Connect with us

Interviste

Francesco di Raimondo: dopo Romanzo famigliare sarò cardinale in Medici 2

L'intervista a Francesco di Raimondo, tra i protagonisti di Romanzo Famigliare, attualmente in onda su RaiUno. L'attore sarà anche in Medici 2 dove interpreta un cardinale di 15 anni.
Maria Lucia Tangorra

Pubblicato

il

L'intervista a Francesco di Raimondo, tra i protagonisti di Romanzo Famigliare, attualmente in onda su RaiUno. L'attore sarà anche in Medici 2 dove interpreta un cardinale di 15 anni.
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

L’aspetto che di Federico l’ha colpita in maniera istintiva?

È un personaggio particolare perché, da un lato è molto vicino a me, principalmente per via della passione per la musica – io studio clarinetto ed è stato stupendo poter unire le mie due più grandi passioni. D’altra parte, però, caratterialmente è lontano da me. È una persona iper-razionale, molto controllata, che si assume le proprie responsabilità sopratutto in virtù di dinamiche personali, vissute nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. Ogni battuta nasconde qualcos’altro del suo mondo.
Ciò che più mi ha colpito di lui è la reazione che ha nel momento in cui scopre che Micol è incinta.

Qual è, a suo parere, il punto di forza della serie?

La sceneggiatura a quattro mani di Archibugi ed Elena Buccaccio poiché sono riuscite a raccontare tantissimi personaggi – e lo dico anche come spettatore – conferendo spessore a ciascuno.
Senz’altro la regia della Archibugi è un valore aggiunto. Grazie alla sua direzione, ogni giorno, comprendevo particolari di Federico che son andati a comporre il puzzle complessivo. Inoltre, ho avuto la possibilità di lavorare con attori giganteschi come Giancarlo Giannini, Vittoria Puccini, Anna Galiena, Pamela Villoresi.

Spesso si dice che c’è una differenza nello “sguardo femminile” (riferendosi alle registe donne), lei, dall’interno, l’ha avvertita?

A mio parere è una questione di sguardo sensibile. L’essere donna non vuol dire saper raccontare necessariamente bene una donna.

Lei, quindi, non ha notato alcuna differenza nel modo di esser diretto?

Senza nulla togliere agli altri registi con cui ho lavorato, ho sentito una differenza per la personalità, la testa e l’emotività di Francesca, qualità che non attribuisco al suo essere donna, ma al suo essere così com’è.

Ci può anticipare come si evolve il suo personaggio?

Forse a causa della gravidanza, i due mondi apparentemente lontani si riscoprono vicini. L’elemento più romantico che li accomuna è la passione per la musica.

La famiglia è una delle tematiche più care a Rai Fiction. Da artista e da spettatore, in cosa si diversifica ‘Romanzo famigliare’?

Avevo scelto di non vedere nulla, neanche prima della conferenza stampa, per poter seguire la messa in onda come spettatore. In quest’ottica sono rimasto piacevolmente colpito dal linguaggio inedito e dalla storia che mi ha immediatamente catturato. Riscontro un modo nuovo di raccontare la famiglia, nel senso che è stato adottato un linguaggio vero, che rappresenta dinamiche relazionali, famigliari ed emotive vere.

Che tipo di spettatore è?

Seguo molto la serialità, nostrana e internazionale (penso a ‘Downton Abbey’ e ‘Narcos’), così come il cinema e spero sinceramente che ‘Romanzo famigliare’ possa offrire un contributo nuovo.

Lei ha partecipato all’ultimo lavoro di Ridley Scott, ‘Tutti i soldi del mondo’ (attualmente in sala). Che tipo di esperienza è stata?

Molto positiva, purtroppo per quello che è successo – mi riferisco alla sostituzione di Kevin Spacey – sono stati fatti molti tagli, di conseguenza la mia parte è stata ridotta. Nonostante questo, si è trattato di un’esperienza notevole, non solo perché ho avuto la possibilità di essere diretto da uno dei registi più grandi nella storia del cinema, ma mi sono ritrovato sul set insieme ad attori come Michelle Williams e Mark Wahlberg. In più era la prima volta in cui recitavo in una lingua non mia e pur avendo un’ottima padronanza di inglese e francese, non è così semplice.

Lei condivide la scelta della sostituzione di Spacey?

