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Interviste

Tezeta Abraham: per me la felicità arriverebbe con lo Ius soli

Tezeta Abraham è Francesca, la migliore amica di Angelica in È arrivata la felicità 2. L'abbiamo intervistata: ci ha svelato i suoi progetti e l'impegno per l'approvazione in Italia dello Ius soli

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intervista tezeta abraham
Tezeta Abraham è Francesca, la migliore amica di Angelica in È arrivata la felicità 2. L'abbiamo intervistata: ci ha svelato i suoi progetti e l'impegno per l'approvazione in Italia dello Ius soli
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Tezeta, qual è stata la sua reazione quando ha scoperto che Angelica si sarebbe ammalata?

Inizialmente sono rimasta senza parole. Ricordo che, mentre eravamo al trucco, dissi a Claudia (Pandolfi): “come gli è venuto in mente?!”, mi sembrava di leggere un altro copione se pensiamo alla prima serie, in cui erano riscontrabili dei toni fiabeschi. Andando avanti nella lettura, ho notato come la freschezza e i ritmi non mutano in questa seconda stagione. E si creano singolari equivoci che tengono sempre alta l’attenzione.

Quest’evoluzione ha fatto sorgere il dubbio che si potesse perdere la leggerezza presente nella prima serie…

Ivan Cotroneo e Monica Rametta sono stati molto bravi nel mantenere un clima che non risultasse mai pesante né triste.

Da spettatrice, oltre che da artista, quali elementi differenziano ‘È arrivata la felicità’ dagli altri lavori?

Nelle nuove puntate si notano le trasformazioni dei vari personaggi: tutti sono più maturi. Ci eravamo salutati con un “e vissero tutti felici e contenti”, adesso Angelica e Orlando (Claudio Santamaria) si ritrovano ad affrontare una routine più serrata.

Il primo incontro di Francesca con Luca (Primo Reggiani) avviene tramite l’obiettivo della macchina fotografica a lei ben noto come attrice e indossatrice. Qual è, a suo parere, il ruolo dell’immagine?

Set e passerella, per quanto diversi, sono legati dal concetto di immagine. Quando ho letto la sceneggiatura, mi ha resa felice la presenza della fotografia tramite il personaggio di Luca, proprio perché ho avuto modo di esprimere maggiormente le competenze professionali acquisite come indossatrice.
Forse la fotografia, avendo il fermo dell’immagine, ha quel quid in più di romanticismo.

Sul piano caratteriale, quanto è riuscita a forgiare il personaggio su lei stessa?

Essendo un’attrice alle primissime armi, direi che c’è almeno un 60% di me in lei. Ci siamo scelte.

La famiglia nella fiction è molto presente. Qual è il suo parere?

In generale le produzioni, anche quelle americane, si concentrano molto sulle dinamiche famigliari. Forse la famiglia è uno di quei luoghi in cui tutti noi abbiamo meno maschere perchè si tocca l’aspetto più intimo.
Nella vita vera spesso la realtà supera la fantasia. È un aspetto che mi piace molto sia da spettatrice che da artista. Di recente sono andata a trovare la mia famiglia, che è in Africa: ho desiderio del loro affetto, vivendo lontana.

Nella serie viene affrontato anche l’amore gay se pensiamo alla coppia omosessuale Valeria (Giulia Bevilacqua) e Rita (Federica De Cola)…

La fiction tende a narrare sempre più l’oggi, con un alto livello di verosimiglianza.

“Tezeta” vuol dire nostalgia, che emozione le provoca questo sentimento?

La parola nostalgia mi mette malinconia poiché, essendo un po’ romantica, mi ricorda il passato.

Lei si è impegnata in prima linea nella battaglia per lo ius soli. Non ha mai avuto timore di esporsi?

Mi stavo ponendo delle domande, riflettevo sull’argomento e il tutto è emerso in un contesto pubblico. È avvenuto così spontaneamente che non ho avvertito questa paura, al massimo mi è balenata dopo essermi esposta davanti alle telecamere. Ti preoccupi di aver detto le giuste parole ma poi, la ricezione positiva mi ha rasserenata.

Quale responsabilità ha sentito dopo essere stata inserita dal Corriere della Sera tra le cinquanta donne più influenti del 2017?

Quell’articolo, pubblicato nel dicembre scorso, mi ha fatto rendere conto ulteriormente di quanto le mie parole fossero state comprese ed apprezzate. E ciò era avvenuto perché evidentemente c’è un grande lavoro da compiere. 

Quanto ancora c’è da fare nella battaglia per lo ius soli?

Senz’altro far passare questa legge. Credo sia solo una questione di tempo, aspetteremo pazienti.

Come mai è così difficile farla approvare in Italia?

Ci sono molte lacune dal punto di vista sociologico. La risposta-“scusa” è stata: “ci sono altre priorità in questo momento”.

Spesso alle persone di colore vengono proposti solo ruoli di immigrati. Nel suo caso c’è stato finalmente un salto di qualità come dimostra il personaggio di Francesca. Il suo parere?

Penso si sia verificato ciò che dicevamo rispetto alla famiglia. La fiction ha deciso di optare per una narrazione più verosimile anche quando parla di ragazzi stranieri. I tempi sono cambiati e ovviamente anche la televisione non può che prenderne atto.

A proposito delle molestie, lei che ha frequentato l’ambiente della moda e dello spettacolo, che ne pensa?

Il lavoro della modella è quasi più “militare” che artistico, in quanto si devono rispettare degli standard (riferendosi anche alle misure). Avendo lavorato come indossatrice sin da piccola, ero abituata a sostenere dei provini per cui ho imparato che, ad esempio, non si fanno in casa dei registi.
Purtroppo credo che le molestie avvengano in tutti gli ambienti, non solo nel cinema. Io mi sono sempre tutelata, avendo avuto anche una madre molto protettiva ed essendo riservata di carattere.

Quali sono le sue prospettive future?

Vorrei impegnarmi più attivamente nella narrazione, magari scrivendo pure delle piccole storie.

Può anticiparci qualcosa dei prossimi progetti?

Con una piccola casa di produzione abbiamo partecipato al Bando MigrArti e dobbiamo girare il corto a breve.


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Pugliese di nascita, ma milanese d'adozione da quando, anni fa, ha scelto di trasferirsi per l'università e dal desiderio di concretizzare la professione giornalistica e di critico. Grande appassionata di teatro e cinema, di cui si occupa da tempo, sta scoprendo sempre più da vicino e sul campo anche il mondo della tv.

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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