Sanremo 2019 | 6 febbraio | la recensione della seconda serata


Sanremo 2019 | 6 febbraio | la recensione della seconda serata. Riflessioni sulla puntata della kermesse canora dopo il calo d'ascolti dell'esordio.


Come accade spesso, gli aggiustamenti si sono rivelati peggiori dello schema originale. La fretta di rimediare a gaffe, inconvenienti, mancanza di feeling tra i conduttori, ha spinto a strafare. Il risultato è stato spesso imbarazzante. Ad esempio, la parte iniziale dedicata al numero sulla punteggiatura è stato banale e interminabile. Una sorta di giochino che ha rivelato la scarsa propensione a creare momenti spettacolari degni di uno show di prestigio.

La serata si è ripresa verso la fine con la trasgressività (controllata) di Pio e Amedeo. Il duo comico made in Mediaset ha tentato un’ironia tagliente e borgatara come quella mostrata in Emigratis. Ha ripreso temi già trattati, ma ha azzardato una parvenza di satira politica con riferimenti prevalenti ai partiti di un tempo e con accenno a quelli attuali. La conclusione è stata più seria con un chiaro riferimento all’annoso tema dei migranti. Infatti il loro monologo finale conteneva un invito all’uguaglianza e al rispetto degli altri, perché “prima di diventare adulti, siamo stati tutti bambini

Erano state tante le défaillance della prima serata, compresi gli inconvenienti audio e il ritardo nell’inizio del brano di Patty Pravo. Era apparsa scontata e inadeguata la conduzione di Virginia Raffaele e Claudio Bisio. Al punto che i due padroni di casa avevano fatto autocritica nella conferenza stampa di ieri mattina, martedì 6 febbraio. Vi daremo più varietà, avevano annunciato.

Ben venga il varietà nella kermesse sanremese, purché sia un varietà autorevole, di spiccata qualità che rimandi alla tradizione spettacolare made in Italy.  Purtroppo così non è stato. La necessità di dare un’impronta differente alla seconda serata ha dilungato tempi e modalità, ha spinto di due conduttori ad uscire dal ruolo ingessato mostrato nella prima serata.

A sottolineare la differenza è arrivata Michelle Hunziker, ospite della kermesse canora dopo Pierfrancesco Favino presente ieri sera. E subito si è notata la differenza tra la scioltezza di una conduttrice e la rigidità di una persona che, per professione, fa tutt’altro. La Raffaele è stata ingabbiata in sè stessa, si è rinchiusa in un’immagine che non le appartiene, mentre riesce a realizzarsi solo quando indossa le maschere dei suoi personaggi e viaggia nel circo mediatico tra clown e parodie.

E, anche quando ha cercato di assumere un atteggiamento goliardico, il risultato non si è rivelato all’altezza.

Si è avuta la sensazione che gli autori si siano trovati spiazzati dal maggior tempo a disposizione in una serata in cui a esibirsi erano solo 12 cantanti. E lo hanno riempito con momenti spettacolari molto deboli.

Anche la presenza di Pippo Baudo, il signore dell’Ariston ha dato smalto alla serata. Nella prima parte ha fatto una breve apparizione, solo il tempo di salutare “il suo pubblico” ed è stato portato via dalla Raffaele. Ma dopo è tornato a primeggiare con la sua classe e i suoi ricordi festivalieri.

Infine: la Raffaele ha cercato di riscattarsi interpretando in maniera goliardica la Carmen di Bizet. Una performance che non si è rivelata adatta alla liturgia sanremese che ha profondo rispetto per la musica leggera, figuriamoci per quella colta. Unico aspetto positivo lo sgargiante vestito rosso che le ha restituito vivacità dopo i colori spenti utilizzanti in precedenza.



0 Replies to “Sanremo 2019 | 6 febbraio | la recensione della seconda serata”

Lascia un commento

Riempi tutti i campi per lasciare un tuo commento. Il tuo indirizzo non verrà pubblicato

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*