra svelando le novità del suo Gianni Schicchi film e tanto altro.

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Damiano Michieletto nella nostra intervista. Il racconto a maridacaterini.it è di come un’opera lirica diventa per la prima volta un film per la tv, amplificando la sua potenza, ma anche quello di un uomo che canta la libertà e trae i migliori insegnamenti dai bambini.

Damiano Michielotto intervista

Damiano Michieletto intervista: Gianni Schicchi film un primato grazie alla presa diretta

In questi ultimi mesi i regista teatrale Damiano Michieletto ha aggiornato il vocabolario della tv con una nuova parola “presa diretta” . E’quella che ha utilizzato per la realizzazione del film musicale (non chiamatelo musical) Gianni Schicchi in onda lunedì 27 dicembre alle 23,30 su Rai1

Abbiamo raggiunto Damiano Michieletto per farci raccontare il suo Gianni Schicchi, un film che è già un primato per la tecnica utilizzata (la presa diretta) dal regista innovativo, creando un prodotto unico, apripista per nuove creazioni cinematografiche e televisive.

Le riprese di Gianni Schicchi si sono svolte nella splendida cornice toscana, in provincia di Siena, tra i comuni di Trequanda e Pienza; tra cast tecnico e artistico sono state coinvolte 237 maestranze in 15 location differenti per un totale di cinque settimane di lavorazione.

Anche qui è stata una scelta ben precisa. Il libretto originario prevedeva come ambientazione un’unica stanza nel Medioevo.  Al regista l’idea di far svolgere la narrazione in più luoghi, nell’ambiente esterno, per restituire dinamicità alla rappresentazione.

Come ha spiegato Damiano Michieletto nel corso dell’intervista, Gianni Schicchi è tratto dall’omonima opera lirica di Giacomo Puccini su libretto di Giovacchino Forzano, e ispirata al Canto XXX dell’Inferno di Dante. 

Il regista ha rivelato inoltre che  l’adattamento cinematografico si apre e si chiude con le parole di Buoso Donati, protagonista della narrazione, che ha un interprete d’eccezione: Giancarlo Giannini.

Ed è questo e  tanto altro che Damiano Michieletto ci ha raccontato in questa conversazione notturna, dove oltre al racconto, si è parlato anche di emozioni, di coraggio, amore e libertà. Ma anche del grande insegnamento che possono dare i bambini.

Perché la scelta di Gianni Schicchi e cosa l’ha portata a sperimentare la regia cinematografica?

Negli ultimi anni negli spettacoli che facevo  in teatro usavo molte volte fare dei piccoli film, mescolavo la messa in scena dell’opera. Ho visto che era un linguaggio che mi piaceva usare ed era anche molto potente. Da lì, in maniera del tutto spontanea e naturale, è venuta l’idea di fare un film. Così ho scelto una opera-film. Per me la cosa principale era girare tutto il film senza che fosse in play-back. Cioè che fosse tutto quanto cantato in diretta in modo che questo fosse più emozionante, più diretto, reale.

Che avesse quella verità che dal cinema ti aspetti. Ho scelto l’opera Gianni Schicchi perché ha una storia molto cinematografica, con un grande ritmo narrativo ed era una commedia. Volevo fare una cosa divertente, una cosa comica magari anche per avvicinare quel pubblico che può essere un po’ spaventato da un’opera lirica, pensando che possa essere qualcosa di distante, di noioso, non in grado di emozionare. 

Invece secondo me  con questo film riusciamo a dimostrare anche che l’opera lirica fatta come un film può essere molto diretta ed immediata. Questa storia di Puccini e di Gioacchino Forzano (autore del libretto) mi sembrava quella giusta per quello che avevo in mente. 

Damiano Michieletto intervista: quali sono state le difficoltà incontrate durante le riprese?

