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Tv e politica | Francesca Barra: ecco perché mi sono candidata

Tv e politica | Francesca Barra: ecco perché mi sono candidata. La giornalista e scrittrice è in corsa nella sua Basilicata

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Tv e politica | Francesca Barra: ecco perché mi sono candidata. La giornalista e scrittrice è in corsa nella sua Basilicata
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A riguardo ha pubblicato due romanzi ambientati in Basilicata editi da Garzanti, “Verrà il vento e ti parlerà di Me”, “L’estate più bella della nostra vita”.
Francesca Barra ha condotto il Concertone del Primo Maggio su Rai3, su Radio 1 per quattro anni il programma “La bellezza contro le mafie” e su Radio 105 “La Giungla”.
Nelle ultime due stagioni è stata editorialista nel Matrix di Chiambretti e stava conducendo un programma su Radio 2 quando le è stata comunicata la candidatura.

ECCO L’INTERVISTA

Francesca Barra, come mai ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni politiche?
«Per amore. Per amore della mia terra: la Basilicata. Nella quale sono nata e cresciuta. Che ho difeso, promosso e sostenuto con ogni strumento e in ogni modo: inchieste in radio sull’ambiente, appelli durante il periodo delle alluvioni che hanno danneggiato molti comuni, ma anche con i romanzi, i documentari: da giornalista sensibilizzavo, come politico spero di incidere attivamente».

Perché ha scelto il Pd? Eppure la sua famiglia ha tradizioni diverse e lontane dal centrosinistra: è riuscita a convincere i suoi a votarla?
«La mia famiglia non ha mai condizionato la mia indipendenza intellettuale. E questa qualità dovrebbe dirla lunga su quanto io non sia facilmente condizionabile, influenzabile, nemmeno dalle persone che amo. Ci rispettiamo e in casa c’è sempre stato un grande confronto. Per questo non capisco l’accanimento sui social di chi aggredisce chiunque non la pensi allo stesso modo».

La polemica sull’apostrofo…
«Guardi, io e il grafico (che è bravissimo) abbiamo riso molto proprio ieri perché gli ho detto- come ha scritto Gramellini- che la sua è stata un’idea geniale di marketing. Ero in crisi per quel refuso – che nessuno può davvero pensare sia una lacuna grammaticale (ma si usa sfruttare così ogni cavillo). Adesso è diventato un’opportunità per mettere – invece dell’apostrofo – l’accento dove voglio con maggiore seguito. Perfetto direi. I problemi sono altri».
Lo sa che il suo è un collegio molto difficile? E non le hanno dato neanche un paracadute…
«Non l’ho voluto. La fiducia la voglio ottenere dalla mia terra. L’origine di ogni mia scelta. Non volevo una poltrona a prescindere. L’avevo già, da giornalista. In televisione e in radio: sicura e rassicurante».

Ce la farà il Pd a vincere le elezioni?
«Ce la stiamo mettendo tutta. Spero che il rigore, il buon senso, i dati Istat invece di quelli social, prevalgano su programmi mitomani, irrealizzabili e diretti solo alle pance degli italiani».

Che rapporto ha con Matteo Renzi?
«Lo conosco e lo intervisto da quando era sindaco di Firenze. Durante il referendum sulle trivelle io mi sono spesa in prima linea contro il suo Governo. Ma proprio per questo ha sempre apprezzato le mie battaglie: oneste nel metodo e nella sostanza. Il confronto, anche con lui, non è mai venuto meno. Poi mi ha dato fiducia con la candidatura, non posso che ringraziarlo per averlo fatto».

A Mediaset e alla Rai qualcuno le ha detto qualcosa di particolare dopo aver saputo della sua discesa in campo. Chiambretti come l’ha presa?
«Mi ha augurato il meglio, come alcune persone a cui voglio bene in Mediaset. In Rai ho comunicato che dovevo lasciare il programma si Radio2 il giorno della diretta – lo stesso in cui ho avuto la conferma ufficiale. Il co-conduttore e la direttrice mi hanno augurato il meglio. Succede così quando si semina bene. L’affetto e il sostegno si conquistano, ma sono indispensabili quando si compiono simili passi».

E il suo compagno Claudio Santamaria è contento della candidatura?
«Mio marito ha preso perfino un pullman di notte arrivando all’alba incastrando il suo tempo (è impegnato nelle riprese di un nuovo film) per starmi vicino. È contento se sono contenta».

Lei crede a un possibile futuro accordo tra Renzi e Berlusconi in un governo di larghe intese?
«Io per ora credo di dover pensare a fare vincere il Partito Democratico».

Tv e radio le mancheranno?
«Mi rifaccia la domanda fra qualche settimana».

Ha già delle ospitate concordate?
«No e ho rifiutato tantissime interviste. Non riesco, sto lavorando sul territorio ogni giorno dalle prime luci fino a mezzanotte. Per me questa campagna elettorale è fondamentale farla sul territorio, incontrando persone, confrontandomi con idee, problemi, progetti».

