Connect with us

Intrattenimento

OpenSpace, intervista a Roberto Saviano

Molti stralci dell'intervista allo scrittorein onda nella puntata di questa sera
Redazione

Pubblicato

il

Molti stralci dell'intervista allo scrittorein onda nella puntata di questa sera
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La redazione del programma ha diffuso ampi stralci dell’intervista. Ve li proponiamo.

{module Google ads}

Nadia Toffa: Come definiresti Palmesano?
Roberto Saviano: Lo definirei un giornalista con la schiena dritta che, con l’ossessione del racconto e della cronaca della criminalità organizzata, ha praticamente reso la sua vita un inferno. Ha contribuito però a custodire una verità che altrimenti sarebbe stata smarrita.
Toffa: Tu hai conosciuto Enzo?
Saviano: Con Enzo, in realtà, ho come iniziato ad annusare il territorio intorno a casa mia. Da ragazzino, insieme a un mio amico, andammo a Pignataro Maggiore, il paese di Enzo. Enzo ci mostrò le ville dei boss. Una volta eravamo davanti alla villa di don Vincenzo Lubrano, dicemmo ai pali che presidiavano la villa di don Vincenzo, che eravamo studenti di architettura che volevamo vedere le bellezze delle ville di Pignataro.
Toffa: Quanti anni avevi?
Saviano: Credo che avessi finito da poco il liceo e avevo iniziato l’università.
Toffa: Possiamo dire che tu con Palmesano hai iniziato ad occuparti del tema della camorra?
Saviano: Sì, leggerlo mi aveva dato subito la sensazione che si trattasse di un modo diverso di raccontare quella realtà e anche un modo diverso fisico di stare in quella realtà. Significa andare sulla notizia anche quando non è notizia di cronaca, quindi quando non c’è stato l’omicidio, ma anche il giorno dopo l’omicidio, anche il giorno prima dell’omicidio. Al ristorante Enzo li vedeva e lo scriveva, li vedeva incontrare un assessore e lo scriveva, li vedeva star vicino a certi ambienti e lo scriveva. Questo stargli addosso era un modo per toglierli la cittadinanza e impedirgli di ammorbare quel territorio.
Toffa: Questo dava fastidio alla camorra?
Saviano: Le organizzazioni sanno benissimo che verranno raccontate, se non fossero raccontate avrebbero un problema anche loro. Loro vogliono che si sappia una parte della loro attività, perché vogliono intimidire, perché vogliono mostrarsi potenti, ma vogliono che tutto questo resti locale. Chiunque va oltre, chiunque approfondisce, chiunque torna sempre sul quel tema, questo inizia a fare paura. Una volta Maurizio Prestieri, un importante boss del clan Di Lauro, dice: “Noi vogliamo essere, VIPL”, Vip con la L finale. Cioè importanti, ma local. Cioè, localmente tutti “ci devono conoscere, fuori nessuno ci deve conoscere”.
Toffa: Prova a farci degli esempi su come un giornalista possa ampliare il suo sguarda e quindi poi possa dar fastidio alla camorra.
Saviano: Posso raccontare l’omicidio di Immacolata Capone, una donna che venne uccisa per strada come un boss. Il cronista racconta questo, racconta l’ipotesi della magistratura e chiude. Vado oltre e metto insieme e ipotizzo che quell’omicidio, secondo alcuni elementi che trovi, possa essere legato all’alta velocità. L’alta velocità, cioè Napoli-Roma, l’ha costruita il clan dei Casalesi. Poi vado oltre e vedo le discariche, poi approfondisco e vedo che in quelle discariche ci sono i rifiuti del Nord Italia. Su quelle discariche posso fermarmi, e invece no. Puoi andare avanti e puoi scoprire che quelle discariche poi sono state vendute allo Stato e lo Stato su quelle discariche ha fatto costruire una strada. Quindi puoi andare in superficie, essere tranquillo, evitare le querele, sembrare anche un giornalista che sta raccontando la verità, una verità di tutti. Oppure puoi andare giù, andare in fondo e rischiare.
Toffa: Questo dà fastidio alla camorra perché in qualche maniera si entra nei loro interessi economici?
Saviano: Ovviamente, si entra non solo negli interessi economici, ma anche di un’attenzione nazionale e internazionale che costringe la macchina giudiziaria a essere veloce e a essere sostenuta economicamente. Per fermare chi racconta queste cose, oltre ad esserci un modo fisico, cioè ti eliminano, c’è l’arte meravigliosa e drammatica, dico meravigliosa ironicamente, della calunnia. Nessuno può fermarti oggi dicendo: “Tutto quello che dici è falso”. Era l’accusa che facevano, ad esempio, i mafiosi negli anni ’80, nel maxi processo di Palermo, dicevano che Cosa Nostra non esisteva. Oggi ti dicono “sei esagerato”, oppure dicono “è una cosa che dicono tutti”, che è importante per cercare di abbassare l’attenzione di chi ti ascolta…”va beh, ma quello che stai dicendo, l’hanno già detto altri, ma si sa…”, perché dire “No, non è vero” o “Questa cosa non la puoi dire”, significherebbe essere immediatamente ascritti al meccanismo omertoso.
Toffa: Ma quanto è difficile fare il giornalista in quei territori?