Più che difficoltà ho incontrato tanto entusiasmo da parte del cast e della troupe. Questo ci ha permesso anche di superare delle difficoltà tecniche. Penso che il successo di questo film sia dovuto molto all’entusiasmo oltre che alla competenza.

Pur essendo un film che non ha effetti speciali e tecniche complesse, essendo tutto girato in presa diretta significa che ogni ciak doveva funzionare sia da un punto di vista filmico e fotografico, sia da un punto di vista musicale.

Quindi molte volte c’era un ciak che funzionava ma musicalmente non andava bene ad esempio quindi si doveva rifare. Complessità anche per gli interpreti che indossavano un auricolare, quindi cantavano ed intorno a loro c’era il silenzio.

Strano che gli attori iniziavano a cantare tutti insieme nel silenzio. Questa caratteristica tecnica del film è stata la complessità, ma alla fine si è rivelata quella che io speravo, diventando uno dei valori del film. Per la prima volta si gira in Italia un film musicale dove non c’è nessuno che canta in playback. 

Una modalità innovativa per il mercato italiano, e a livello internazionale? 

Damiano Michielotto intervista Gianni Schicchi

So che c’è stato un film-opera  girato in Danimarca dove usavano una tecnica non proprio così, ma molto simile. Poi anche un musical francese dove c’era una tecnica simile. Che io sappia, è il primo in Italia ad essere girato in presa diretta, a meno che qualcuno non mi smentisca.

 I film musicali italiani che ho visto sono girati tutti in playback. Un conto è girare due o tre canzoni in playback, altro è se tutto il film. 

Damiano Michieletto intervista, Gianni Schicchi un film ‘potente’. Perché?

Mette insieme la potenza della musica di Puccini con un ritmo e delle inquadrature e un modo di raccontare la storia che magari non ti aspetti. Ho cercato di fare in modo che si sposi totalmente con la musica. Il montaggio che abbiamo fatto è stato basato sulla musica. Non pensando di realizzare un evento teatrale ma un film. 

Gianni Schicchi film-musicale andrà in onda il 27 dicembre in seconda serata su Rai 1…..

Per me questa è una grande soddisfazione, fare un film opera sulla prima rete italiana è anche un segno di fiducia. E’ un film fuori dai generi e spero dimostri che riesce a parlare a tutti.

Gianni Schicchi film: più un musical o un film opera?

Entrambe le etichette sono giuste. E’ un film opera, perché è un’opera lirica tradotta in film, ma a me piace chiamarlo film musicale perché c’è un modo di affrontare la musica e perché l’opera stessa di Puccini non appartiene completamente alla categoria del melodramma. Comunque definirlo film opera è corretto. 

Prologo e conclusione sono affidati a Giancarlo Giannini, perché avete scelto proprio lui?

Giannini ha un carisma molto forte, che in un primo piano, davanti alla macchina da presa funziona molto bene.  Ci voleva un attore che sapesse recitare sempre guardando in camera e che avesse un tipo di personalità e di sguardo, che sapesse reggere la camera. Lui in realtà non fa molto, è un fantasma che gira per casa e introduce la storia. Sono contentissimo che ci sia stato lui a fare Buoso Donati, che solitamente nell’opera potrebbe essere un figurante che non canta, invece nel film diventa l’inizio e la fine della storia. 

Come avete affrontato il problema Covid durante le riprese?

Abbiamo seguito il protocollo cinematografico, tutti abbiamo fatto i tamponi e siamo stati fortunati perché non ci sono mai stati casi di Covid. Il fatto che tutti eravamo tamponati e controllati ci ha permesso di lavorare in serenità. 

Damiano Michieletto intervista: Come mai l’opera lirica è la Cenerentola della tv in Italia? 