No, ma mi preme spiegarmi. Il tema è molto delicato per cui da un lato comprendo perfettamente la decisione della produzione e del regista certamente finalizzata a proteggere il film da tutte le polemiche che si sarebbero potute creare. Al contempo, però, eliminare un attore fenomenale com’è Spacey è stata una scelta troppo drastica.
Credo fermamente che sia giusto denunciare atti di questo genere ed è necessario prendere dei provvedimenti; dall’altro lato bisogna stare attenti nel non fare di tutta un’erba un fascio. Nel caso specifico, se non ricordo male, ci si riferiva a qualcosa accaduto anni fa e quindi è stata effettuata una condanna retroattiva. Se si dovesse adottare un ragionamento del genere, mi vengono in mente tantissime pellicole che dovrebbero essere distrutte o fatte cadere nell’oblio.
Non voglio entrare nel merito del comportamento di Spacey perché riguarda la sua persona e lungi da me giudicare. Per come la vedo io, è una decisione che si inserisce nel filone attuale di Hollywood.

Spesso si parla dei giovani che non vogliono assumersi responsabilità. Lei era tra i protagonisti di ‘Belli di papà’ di Guido Chiesa. Come si sente rispetto a questo stereotipo?

Non mi ci identifico e nel film la questione è affrontata in maniera molto intelligente, dove il preconcetto rimane tale, coi tre ragazzi che manifestano un’evoluzione. Il problema è di categorizzazione, dipende dalle persone.

Leggendo il cv, abbiamo scoperto che è compositore di versi…

Quella pubblicazione (concorso ‘Premio di poesia Calamandrei’, quarta e quinta edizione, con pubblicazione di oltre venti suoi componimenti nella raccolta del concorso edita dalla casa editrice Lombardi, nda) è capitata per caso, su spinta della mia insegnante, che aveva trovato interessante ciò che avevo scritto. Confesso che sono molto geloso di ciò che scrivo [lo dice con pudore], continuo a farlo, ma non desidero che lo leggano altri perchè riguarda la sua sfera privata.

Francesco lei ha seguito anche un corso di clownterapia…

Mi è stato proposto un corso, l’ho fatto per provare qualcosa di nuovo e si è rivelata un’esperienza incredibile. L’ho sperimentato in precedenza rispetto al percorso teatrale e cinematografico ed è stato utilissimo perché è uno studio molto profondo di sè stessi e degli altri.

Prosegue anche nell’attività di volontariato…

[Anche su questo tasto è riservato] non amo particolarmente pubblicizzarla, se non altro perché fa parte di un mondo interiore, ma ci tengo a portarla avanti. Circa due mesi fa ho fatto un viaggio in Brasile con una Onlus con cui collaboro. Non mi piace molto la parola volontariato, seppur non si saprebbe come altrimenti definirlo, perché questo termine implica qualcosa che fai per gli altri. Sarà banale da dire, ma è superiore ciò che ricevi.

Lei è anche nella seconda stagione della serie ‘I Medici’. Ci racconta il suo personaggio?

Interpreto un cardinale quindicenne (uno dei primi cardinali adolescenti della storia), nipote del Papa ed è stato interessante perché non so, nella mia carriera, quante altre volte mi capiterà di interpretare un ruolo del genere. Inoltre, si tratta del mio primo personaggio realmente esistito per cui mi sono documentato. Ho dovuto imparare una ritualità e perciò sono stato affiancato da un consulente religioso, il quale mi ha guidato nella costruzione del personaggio. È stato entusiasmante poter vestire gli abiti del tempo curati da Alessandro Lai. Sono rimasto molto colpito dalla cura minimale anche in scene con tantissime comparse. Il tutto su un set di grandi professionisti.

Con quali attori si è relazionato maggiormente?

Il bello di questa produzione è l’unione di attori italiani con interpreti inglesi come Sarah Parish e Bradley James.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

Continua a leggere
Advertisement
Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.
Anna Mancini

Pubblicato

il

Martina Crocchia quando torna
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere

Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.
Anna Mancini

Pubblicato

il

Mihaela Gavrila comitato media e tv
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere

Interviste

MasterChef Italia 10 il vincitore Francesco Aquila «vi presento il mio libro My Way: Zio bricco che ricette»

Intervista con il vincitore della decima edizione di MasterChef che svela i progetti futuri legati alla cucina.
Alice Toscano

Pubblicato

il

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

MasterChef Italia 10 ha il suo vincitore: è Francesco Aquila. Il giovane è il primo classificato nel cooking show si Sky prodotto da Endemol Shine Italy. La finalissima è sempre disponibile on demand, visibile su Sky Go e in streaming su NOW TV.

Francesco Aquila ha 34 anni, è un cuoco amatoriale pugliese che risiede a Bellaria Igea Marina. E’ maître di sala e docente di sala. È riuscito ad avere la meglio su due concorrenti, Antonio ed Irene, che sono giunti con lui in finale.