Qual è il suo interlocutore preferito in tv con cui vorrebbe confrontarsi? Dove è possibile votare Francesca Barra?
«Nel collegio Matera Melfi. L’unico interlocutore con cui amo confrontarmi davvero è il cittadino. Le storie degli altri, non è sempre stata la mia più grande occupazione?».

Che cosa vorrebbe cambiare nel suo territorio se dovesse essere eletta?
«I trasporti, la sicurezza dell’ambiente e della salute dei lucani; il problema dello spopolamento. Vorrei che i piccoli comuni (anche grazie alla legge dedicata) fossero illuminati dalla gratificazione di Matera Capitale Europea della cultura. Che fossero riaccesi con una rete di servizi interni funzionali ed efficaci. Che la regione diventasse una fucina di progetti e investimenti. Vorrei disegnare il progetto Basilicata che possa andare ben oltre il 2019 e farle ottenere finalmente ciò che merita».

Perché gli elettori dovrebbero votarla?
«Perché sono lucana. Amo la mia terra, le mie radici. E sarò presente sul territorio. Il mio lavoro di giornalista e scrittrice ha dimostrato che non c’è nessun motivo per cui non credermi. Quando sono andata via dalla Basilicata ho fatto incidere su una targa la frase che avevo sentito in un documentario: “La terra, ereditata o acquisita con nuove fortune, può costituire un ottimo investimento economico ma soprattutto spirituale, perché la qualità della vita è fatta di conti in banca ma soprattutto di quelli che si fanno con se stessi, al primo sole, meglio se seduti sotto un vecchio albero di famiglia”. Questa è la dedica che feci incidere in una targa quando lasciai la Basilicata».

Bella. C’è una dedica particolare…
«A mio padre. Queste sono le parole in cui credo: famiglia, terra, radici. Parole che ho imparato a conoscere, a rispettare e ad amare, nascendo in Basilicata, crescendo qui e perfino dovendola lasciare. Ma da allora, quelle parole sono state la mia seconda pelle, e un punto di riferimento per la mia professione. Mi sono sempre battuta per il riconoscimento del valore della nostra regione e la sua promozione. Mi sembrava impossibile che una terra così completa, monti, borghi, mare, ulivi, prodotti eccellenti della terra, i Sassi e la storia legata ad essi, le storie dei lucani, restassero nell’ombra».


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Marco Castoro, giornalista freelance, professionista dal 1990. Oggi: scrive di televisione da 20 anni. Collaboratore de Il Messaggero. Titolare della rubrica Tele&Visioni sul Messaggero.it. Collaboratore de Il Corriere dello Sport e di RTL102.5. Blogger del Fattoquotidiano.it e www.marcocastoro.it. Ieri: vicedirettore "La Notizia". Caporedattore centrale e giornalista parlamentare a Italia Oggi. Caporedattore centrale e capocronista al Tempo. Inviato ai Mondiali di calcio Italia '90 e al terremoto di Nocera Umbra.

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2 Comments

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  1. Schifaudo Nancy

    25 Febbraio 2018 at 11:44

    Trovo assurdo ciò che dice La Barra per quanto riguarda la faccenda dell’apostrofo prima dimenticato e poi messo. Innanzitutto lei non si può prendere gioco della rete che è fatta di persone che hanno visto e ho visto il vergognoso errore grammaticale sottovalutato per poi dalla stessa Barra reso + tale identificando l’apostrofo con un accento. Da che mondo è mondo la grammatica italiana c’ insegna che l’apostrofo lega due parole che iniziano x vocale e l’accento da l’ intonazione ad una parola, e lo sa benissimo dato che giornalista e scrittrice..
    Quindi il suo agire oltre che ad esser stupido è anche già una premessa di come sarà la sua condotta politica nei confronti di noi cittadini Italiani e non solo “lucani” di mera ipocrisia e narciso egoismo. Già da questo episodio ne vedo l’origine del suo mandato politico.
    Ricordo infine alla Barra che si deve esser corretti con il prossimo per non avere aspre critiche da lui e poi le ricordo che se verrà eletta ella sarà Deputato della Camera Italiana e non assessore regionale della Basilicata cm lei inconsciamente pensa di essere. Fateci caso lei nella sua campagna elettorale parla sempre della sua Basilicata e non di tutti gli italiani. Che Amarezza.

  2. Nancy Schifaudo

    25 Febbraio 2018 at 11:52

    Vorrei inoltre ricordare alla Barra che la politica cioè il benessere di tutti cittadini italiani non è affatto paragonabile ad una strategia di marketing per vendere un libro o promuovere un film essa è molto di più è partecipazione ai bisogni dei propri connnazionali promuovere i loro diritti in quanto un deputato è il loro portavoce così voluto dalla nostra bellissima Costituzione, se lo ricordi la Barra, perché se lei vuole far il deputato cn il suo agire di ora è già una perdente in partenza e già imbroglia.

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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