Non penso sia così. Anche confrontando con l’estero, penso che in Italia ci sia un’attenzione per l’opera lirica. Rai 5 ad esempio fa una grande programmazione di opere liriche, certo è una rete dedicata, ma l’offerta c’è. Per me è una rete molto bella e spero che la cultura venga sempre meglio valorizzata. E’ chiaro che nelle reti generaliste è più difficile, perché lì guardano molto anche la share e i numeri. Negli anni ‘50 si faceva anche il teatro in diretta su Rai 1  ora non più. Sono cambiati i ritmi narrativi, i tempi di fruizione.

Gianni Schicchi film musicale apripista per nuovi programmi dedicati alla lirica e all’opera….

Damiano Michielotto sul set

Secondo me si. Il mio Gianni Schicchi è un film che dura 75 minuti e scorre via. L’opera originaria è ambientata nel Medioevo all’interno di una stanza. Nell’opera di Puccini i personaggi non escono da quella stanza. Ho pensato quindi che bisognava renderla dinamica, andando anche in esterna. E penso che ci siamo riusciti. 

Il pubblico italiano è più legato alle rappresentazioni operistiche  tradizionali o più moderne? E all’estero? 

Si, in Italia si è più legati alla tradizione, più gusto estetico rispetto ad un’estetica europea. Perché in Europa c’è più una tradizione di registi che interpretano le opere ed il teatro che parte da molti anni prima rispetto all’Italia. Da noi si è più legati ad un gusto classico e tradizionale che però non è un problema, perché vedo e sento che il pubblico è curioso e soprattutto ha voglia di andare oltre alle competizioni. Il compito di chi deve raccontare delle storie deve essere anche quello di sfidare un po’ il pubblico. 

Che rapporto ha con il pubblico?

Ottimo. Il pubblico è il motivo per cui si apre il sipario, quindi sono curioso di sentire le reazioni. Di solito guardo sempre lo spettacolo in platea quindi sento e vedo quando le persone ridono, applaudono. 

Questo la condiziona nelle scelte successive?

Mi condiziona nel senso che può affinare il mio ascolto, cerco di capire cosa è arrivato e cosa no. Mi fa quindi capire meglio quanto ho fatto.Ma non mi condiziona nel senso che poi farò qualcosa seguendo le aspettative del pubblico.  Cerco sempre di fare qualcosa pensando all’efficacia che ha teatralmente. 

Qual è stato il pubblico più difficile con cui ha dovuto fare i conti?

Non faccio i conti con il pubblico, io accetto tutto quello che avviene anche momenti inaspettati come quando a Londra abbiamo fatto Guglielmo Tell e il pubblico ha fischiato durante lo spettacolo solo perché c’era una scena che non piaceva. Quando sono stato intervistato ho rivendicato le scelte fatte di cui ero convinto. Non ho cambiato niente dopo, ho semplicemente spiegato meglio quello che volevo fare. 

Quali emozioni ci restituirà Gianni Schicchi? 

Spero sia una sorpresa. 

Leggi anche --->  Fosca Innocenti, intervista a Cecilia Dazzi: la mia Rosa Lulli, abile sul lavoro ma un disastro in amore

Quali sono le tre opere che una persona deve assolutamente vedere nella vita?

Don Giovanni, Madama Butterfly e la Traviata e il Barbiere di Siviglia. Secondo me queste opere sono esempi massimi in cui si è riusciti a mettere insieme una storia con la musica. Si sposano con stili completamente diversi colpendo il bersaglio e diventando irresistibili. 

Lei è amante della musica e cantautore. Quando è nata questa passione? 

La passione per la musica l’ho sempre avuta da quando ero ragazzino. Ho iniziato a scrivere canzoni da quando avevo 8-9 anni per compleanni, matrimoni. Canzoni d’occasione, ma anche quelle un po’ più intime. Quando avevo 20 anni partecipai ad un concorso e lo vinsi. E la canzone ‘Nuvole’ fu poi incisa in un cd, poi andato in onda su Radio Italia. 

Ha scritto anche una canzone sul Covid nel testo si legge “L’ossigeno che ci serve si chiama libertà”. Che significa per lei la libertà?