Saviano: Quasi impossibile. Enzo ha mostrato, e la sua vita lo dimostra, quanto sia complicatissimo fare questo mestiere in un territorio dove l’isolamento è immediato. Quando ho letto la sentenza, mi aspettavo, confesso, un cataclisma internazionale. Un caso unico in assoluto dove un’organizzazione criminale, secondo una sentenza della Repubblica Italiana, ha chiesto la rimozione di un giornalista. E invece c’è stato il grande silenzio, come sempre.
Toffa: Ma perché i giornali non ne hanno parlato? Tu sei stato il primo a scriverne, dopo di te qualche articolo è uscito, ma pochi, pochissimi.
Saviano: Innanzitutto c’è una specie di meccanismo di mutuo sostegno, cioè “non parliamo troppo dei giornali, domani quel giornale potrebbe essermi utile, il voto all’Ordine potrebbe servire”. Secondo me quindi non si vuole quasi mai, tranne in casi rari, pestare i piedi a editori, giornali… sono tutti in qualche modo legati, vincolati, ricattabili.
Toffa: Tu ora stai molto all’estero. Ma nel Paese dove sei tu, come avrebbero gestita questa notizia?
Saviano: L’attenzione internazionale spesso si ferma. In Germania, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, non riescono fino in fondo a capire. Cioè se davvero questa persona è stata licenziata per ordine di un boss e c’è l’intercettazione, com’è possibile che non c’è stata una battaglia culturale sul caso?
Toffa: Cioè vuoi dirmi che all’estero arrivano addirittura a pensare che il fatto non sia vero perché non si spiegano che non ci sia un clamore mediatico in Italia?
Saviano: Sì, perché è molto complicato, devi leggerti 500 pagine di sentenza, devi leggerti l’inchiesta. Quando una cosa non è affrontata direttamente da una firma che loro considerano autorevole o comunque in grado di spiegargli il fatto, queste cose arrivano molto tardi. Il loro pubblico non riesce a percepire. È impensabile che in Europa esista un Paese, l’Italia, con decine di persone sotto protezione per minacce criminali. È quasi impensabile.
E allora è molto più facile dire: “Va beh, è un’esagerazione italiana”. Loro arrivano a percepire quando c’è un omicidio, quando c’è un grande attentato.
Toffa: Ma nelle intercettazioni, il boss Lubrano paragona Palmesano al giornalista Giancarlo Siani. È un parallelismo molto forte.
Saviano: Il parallelismo è inquietante. Giancarlo Siani viene ucciso negli anno ‘80, giornalista abusivo, quindi senza contratto, del Mattino. È interessante ricordarlo soprattutto per il pubblico più giovane, perché Giancarlo Siani non fa semplicemente il lavoro di cronista. Infatti, l’articolo per cui lui viene ucciso è un articolo dove lui lancia un’ipotesi: l’arresto di Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata, potrebbe essere il prezzo pagato dai Nuvoletta per la pace con i Bardellino. Quindi lui sta facendo un’ipotesi e su questa ipotesi, che aveva imbroccato, che era giusta, viene condannato a morte. Siani viene ucciso anche a cuor leggero in qualche modo. Perché ragazzino, perché coscienti che non sarebbe stato un caso nazionale, e non lo fu, non lo fu affatto, sapendo che era facile, e da qui la stampa locale, non solo facile, diffamarlo. Per 10 anni fu detto che Siani era stato ucciso per storie riguardanti donne, storie riguardanti droga, non si capiva… Era andato in una casa chiusa e aveva visto un magistrato… Tutte balle. Il meccanismo di delegittimazione è il meccanismo più forte che c’è per isolare chi scrive, per spezzare la vita, l’immagine e il quotidiano di chi scrive. E io mi sono così  impegnato in prima persona sulla vicenda Palmesano perché ero infastidito e perché volevo anche vendicarmi della solitudine a cui l’hanno costretto.
Toffa: Ma l’isolamento non gliel’ha creato solo la camorra, cioè anche le persone normali l’hanno lasciato solo Palmensano.
Saviano: Certo. Mica perché sono mafiosi. No, l’isolamento non te lo fanno i mafiosi. L’isolamento te lo fanno le persone per bene che si sentono in difficoltà, in colpa, sotto giudizio. Qualcuno si è speso raccontando qualcosa che loro non riescono a raccontare. Sono loro che lasciano soli. Chi racconta, chi dà questa fiducia alla parola, deve sapere che questa parola gli toglierà tutto, metterà in crisi ogni singolo aspetto della propria vita.
Toffa: Cosa possiamo fare noi per i giornalisti che, come te e Palmesano, coraggiosamente scrivono di camorra?
Saviano: Innanzitutto difendere queste figure dalla diffamazione e dall’isolamento. Poi quello che si può fare è capire, capire che c’è molta differenza tra chi approfondisce e tra chi sbandiera che tutto è mafia. Bisogna smettere di tifare e bisogna stare vicino alle parole di chi racconta. Prendetevi tempo, approfondite, capite, questa è la cosa migliore che può fare una persona, una donna o un uomo che vogliono stare vicini a chi racconta le mafie.
Toffa: Rimarrai all’estero o pensi di tornare in Italia?
Saviano: All’estero, quando mi accolgono e quando non cercano di cacciarmi perché creo problemi, sto meglio. Però insomma spero di tornare.
Toffa: Ti abbraccia tutta Italia.
Saviano: Grazie, magari fosse così. Ti abbraccio.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere
Advertisement
Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Intrattenimento

