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Interviste

Alessandra Viero: Quarto grado ha amplificato la mia sensibilità per il dolore

L'intervista alla giornalista co-conduttrice di Quarto Grado che svela molti lati inediti della sua esperienza all'interno del programma di Retequattro.
Maria Lucia Tangorra

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L'intervista alla giornalista co-conduttrice di Quarto Grado che svela molti lati inediti della sua esperienza all'interno del programma di Retequattro.
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È rientrata da poco, le è capitato di seguire la trasmissione durante la sostituzione?

Sono sincera, ho avuto pochissimo tempo poiché mio figlio Roberto Leone è nato a marzo ed essendo il programma in diretta, il venerdì sera riuscivo a seguire ben poco. Ho recuperato qualche puntata successivamente, ma so che Elena (Tambini, nda) ha fatto un ottimo lavoro.

Lei è a Quarto Grado da anni, quanto l’ha cambiata quest’esperienza?

È stata ed è un’esperienza molto bella e stimolante, anche perché mi ha mutata nella sensibilità. Quando si trattano storie di dolore, bisogna essere il più possibile in empatia con i nostri interlocutori. Tante volte ci si trova a rapportarsi con familiari che chiedono verità e giustizia, mamme che hanno perso figli in situazioni poco chiare: drammi che colpiscono profondamente e impongono una maggiore sensibilità. D’altra parte, il nostro lavoro è all’insegna del rigore, infatti il punto di partenza sono i documenti e, quindi, l’oggettività. La nostra curatrice Siria Magri ci ha sempre insegnato che non dobbiamo sostituirci agli inquirenti perché non è il nostro lavoro. Ma desideriamo dare il nostro contributo come giornalisti riflettendo sui documenti d’inchiesta. A questo devo aggiungere che, con il lavoro a Quarto Grado, ho imparato a lasciare sempre aperta la porta del dubbio, tanto più che trattiamo dei gialli.

Come si fa a non farsi risucchiare mantenendo l’aplomb?

Fa parte di questo mestiere, non sarebbe giusto farsi travolgere né per se stessi, né per chi ci ascolta, non si farebbe un buon servizio. Ovviamente è impossibile non essere toccati da queste storie, ma bisogna mantenere professionalità e rigore.

Qual è il limite oltre cui non bisogna spingersi giornalisticamente parlando?

Quello del voyeurismo. Partiamo dal fatto che siamo giornalisti per cui le notizie dobbiamo darle. Ma bisogna gestirle con tutta la delicatezza del caso.

C’è una storia che l’ha colpita su tutte?

Più di una. Sicuramente la tragedia di Yara Gambirasio. Ho iniziato a seguire la vicenda da inviata per il Tg4 quando lei è scomparsa. Per Quarto Grado abbiamo raccontato l’arresto di Bossetti e le fasi del processo. Tra l’altro è un caso che non ha precedenti sul piano giudiziario e scientifico. Un’altra vicenda che sento molto vicina è quella di Chiara Pioggi. Ho conosciuto sua madre Rita con cui ho instaurato un rapporto di stima: capita quando si incontrano persone sensibili e sobrie nel dolore. In generale, però, ogni vicenda ha un aspetto che ci segna. Mi ha colpito anche la storia di Elena Ceste: dalla ricerca del corpo al tragico epilogo. Questo lavoro fa scoprire infiniti aspetti dell’essere umano nel bene e nel male.

Scoprire e addentrarsi in tali aspetti dell’essere umano l’ha cambiata nell’approccio verso la realtà? Magari una reazione spontanea potrebbe essere chiudersi in difensiva…

Il rischio sarebbe andare anche troppo sulla difensiva. Forse per reazione contraria, potrei dire che siamo molto rigorosi nella realizzazione della trasmissione, ma ci piace anche celebrare la vita. Lo facciamo con la consapevolezza di formare una squadra di grande valore. Anche le campagne che lanciamo (quest’anno #abbracciami, nda) dimostrano questo slancio verso la vita. Dopo aver parlato di storie dolorose, vogliamo innalzare un inno ai rapporti belli e sinceri, lanciando così un messaggio sul finale.

A proposito, oltre Siria Magri, il caporedattore centrale è Rosa Teruzzi. Siete una redazione con una fortissima componente femminile, quanto influisce sul lavoro di gruppo?

Secondo me, le donne, quando si tratta di cronaca, hanno una sensibilità particolare. Sanno trovare le notizie, riportarle, ma anche avere un rapporto più umano sia con chi ascolta che coi protagonisti. Affermo ciò, senza nulla togliere ai colleghi maschi, ci completiamo a vicenda.

Con quali modalità preparate una puntata?