Non avere paura. In amore ad esempio non avere paura di lasciarsi andare, non avere paura di fare brutta figura, non avere paura di dire un no se non è quello che vuoi, non avere paura delle conseguenze, del giudizio. 

Ed in questo senso lei si sente un uomo libero? 

No. Non avere paura è il senso generale dell’amore e della libertà. Anche a livello politico. Non avere paura di denunciare, di esprimere la tua opinione anche se è diversa dalle altre e sei in minoranza. Non avere paura di chi ti minaccia, di subire una violenza, quindi significa avere coraggio. La libertà è legata ad avere un grande cuore. Un grande coraggio. 

Damiano Micheletto intervista: Quali sono i suoi programmi tv preferiti? 

Seguo di più la radio. Seguo Zapping su Radio 1, ma anche quelli di Radio 3. In tv non ho un programma a cui sono particolarmente affezionato. Seguo le notizie, la cronaca.

Cosa pensa della tv italiana?

Mi piacerebbe che nella tv italiana ci fossero dei programmi più coraggiosi per i ragazzi, senza guardare quindi alla share. Mi piacerebbe sapere come fare a comunicare con i ragazzi che seguono la Rai. I bambini, i ragazzi sono il pubblico di domani. Quindi è importante che la televisione abbia anche una funzione pubblica, visto che è pagata con i soldi pubblici, quindi abbia come missione guardare alle nuove generazioni. C’è bisogno di una televisione che sia formativa per i ragazzi. 

I suoi esordi professionali li ha trascorsi con i bambini. Qual è l’insegnamento che ha tratto da questa esperienza? 

Non avere pregiudizi. Lo sguardo bambino è predisposto allo stupore, ma non è ingenuo. E’ uno sguardo che devi affascinare, devi catturare. L’insegnamento è comunque di approcciare un racconto senza paura né pregiudizi. 

Damiano Michieletto intervista: progetti futuri?

Si, nel cinema ci sono dei progetti su cui stiamo lavorando che sono ancora in una fase interlocutoria, ma sicuramente penso che l’anno prossimo tornerò a lavorare nel cinema. Ci saranno anche dei film musicali. 

Damiano Michielett intervista: un messaggio ai lettori di maridacaterini.it

Il mio messaggio filosofico è di non guardare sempre chiusi dentro di sé, ma avere uno sguardo verso l’esterno. Che ti porta ad essere non tanto concentrato su di te ma attento a quello che c’è fuori.

 


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Interviste

Fosca Innocenti, intervista a Cecilia Dazzi: la mia Rosa Lulli, abile sul lavoro ma un disastro in amore

L'attrice, volto di Fosca Innocenti, in futuro torna su Canale 5 con la serie Una mamma all'improvviso.

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Intervista Cecilia Dazzi Fosca Innocenti
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Venerdì 13 gennaio, in prima serata su Canale 5, è prevista la messa in onda delle prime puntate di Fosca Innocenti 2. Tra le attrici protagoniste c’è Cecilia Dazzi, che in questa intervista racconta il personaggio di Rosa Lulli, oltre ai suoi progetti futuri.

Intervista Cecilia Dazzi La Porta Rossa

Intervista Cecilia Dazzi, Rosa divisa tra il marito e una nuova fiamma

Cecilia, da venerdì 13 gennaio torna in onda nella fiction Fosca Innocenti, dove interpreta l’ispettrice Rosa Lulli. Che personaggio è?

Rosa è una poliziotta abile e capace. Se la cava benissimo anche ai fornelli e, per dimostrarlo, spesso porta i propri manicaretti in ufficio. È corretta e affidabile e, per queste qualità, è molto stimata dai colleghi. Inoltre è dotata di una notevole capacità analitica. Nella sua vita privata, però, è un disastro…

In che senso?