Il titolo gli è arrivato al termine di una puntata molto accesa in cui il vincitore è stato incerto fino all’ultimo. Abbiamo raggiunto Francesco Aquila telefonicamente. Questa è l’intervista rilasciata al sito www.maridacaterini.it.

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila vincitore

MasterChef Italia 10 – intervista al vincitore Francesco Aquila

Lei è divenuto famoso per il suo intercalare Zio bricco e per il modo di piegare il mignolo. Come lo spiega?

«Zio Bricco è stato un mio modo di dire che può essere utilizzato sia in positivo sia in negativo. Inoltre il prossimo 11 marzo arriva nelle librerie il mio libro di ricette in intitolato My Way. Il sottotitolo è proprio “Zio bricco che ricette”».

Qual è stato il suo percorso durante il cooking show?

«Io ho cominciato ad avere la consapevolezza che avrei potuto andare avanti nelle cucine di MasterChef quando mi sono reso conto che mi mancava molto mia figlia. Questa sensazione l’ho trasformata in una sorta di grinta ulteriore. Il tempo per tutti è prezioso ed ho capito che avrei potuto recuperare quello dedicato a MasterChef e non a mia figlia, solo con un piazzamento importante nella classifica. Così ho capito che stavo esplodendo».

Come ha reagito sua figlia dinanzi alla vittoria del papà?

«Intanto ho dovuto tenerle nascosto che ero il MasterChef Italia numero 10, perché temevo che avendo solo 4 anni avrebbe potuto parlarne con qualcuno mentre noi per contratto eravamo tenuti al segreto».

Come ha reagito dinanzi alla popolarità nel corso soprattutto della fase finale di MasterChef?

«Posso dire di essere stato riconosciuto da ben pochi. Indossando mascherine ed occhiali di ieri sono riuscito a passare per molto tempo inosservato. A chi, nonostante tutto mi riconosceva, ho detto che per sapere qualche novità sul mio conto c’era un unico modo: seguirmi durante le puntate di MasterChef Italia».

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila intervista

Lei inizialmente sembrava un personaggio buffo, poi si è rivelato pieno di valori. Come mai?

«La verità è che io sono proprio come i telespettatori mi hanno visto. Una persona semplice che ha cercato di veicolare all’interno del cooking show valori sani basati sull’amicizia, sulla famiglia, sulla lealtà e anche sull’amore inteso in senso generale».

Lei ha diviso la finale con Antonio ed Irene. C’erano altre persone con cui avrebbe voluto gareggiare?

«Nella vita io credo molto alla meritocrazia. E tra l’altro devo dire di essere ancora frastornato perché dopo tanto tempo non riesco a credere nella mia vittoria. È stata un’avventura bella e significativa. Io ho dimostrato che nel lavoro conta la meritocrazia. Ed è proprio per questo valore sono arrivati in finale con me Antonio ed Irene, persone che hanno meritato di raggiungere questo traguardo».

MasterChef Italia 10 Francesco Aquila progetti

Il suo futuro sarà ancora nella cucina?

«Io attualmente mi sento in un pianeta sconosciuto che devo ancora visitare. Mi piacerebbe poter crescere professionalmente ai fornelli e diventare uno chef professionista. Lavorare in una cucina così importante è stato per me decisivo. E molto spesso io mi sono detto che avrei dovuto comportarmi proprio come fossi in un locale servendo dei clienti».

C’è un ingrediente che porta con sé dopo MasterChef?

«Sicuramente l’aglio nero che non conoscevo e non avevo mai usato. A MasterChef mi sono letteralmente innamorato di questo ingrediente e lo porterò con me».

C’è stato un momento in cui si è sentito demoralizzato?

«Sì più di uno. Il primo è stato durante il terzo livello di uno Skill Test. Il secondo in una prova successiva. Mi ha preso un grande sconforto perché in ambedue i casi mi trovavo dinanzi una gallina e non sapevo assolutamente come cucinarla».

Un consiglio che darebbe ai prossimi concorrenti di MasterChef?

«Direi loro di essere sempre sé stessi, di non farsi influenzare dalle telecamere e di non accendere i fornelli se non si è sicuri della ricetta che si vuole preparare».


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere
Advertisement

Seguici su:

Di tendenza

Maridacaterini.it è una testata giornalistica iscritta al registro della stampa del tribunale di Roma, al numero 187/2015 - P.Iva 05263700659 – Tutti i diritti riservati

Copyright © 2021 www.maridacaterini.it