Top Dieci, 7 maggio 2021, le Divine vincono la puntata del programma di Carlo Conti

Benedetta Morbelli

Pubblicato

il

Top Dieci 23 aprile 2021
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Questa sera, venerdì 7 maggio 2021, andrà in onda su Rai 1 una nuova puntata di Top Dieci. Appuntamento alle 21:25 dagli Studi Rai Fabrizio Frizzi, dove Carlo Conti condurrà una sfida serratissima tra due squadre di vip che giocano ad indovinare classifiche della cultura pop italiana degli ultimi sessant’anni.

Top Dieci, 7 maggio 2021, diretta del programma di Carlo Conti

Inizia il programma. Carlo Conti introduce le squadre:

Le tre grazie: Ubaldo Carantani, Lucia Ocone, Giorgio Panariello

Le divine: Alba Parietti, Orietta Berti, Cristiano Malgioglio

Si parte con la classifica dei nomignoli amorosi. Alba Parietti sembra molto ferrata, ma Giorgio Panariello e Lucia Ocone non sono da meno.

Si passa poi a parlare di cosa accadde il 7 maggio di 44 anni fa. A Londra si svolgeva il G7; la tv era appena passata al colore, ma c’erano ancora programmi in bianco e nero; Super Gulp intratteneva i ragazzi dell’epoca; la colonna sonora di Rocky faceva sognare.