Rosa, in Fosca Innocenti, ha un marito che la trascura. Lui non la desidera più e lei non riesce a capirne il motivo. Per via della situazione è spesso delusa e stanca. Inoltre ha un figlio e non sempre riesce a dividersi tra il lavoro, la casa e tutte le altre preoccupazioni. Un giorno, però, un nuovo uomo entra a far parte della sua vita e, grazie a lui, potrebbe finalmente ritrovare la serenità affettiva. Non è detto, però, che Rosa sia in grado di tradire il consorte e lasciarsi andare alla gioia del nuovo sentimento.

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“La mia presenza ne La Porta Rossa 3 e in Una mamma all’improvviso”

Oltre alla già citata Fosca Innocenti, che altri progetti ha?

Attualmente sto lavorando ne La Porta Rossa 3. Qui do il volto ad Eleonora Pavesi, ovvero la mamma di Vanessa, la giovane in grado di vedere il fantasma di Cagliostro e di dialogare con lui. Inoltre, oltre a Fosca Innocenti, sono nel cast di un’altra fiction che andrà in onda tra qualche mese su Canale 5. Il titolo è Una mamma all’improvviso, dramedy condotto da Claudio Norza e che ha tra le protagoniste Giulia Bevilaqua.

C’è qualche personaggio che non ha ancora interpretato ma che le piacerebbe portare in scena?

Mi piacerebbe calarmi nel ruolo di una donna fortemente impegnata nella società civile ma che, contemporaneamente, ha il gusto per le indagini.

Tra le tante produzioni che ha fatto, qual è quella alla quale è rimasta più legata?

Sicuramente L’Ispettore Coliando dei fratelli Manetti. Qui recitavo il ruolo di una farabutta che, con grande leggerezza, realizzava una rapina in banca. Dell’esperienza sul set di Coliandro mi è rimasto in mente un episodio molto significativo. In una puntata ho lavorato con Philippe Leroy. All’epoca aveva 80 anni ma, nonostante questo, non ha voluto utilizzare uno stuntman per girare le scene.

Preferisce lavorare nelle produzioni televisive o in quelle cinematografiche?

Fra poco rimetterò piede nei cinema e questo mi dà, senza dubbio, grande soddisfazione. Comunque posso dire che oggi la differenza tra un lavoro televisivo e uno cinematografico è minima. Gli attori, d’altronde, devono essere in grado di spaziare da un personaggio all’altro.

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Intervista Cecilia Dazzi

Intervista Cecilia Dazzi, il rapporto con internet

Che sensazioni prova quando è sul set?

Quando sto girando una produzione sono felice. Provo una serenità paragonabile a quella che sento quando sono in vacanza con i miei figli.

A proposito di figli. Com’è cambiata la sua vita dopo la maternità?

Mi si sono aperti nuovi orizzonti. Inoltre ho notato che sono più organizzata anche sul lavoro.

Che rapporto ha con internet?

Ho un legame molto forte. Credo stia concedendo a tutti la possibilità di accedere alla cultura.


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Interviste

Che Dio ci aiuti 7 Elena Sofia Ricci: Suor Angela è una peccatrice, in futuro solo brevi saluti

L'attrice, fino ad aprile, è a teatro con La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams.

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Intervista Elena Sofia Ricci
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Giovedì 12 gennaio, in prima serata su Rai 1, è prevista la messa in onda delle prime puntate di Che Dio ci aiuti 7. La fiction è molto attesa anche per il già annunciato addio di Suor Angela. Quest’ultima è interpretata da Elena Sofia Ricci, che in questa intervista parla proprio della scelta di abbandonare la serie.

Intervista Elena Sofia Ricci Che Dio ci aiuti

Intervista Elena Sofia Ricci, il futuro di Suor Angela

-Giovedì 12 gennaio inizia la settima stagione di Che Dio ci aiuti. Qual è il segreto della longevità della serie?