La primissima riunione avviene dopo la diretta, ci ritroviamo nei corridoi degli studi o fuori se il tempo lo permette, ci scambiamo le impressioni a caldo e già emergono i primi spunti per quella successiva. Siria stila subito un piccolo elenco anche su ciò che è migliorabile così da iniziare a lavorarci su. Ci tengo a sottolineare che stiamo parlando di una trasmissione che prevede tre ore e mezza di diretta. Lei è come se fosse un direttore d’orchestra, ci coordina benissimo e in modo armonico sia durante la preparazione che quando siamo in onda. Il sabato continuano le telefonate tra tutta la squadra e il lunedì avviene la riunione ufficiale in cui mettiamo sul tavolo i casi della settimana decidendo quelli che tratteremo. Spesso e volentieri capita che il giovedì arriva una notizia per cui dobbiamo ribaltare tutto. È il rischio e il bello di questa professione.

Il venerdì è serata d’intrattenimento sulle altre reti. Quanto vi condiziona avere una concorrenza del genere?

Noi cerchiamo di realizzare il nostro lavoro a prescindere, chiaramente la controprogrammazione è uno stimolo in più a fare sempre meglio.

Quanto è determinante l’aspetto social per questo programma?

Noi cerchiamo di instaurare un dialogo con chi ci ascolta e abbiamo i quartograders che ci seguono fedelmente. Capita che arrivino delle segnalazioni dal web, ma vanno sempre filtrate e verificate perché a volte ci si nasconde dietro l’anonimato.

Ora lei è mamma: si è chiesta come si potrebbe raccontare la cronaca nera ai bambini?

Quarto grado non è una trasmissione per piccoli sebbene noi cerchiamo di essere molto attenti, magari inserendo storie più scabrose a tarda sera.
Sicuramente vanno fatti i conti con questa realtà, i nostri figli devono conoscerla. Ce lo insegnano anche gli psicologi quando devono ascoltare i minori come testimoni, ci sono strumenti appositi per parlargliene. Detto questo, preferirei che fossero raccontate fiabe il più a lungo possibile.

Quanto l’aiutano i suoi studi in Giurisprudenza nella gestione del programma?

Sono di supporto nella misura in cui parliamo di cronaca, usiamo quindi un linguaggio appropriato, addentrandoci anche nella struttura del nostro ordinamento giuridico. Bisogna essere molto precisi quando si trattano certi argomenti, per rispettare lo spirito del nostro lavoro e anche per evitare querele.

È sempre stata indirizzata verso il giornalismo di cronaca?

Me n’ero occupata nelle tv locali, arrivando a trattare anche un caso molto grosso. In quell’occasione feci un collegamento col Tg4 e questo è stato il mio contatto con Mediaset. Apprezzo la cronaca, ma in generale mi piace raccontare le storie secondo modalità che ho testato anche in altri settori, compresi i tg. Diventare giornalista era il mio sogno fin da piccola.

Ha avuto un modello a cui ispirarsi?

Mi piaceva molto Lilli Gruber. La vedevo come una donna determinata, emancipata, oltre che una bravissima giornalista.

Lei ha ricevuto dei riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Biagio Agnes. L’hanno aiutata nel corso della carriera?

Un attestato di stima dall’esterno è fonte di soddisfazione e di sprone a migliorarsi sempre di più. Poi fa sempre piacere ai propri genitori.

Ci sono dei prossimi progetti a cui aspira?

Avendo appena ripreso con Quarto Grado, che è una sfida impegnativa, dedico al programma tutte le mie attenzioni, conciliando il mio ruolo di conduttrice con quello di mamma di un bimbo di pochi mesi.

Qual è l’aspetto di lei che vorrebbe comunicare ai telespettatori?

Mi piace molto il momento in cui arriva la notizia in diretta, a quel punto si rovescia la scaletta e si seguono tutti gli avvenimenti per cui direi senz’altro la capacità di raccontare live quanto sta avvenendo, adattandosi a ciò che si sta verificando in quell’hic et nunc. Tutto questo mette anche alla prova. Mi ricordo quando ci sono stati gli attentati al Bataclan, è stata una puntata drammatica, difficile, molto intensa: stavamo trattando ciò che stava accadendo in una realtà molto vicina a noi.


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Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.
Anna Mancini

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.
Anna Mancini

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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Interviste

MasterChef Italia 10 il vincitore Francesco Aquila «vi presento il mio libro My Way: Zio bricco che ricette»

Intervista con il vincitore della decima edizione di MasterChef che svela i progetti futuri legati alla cucina.
Alice Toscano

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MasterChef Italia 10 Francesco Aquila
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MasterChef Italia 10 ha il suo vincitore: è Francesco Aquila. Il giovane è il primo classificato nel cooking show si Sky prodotto da Endemol Shine Italy. La finalissima è sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW TV.