Le cinque canzoni più ascoltate di quell’anno erano:

5 Alla fiera dell’est – Branduardi

4 Bella da morire – Homo sapiens

3 Solo – Baglioni

2 Honky Tonk Train Blues – Emerson

1 Amarsi un po’

Gli Homo sapiens intervengono in studio e suonano dal vivo “Bella da morire”. Cristiano Malgioglio si commuove e racconta che questa canzone gli ricorda la fine del suo grande amore.

Questa manche termina con una vittoria schiacciante: 12 punti per le Tre Grazie e solo 5 per le Divine.

Top Dieci, 7 maggio 2021, gli anni 80 e Gianna Nannini

Nel 1983 ci si sposava giovani e dopo un fidanzamento lungo; Manuela Orlandi veniva rapita, Enzo Tortora veniva processato; Pronto Raffaella ed il gioco dei fagioli divertivano gli italiani.

Si gioca ad indovinare i regali della lista di nozze più richiesti nel 1983. Il più desiderato era il frigorifero, seguito dalla lavatrice. Al terzo posto la televisione, al quarto la lavastoviglie.

Entra in studio Gianna Nannini, che è protagonista della quarta classifica della serata. Gianna parla delle sue top 10 personali: il luogo che ama di più è la campagna ed in particolare Siena; il concerto più bello è quello tenuto all’Arena di Verona sotto alla pioggia; il suo piatto preferito sono fusilli con le zucchine ed il grana.

Una classifica ricorda i suoi successi più amati:

10 Io 

9 America

8 Profumo

7 Fenomenale

6 Ragazzo dell’Europa

5 Meravigliosa creatura

4 I Maschi

3 Sei nell’anima

2 Bello e impossibile

1 Fotoromanza

 

 

Top Dieci, anni 60 ed i personaggi di Panariello

Si parla di anni 60. “Mi secca dirlo perchè mi data, ma che tempi meravigliosi” – commenta Alba Parietti. La classifica riguarda i tormentoni estivi di quegli anni.

5 Luglio – Del Turco

4 St Tropez Twist – Di Capri

3 Marina – Granata

2 Speedy Gonzales – Di Capri

1 Quando quando quando – Renis

Il punteggio si ribalta al termine di questa manche: 23 punti per le Divine, 17 per le Tre Grazie.

E’ il momento di una classifica dedicata a Giorgio Panariello ed i suoi personaggi.

10 Naomo

9 Pio Bove

8 Raperino

7 Sig.ra Italia

6 Nando

5 Simone

4 Pr

3 Amerigo

2 Mario

1 Lello splendor

Top Dieci, Fausto Leali, Ivana Spagna e le hit di Orietta Berti

La top 10 seguente è dedicata ai tormentoni del 1987. Entra in studio Fausto Leali, che canta “Io amo”. Ivana Spagna interpreta “Call me”. Cristiano Malgioglio balla. “Aldilà di tutte le classifiche, quando Ivana  saliva sul palco era Madonna” – commenta la Parietti.

Si torna agli anni 60 con la classifica delle hit di Orietta Berti:

5 al quinto posto A Via dei Ciclamini  di Orietta Berti

4 Tipitipitì

3 Io tu e le rose

2 Tu sei quello

1 Finchè la barca va

Si parla dei mestieri maschili più sexy. Vigili del fuoco, personal trainer, attori, imprenditori, bagnini, calciatori…Lucia Ocone ed Alba Parietti sono le più agguerrite e ne indovinano uno dopo l’altro!

Le hit di Adriano Celentano e la bravura di Cristiano Malgioglio incoronano vincitrici della puntata le Divine con un punteggio di 46 a 40.