Questo è un ottimo momento per la fiction Rai. Che Dio ci aiuti, dopo sette edizioni, mantiene ancora lo stesso gradimento degli inizi. L’aspetto più importante nella serie è, a mio avviso, quello legato alla spiritualità. La stessa Suor Angela è una peccatrice e ha avuto un passato molto avventuroso.

A Che Dio ci aiuti fate uso di consulenze esterne per le parti destinate agli aspetti religiosi?

Sì, abbiamo una curatrice che si chiama Suor Benedetta. A lei spetta il compito di esaminare le preghiere dei nostri personaggi.

La sua scelta di abbandonare la fiction ha destato molto clamore…

In questa stagione passo il testimone ad Azzurra. Nonostante questo, Suor Angela in alcune puntate è presente e ne combina una delle sue.

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-Il suo è un addio definitivo?

In questa serie vado e vengo. Probabilmente ci sarà un’ottava stagione di Che Dio ci aiuti, ma sarà senza di me. Comunque, anche in futuro, farò qualche incursione per dei brevi saluti. Sono molto affezionata al personaggio di Suor Angela e non vorrei che ci si dimenticasse di lei.

“Con La dolce ala della giovinezza giro per i teatri di tutta Italia”

-Cosa l’ha spinta a lasciare Che Dio ci aiuti?

Uno dei motivi per i quali ho lasciato è l’amore per il teatro, dove sono nata professionalmente. In queste settimane sono impegnata con la tournée teatrale de La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams. Qui interpreto Alexandra del Lago, che in passato era stata portata in scena da Rossella Falk.

Noi, con l’opera, abbiamo esordito a dicembre e proseguiamo sino alla fine di aprile. A Roma saremo al Teatro Quirino dal 31 gennaio al 12 febbraio. A fine marzo, invece, la porteremo in scena al Manzoni di Milano. In generale, comunque, percorriamo tutta l’Italia da nord a sud.

-Oltre agli impegni a teatro, quali sono i suoi progetti futuri?

Fino al 2024 non ho uno spazio libero. Prima di tutto, il 24 gennaio ho la conferenza stampa di Fiori sopra l’inferno, in onda su Rai 1 il 13, il 20 e il 21 febbraio. La produzione, che ha come regista Carlo Carlei, appartiene al genere del thriller. È la prima volta che mi cimento nel genere in Italia.

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Oltre a Che Dio ci aiuti, in passato ha partecipato a varie fiction e serie tv, che però ha quasi sempre abbandonato dopo pochi anni. Come mai?

La mia caratteristica professionale è quella di lasciare i personaggi che interpreto per poter risorgere in altri protagonisti e con altre personalità. Per fortuna, questa mia tendenza è stata apprezzata, nel tempo, dal pubblico. Quando sono per strada, infatti, nessuno mi chiama mai Suor Angela, ma bensì con il mio nome e con il mio cognome. Sono riuscita nell’obiettivo di non farmi imbrigliare in nessun personaggio che ho interpretato.

Intervista Elena Sofia Ricci progetti futuri

Intervista Elena Sofia Ricci, l’omaggio alla nonna

Qual è l’interpretazione alla quale è rimasta più legata?

Senza dubbio quella di Rita Levi Montalcini. Quando ho girato l’ultima scena, infatti, avevo la certezza che non l’avrei mai più interpretata.

-C’è un personaggio che ancora non ha fatto e che in futuro spera di portare in scena?

Mi mancano tanti personaggi che spero di fare. Ho ancora molti progetti e sogni nel cassetto.

-Ultima curiosità. Perché il personaggio di Suor Angela ha questo nome?

Inizialmente la protagonista di Che Dio ci aiuti si sarebbe dovuta chiamare in un altro modo. Ho voluto io il nome di Angela perché così si chiamava mia nonna. Lei è stata la prima a vedere, in me, la potenzialità di stare sopra un palcoscenico. Per questo ho scelto di omaggiarla.