Francesco Aquila ha 34 anni, è un cuoco amatoriale pugliese che risiede a Bellaria Igea Marina. E’ maître di sala e docente di sala. È riuscito ad avere la meglio su due concorrenti, Antonio ed Irene, che sono giunti con lui in finale.

Il titolo gli è arrivato al termine di una puntata molto accesa in cui il vincitore è stato incerto fino all’ultimo. Abbiamo raggiunto Francesco Aquila telefonicamente. Questa è l’intervista rilasciata al sito www.maridacaterini.it.

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila vincitore

MasterChef Italia 10 – intervista al vincitore Francesco Aquila

Lei è divenuto famoso per il suo intercalare Zio bricco e per il modo di piegare il mignolo. Come lo spiega?

«Zio Bricco è stato un mio modo di dire che può essere utilizzato sia in positivo sia in negativo. Inoltre il prossimo 11 marzo arriva nelle librerie il mio libro di ricette in intitolato My Way. Il sottotitolo è proprio “Zio bricco che ricette”».

Qual è stato il suo percorso durante il cooking show?

«Io ho cominciato ad avere la consapevolezza che avrei potuto andare avanti nelle cucine di MasterChef quando mi sono reso conto che mi mancava molto mia figlia. Questa sensazione l’ho trasformata in una sorta di grinta ulteriore. Il tempo per tutti è prezioso ed ho capito che avrei potuto recuperare quello dedicato a MasterChef e non a mia figlia, solo con un piazzamento importante nella classifica. Così ho capito che stavo esplodendo».

Come ha reagito sua figlia dinanzi alla vittoria del papà?

«Intanto ho dovuto tenerle nascosto che ero il MasterChef Italia numero 10, perché temevo che avendo solo 4 anni avrebbe potuto parlarne con qualcuno mentre noi per contratto eravamo tenuti al segreto».

Come ha reagito dinanzi alla popolarità nel corso soprattutto della fase finale di MasterChef?

«Posso dire di essere stato riconosciuto da ben pochi. Indossando mascherine ed occhiali di ieri sono riuscito a passare per molto tempo inosservato. A chi, nonostante tutto mi riconosceva, ho detto che per sapere qualche novità sul mio conto c’era un unico modo: seguirmi durante le puntate di MasterChef Italia».

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila intervista

Lei inizialmente sembrava un personaggio buffo, poi si è rivelato pieno di valori. Come mai?

«La verità è che io sono proprio come i telespettatori mi hanno visto. Una persona semplice che ha cercato di veicolare all’interno del cooking show valori sani basati sull’amicizia, sulla famiglia, sulla lealtà e anche sull’amore inteso in senso generale».

Lei ha diviso la finale con Antonio ed Irene. C’erano altre persone con cui avrebbe voluto gareggiare?

«Nella vita io credo molto alla meritocrazia. E tra l’altro devo dire di essere ancora frastornato perché dopo tanto tempo non riesco a credere nella mia vittoria. È stata un’avventura bella e significativa. Io ho dimostrato che nel lavoro conta la meritocrazia. Ed è proprio per questo valore sono arrivati in finale con me Antonio ed Irene, persone che hanno meritato di raggiungere questo traguardo».

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila progetti

Il suo futuro sarà ancora nella cucina?

«Io attualmente mi sento in un pianeta sconosciuto che devo ancora visitare. Mi piacerebbe poter crescere professionalmente ai fornelli e diventare uno chef professionista. Lavorare in una cucina così importante è stato per me decisivo. E molto spesso io mi sono detto che avrei dovuto comportarmi proprio come fossi in un locale servendo dei clienti».

C’è un ingrediente che porta con sé dopo MasterChef?

«Sicuramente l’aglio nero che non conoscevo e non avevo mai usato. A MasterChef mi sono letteralmente innamorato di questo ingrediente e lo porterò con me».

C’è stato un momento in cui si è sentito demoralizzato?

«Sì più di uno. Il primo è stato durante il terzo livello di uno Skill Test. Il secondo in una prova successiva. Mi ha preso un grande sconforto perché in ambedue i casi mi trovavo dinanzi una gallina e non sapevo assolutamente come cucinarla».

Un consiglio che darebbe ai prossimi concorrenti di MasterChef?

«Direi loro di essere sempre sé stessi, di non farsi influenzare dalle telecamere e di non accendere i fornelli se non si è sicuri della ricetta che si vuole preparare».


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