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere

Intrattenimento

Fratelli di Crozza 7 maggio 2021, parodie e monologhi della puntata, l’imitazione di Ursula von der Leyen

Fratelli di Crozza 7 maggio, la nona puntata del 2021 per il one man show di Maurizio Crozza. Tutte le parodie e i monologhi.
Lorenzo Mango

Pubblicato

il

Fratelli di Crozza 7 maggio
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

NOVE propone questa sera, 7 maggio 2021, la nona puntata dell’edizione 2021 di Fratelli di Crozza. A partire dalle 21.25 Maurizio Crozza propone la sua versione di politici, economisti e personaggi protagonisti delle vicende di cronaca della settimana appena trascorsa.

Nel corso della puntata andata in onda venerdì scorso, 30 aprile 2021, Crozza ha imitato due personaggi che non si vedevano da qualche tempo nel suo one man show: i politici Silvio Berlusconi e Carlo Calenda. Inoltre, per la seconda volta di seguito il comico genovese si è esibito nella parodia di un improbabile Andrea Agnelli. Non sono mancate le consuete imitazioni di Flavio Briatore, Antonino Spirlì, Vincenzo De Luca e Luca Zaia.

Vi ricordiamo che potete seguire la quinta puntata di Fratelli di Crozza in diretta streaming sul sito discovery+; sulla piattaforma saranno caricate anche le singole imitazioni estrapolate da ogni puntata dell’edizione.

Fratelli di Crozza 7 maggio, la diretta

La prima parodia della puntata è del politico Matteo Salvini. L’imitazione è basata su un recente video pubblicato sui social in cui il leader della Lega critica il DDL Zan. “Ciascuno può far l’amore con chi vuoile: con le persone normali… o con gli altri. Trans, lesbici, motorini truccati omosessuali. Lasciate giocare mia figlia con la gonnellina, senza che il decreto Zan la faccia vestire in giacca e cravatta? Già a scuola fanno diventare omosessuali con iniezioni lesbiche…” afferma Crozza-Salvini.

Segue un monologo sul discorso di Fedez tenuto sul palco del primo maggio 2021. Anche Crozza riporta le dichiarazioni dei consiglieri leghisti che Fedez ha citato; facendo nuovamente nomi e cognomi, e mostrando anche le foto dei leghisti citati. “Salvini, ma vi va davvero bene tutto alla Lega? Oppure ci si può distanziare da certe dichiarazioni?” afferma Crozza.

Quindi, inizia un nuovo monologo, stavolta basato su alcune nuove dichiarazioni di Grillo, e di Luigi Di Maio. L’imitazione seguente è proprio del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Il quale è rappresentato da Crozza come un personaggio inetto e confuso. Sempre pronto a fare dichiarazioni altisonanti, ma spesso prive di senso. “Abbiamo fatto la rivoluzione francese, per non far più inquadrare i piedi dei nostri in tv!” afferma convinto Crozza-Di Maio. 

Fratelli di Crozza 7 maggio, Mario Draghi

Subito dopo una breve interruzione pubblicitaria, Crozza inizia un’imitazione di Mario Draghi. Precisamente, l’imitazione del discorso in cui il vero Draghi invita “il mondo” a venire in vacanza in Italia. “Dove lo trovi un influencer che fino a poco fa lanciava i broccoli nei supermercati, e che ora invece combatte le battaglie della sinistra italiana?” esclama Crozza Draghi.

A sorpresa, quindi, Crozza propone la parodia di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea. “Marione, fai rinascere l’Italia del rinascimento, Marione. Fai rinascere me. Ma soprattutto, fammi sedere su una delle vostre poltrone. Voi siete lo stato delle poltrone, no? Chi vi ci schioda, poltroni che non siete altro.” afferma Crozza-Von der Leyen.

Segue l’imitazione di un altro personaggio che Crozza non proponeva da tempo: Mauro Corona. La parodia si basa sulle dichiarazioni rilasciate da Corona durante Dritto e Rovescio su Rete 4. “In montagna quando mangi fuori la sera e starnutisci ti escono le stalattiti. Quelli del Governo fanno le regole per la città. Se inizia a piovere mentre bevi il bianchino finisci che ti bevi l’acqua, che come l’Astrazeneca ancora non si sa che effetti abbia sull’organismo” dichiara Crozza-Corona.