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Interviste

Lavinia Abate, Miss Italia 2022: il mio sogno è Sanremo Giovani

Miss Italia 2022 parla delle difficoltà e dei problemi di salute che ha dovuto affrontare in passato.

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Intervista Lavinia Abate Sanremo Giovani
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Lavinia Abate è la Miss Italia 2022. La 18 enne di Roma ha ricevuto il prestigioso riconoscimento durante la finale di mercoledì 21 dicembre. In precedenza già Miss Lazio, nella finalissima ha avuto la meglio contro Carolina Vinci (Miss Sardegna) e Virginia Cavalieri (Miss Emilia Romagna). Lavinia, in questa intervista, parla dei suoi sogni futuri.

Intervista Lavinia Abate

Intervista Lavinia Abate, l’importanza della famiglia

-Lavinia, lei è l’ottantatreesima Miss Italia. A chi ha dedicato la vittoria?

Dedico la vittoria ai miei genitori, che mi hanno sempre sostenuto. Sono contenta e fiera di rappresentare l’Italia, seppur consapevole di dover condividere il titolo di Miss con il percorso scolastico”.

Com’è il suo rapporto con la scuola?

Frequento l’ultimo anno del Liceo Scientifico ‘Tommaso Salvini’ di Roma. In tutti questi anni sono sempre stata promossa, prendendo buoni voti”.

È vero che lei è bilingue?

Sì, oltre all’italiano parlo agevolmente l’inglese. Ciò grazie alla mia famiglia: mamma, infatti, è nata in Gran Bretagna. Mio papà, invece, è di Roma, dove sono nata anche io. Poi ho due fratelli, uno di 12 e uno di 22 anni. Entrambi sono stati sin da subiti miei grandi fan”.

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“Ho convissuto con problemi di salute non ancora del tutto superati”

Presentandosi per Miss Italia ha confessato che, in passato, ha dovuto affrontare dei momenti di difficoltà. Le va di parlarcene?

Sì, in passato ho avuto momenti complicati, causati in primis da sofferenze in amore e da alcune incertezze su me stessa. Inoltre, da qualche tempo sono costretta a convivere con dei problemi di salute. Ho portato per diversi anni un busto alla schiena e, ad oggi, non ho ancora risolto definitivamente. Dovrò sottopormi a ulteriori accertamenti per capire se posso evitare l’utilizzo del corsetto”.

Come affronta i momenti di sconforto?

Con la musica, mia grande passione che penso di aver ereditato dalla nonna. Suono il pianoforte sin da piccola e, negli anni, ho preso varie lezioni. Quando vivo un periodo complicato mi metto al piano e compongo delle musiche. La melodia mi esce in modo spontaneo, direttamente dall’anima. Non so spiegarmi nemmeno io come faccia a comporre così velocemente”.

Intervista Lavinia Abate Miss Lazio

Intervista Lavinia Abate, il sogno di Sanremo Giovani

Miss Italia ha rappresentato un ottimo trampolino di lancio per entrare nel mondo dello spettacolo. Lei cosa si augura per il futuro?

Il mio sogno, dopo Miss Italia, è quello di diventare una cantautrice. In particolare, spero che la vittoria al concorso di bellezza mi dia la giusta visibilità per tentare di partecipare a Sanremo Giovani. Vorrei calcare quel palcoscenico con un testo scritto da me. Ad oggi, infatti, ho già all’attivo cinque brani, due in italiano e tre in inglese. So che dovrò confrontarmi con un mondo difficile, ma in futuro spero di essere riconosciuta soprattutto per la musica che compongo”.

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Da sempre c’è grande interesse per la vita sentimentale delle Miss. Lei ha già dichiarato di essere single…

Confermo. Cerco una persona comprensiva e dolce, che sia consapevole di sé stessa. Ma, principalmente, spero di trovare qualcuno con il quale condividere tutto il bello e il brutto che la vita offre”.


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