Fratelli di Crozza 7 maggio

Le parodie di Vincenzo De Luca e Luca Zaia

La puntata prosegue con la parodia di Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania. Il vero De Luca è al momento in difficoltà con la campagna vaccinale: molti campani rifiutano infatti di vaccinarsi con l’Astrazeneca.

“Siamo costretti a fare la scarpetta nelle fiale di vaccino, dopo che il commissario generale Figliuolo ci ha sottratto le dosi destinate alla Campania. Quel grandissimo figliuolo di…” esclama Crozza-De Luca. L’imitazione di De Luca è sempre la più difficile da portare avanti per Crozza e la sua spalla Andrea Zalone. Più volte, nel corso dell’esibizione, a entrambi viene infatti da ridere genuinamente.

Le conferenze stampa settimanali di Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, come di consueto sono una fonte inesauribile di ispirazione per Crozza. Così, anche stasera il personaggio Crozza-Zaia è presente. “Gelindo, non far entrare il pescivendolo con la cesta qui… quanto le fa le orate? Prendimene due.” racconta Crozza Zaia. Così, nella stanza ideale della conferenza stampa Crozza costruisce puntata dopo puntata un microcosmo veneto immaginario.

Ogni sera ci sono nuovi personaggi e improbabili presenti. “Boadin, Tranchin, Zambon e Din Don Dan. Vi ricordate quella volta ghe attaccammo le ostie al prete con il BigBabom?” esclama Crozza-Zaia.

La rivalità tra Conte-Mourinho

Sono mostrate molte immagini di repertorio che ritraggono gli allenatori Antonio Conte e Jose Mourinho nel periodo in cui entrambi allenavano in Italia. Tra i due non correva buon sangue, e sono spesso volate grosse offese in campo e fuori. Così, questa sera, dato che Jose Mourinho è tornato in Italia per allenare la Roma, Crozza propone la parodia dello “special one”.

“Sono qui per stravolgere le cose. Per far giocare la Roma nello stadio della Lazio, e viceversa. Ah, hanno lo stesso stadio? Che cuore piccolo. Portafoglio gonfio, cuore piccolo” esclama Crozza-Mourinho. E ancora: “Conte il suo stipendio lo spende tutto in parrucche. La mattina si sveglia, apre il cassetto del comò, e si mette le mani nei capelli.”.

Subito dopo, Crozza propone anche l’imitazione di Antonio Conte. “E’ agghiacciante!” urla come un tormentone Crozza-Conte. 

L’ultima imitazione della puntata: Flavio Briatore

Infine, Crozza propone l’ultima imitazione della puntata: Flavio Briatore. Come ogni settimana, l’imprenditore è stato ospite in diversi programmi televisivi, fra cui #Cartabianca su Rai 3. E poi, Briatore ha pubblicato molti video sui social network, a cui Crozza attinge per la sua parodia.

Crozza Briatore è, come di consueto, confuso e confusionario. Parla inventando parole incomprensibili, e se la prende con i politici italiani. “Son bravi solo a blablare, se la prendono con le partite Ivan… Ive. Sai perchè portiamo tutto alle Cayman? Per mantenere la distanza sociale e fiscale” afferma Crozza-Briatore.

Inoltre, nel corso della parodia Crozza-Briatore si rivolge continuamente ad Andrea Zalone chiamandolo “Bianca” o “Del Debbio”. “Non sei Bianca? Sei Bianca vestita da Del Debbio? Sei Montagna (intendendo Montana n.d.r.)?” chiede confuso Crozza-Briatore a Zalone.

 


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere

Intrattenimento

Una Pezza di Lundini 2021: l’elogio del nonsense nella seconda serata di Rai 2

Considerazioni sullo show con Valerio Lundini e Emanula Fanelli in onda ogni martedì in seconda serata su Rai 2.
Irene Verrocchio

Pubblicato

il

Una Pezza di Lundini 2021 Rai 2
Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Dal 20 aprile è tornata su Rai 2 Una Pezza di Lundini 2021. Al timone della seconda edizione ritroviamo Valerio Lundini ed Emanuela Fanelli. Sono previste 15 puntate in onda ogni martedì in seconda serata.

Una Pezza di Lundini 2021 Fanelli

Una Pezza di Lundini, l’elogio del nonsense

Nel programma il comico romano Valerio Lundini interpreta il ruolo di conduttore di riserva. Deve sostituire la trasmissione (immaginaria) di turno che è saltata all’ultimo minuto.

Lundini ha infatti il compito di riempire il vuoto televisivo cercando di intrattenere il pubblico attraverso una apparente improvvisazione. Ma nulla in realtà è lasciato al caso perché la trasmissione segue una scaletta ben precisa. Nell’edizione 2021 inoltre si nota una comicità più matura, più ragionata.

Lo show inizialmente non aveva pienamente convinto perché mostrava dei punti di debolezza. Nel corso del tempo però è riuscito a costruirsi una propria identità. E’ diventato l’elogio del nonsense dal linguaggio moderno che ha l’intento di “svecchiare” la tv generalista.

L‘elemento infatti preponderante di Una Pezza di Lundini è la parodia della Tv stessa, con i suoi tempi e i suoi schemi predefiniti. Ma allo stesso tempo la tv è  anche celebrata attraverso riferimenti a programmi storici.

Il ruolo di Emanuela Fanelli

Valerio Lundini però non è l’unico protagonista della trasmissione. Alla sua figura di conduttore impegnato si contrappone la partner Emanuela Fanelli. Porta in scena una comicità più genuina, spesso condita da espressioni in romanesco.

Alcuni sketch della Fanelli sono diventati ormai dei tormentoni. Basti pensare al film immaginario A Piedi Scarzi con Alessandro Borghi dello scorso anno. Ora invece interpreta la make up artist Anna Magliani nella (finta) serie Simonetta, la truccatrice della Rai con Marco Bocci. Qui la Fanelli pone sotto i riflettori il modo di raccontare le fiction del Servizio Pubblico.

La scelta di fossilizzarsi sugli stereotipi romani può essere però rischiosa in quanto a lungo andare, potrebbe generare assuefazione nello spettatore. Analogo limite anche per i suoi monologhi incentrati sui luoghi comuni legati all’universo femminile.

Una Pezza di Lundini presenta alcuni aspetti che andrebbero migliorati. Risulta infatti più incisiva nelle clip surreali che nelle gag in studio. L’ironia eccessivamente sottile non permette a volte di coglierne pienamente le sfumature. Gli ospiti invece non sempre si prestano al politicamente scorretto mostrando imbarazzo dinanzi alla domande spiazzanti del conduttore.

Una Pezza di Lundini 2021 ascolti

Una Pezza di Lundini, gli ascolti

La prima edizione di Una Pezza di Lundini è composta da 41 puntate ed ha registrato una media del 2,46%  con quasi 350.000 telespettatori. La particolarità consiste nel fatto che è contraddistinta da una percentuale di pubblico molto variabile.

Alcune puntate ad esempio hanno avuto un indice basso di ascolti, fermandosi appena ai 189.000 telespettatori. Altre ancora invece hanno sfiorato i 600.000- 700.000 spettatori.

Le motivazioni sono da ricondurre non solo alla capacità attrattiva degli ospiti. Ma anche dal fatto che la stagione d’esordio è stata penalizzata dall’imprevedibilità dalla messa in onda. Una Pezza di Lundini 2021 invece ha una collocazione fissa in palinsesto.

In tal modo il pubblico di Lundini si sta gradualmente fidelizzando. Secondo i dati Auditel infatti le tre puntate, finora andate in onda, si aggirano intorno al 3% di share; con poco più di 300.000 telespettatori.

 


Condividi su
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Continua a leggere
Advertisement

Seguici su:

Di tendenza

Maridacaterini.it è una testata giornalistica iscritta al registro della stampa del tribunale di Roma, al numero 187/2015 - P.Iva 05263700659 – Tutti i diritti riservati

Copyright © 2021 www.maridacaterini.it