Teche Rai: in Cina una mostra su Verdi per i 200 anni della nascita


Iniziativa per il bicentenario della nascita del musicista italiano


In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi (1813-1903), il 15 settembre 2013, sarà inaugurata la mostra “Verdi, l’invenzione del vero – ovvero l’alfabeto del sentimento umano”; uno spazio di 800mq messo a disposizione nel Museo Nazionale della Cina di Piazza Tien An men.

La mostra installa 21 “quadri” – costruiti da grandi televisori incorniciati come fossero opere d’arte, nei quali il repertorio verdiano viene esplorato lettera per lettera, in un gioco di rinvii che mostrano come la musica di Verdi, che esce dalle cuffie a disposizione dei visitatori, abbia davvero esplorato  ogni piega delle passioni umane e dunque in ogni modo (la banda, il cinema, la tv) continui a parlare un linguaggio nel quale si riconosce la sua vita, la sua arte e quel futuro che oggi è così lontano dall’epoca in cui nacque. Le immagini dei quadri saranno montate giocando sulla invenzione di un Verdi, che, come la Marylin Monroe e i Mao di Andy Warhol si riproducono e colorano inventando un Verdi che ha intuito il domani.

La Rai, che ha fornito il proprio patrimonio di trasmissioni e di repertorio, è partner di questa prima grande mostra del bicentenario ed è stata sostenuta dal Comitato nazionale, con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e la collaborazione del Mibac, della Regione Emilia-Romagna, dell’Archivio Ricordi, dell’Istituto nazionale di studi verdiani, della Treccani, di Globart, del Teatro Regio e di Fscire che l’ha realizzata. Una significativa manifestazione internazionale per celebrare Giuseppe Verdi, figura centrale della storia e della cultura italiana, che proprio partendo da Pechino vuole testimoniare la grande attenzione del nostro paese per le relazioni culturali e politiche con un paese amico come la Cina, in una vicinanza di visioni diverse, suggellata dalla musica di questo grande artista.

L’alfabeto che ne esce associa i sentimenti e le passoni di arie e cori fornite dal sito giuseppeverdi.it della Regione Emilia-Romagna (A, amore; B, bandiera; C, costrizione; D, dolore; E, eterno; F, flemma; G,guerra; H, horror; I, innamoramento; L, libertà; M, morte; N, nostalgia; O, orgoglio;P, perdono; Q, quiete; R, rispetto; S, struggimento; T, tristezza; U, uccidere; V,vendetta; Z, zimbello) alle opere verdiane in un gioco linguistico che copre l’intero alfabeto, in un lemmario dell’opera verdiana (A, di Aida ; B, di Battaglia di Legnano; C, di Corsaro; D, di I due Foscari ; E, di Ernani; F, di Falstaff; G, di Giovanna d’Arco; H, come in Macbeth; I, di Il Trovatore; L, di Luisa Miller; M, de I Masnadieri ; N, di Nabucco; O, di Otello; P, come in I Lombardi alla Prima Crociata; Q come la Q in Requiem; R, di Rigoletto; S, di Stiffelio; T, di La Traviata; U, di Un Ballo in Maschera; V, di Vespri Siciliani; Z, come in Forza del Destino)

Al centro della mostra una intera sala è dedicata a Va’ Pensiero, di cui a Pechino verrà esposto il manoscritto originale, primo autografo verdiano ad andare in Cina, insieme a pezzi delle messe in scena, originali dei libretti, le foto del paesaggio verdiano di Ghirri, il poster del punt-e-mes di Amando Testa con Verdi e Garibaldi, bozzetti e le edizioni ottocentesche di Byron, Manzoni ecc.

La mostra sarà aperta da un concerto di Andrea Griminelli, che ha messo a disposizione del Bicentenario la sua maestria e il suo prestigio di flautista, per mostrare come tutte le dimensioni di Verdi – teatro, canto e anche tema, quasi nel senso “bandistico” del termine – si possono associare.

In mostra i soffitti sono illuminati dalle immagini dei teatri italiani e nei touch screen vi sono antologie degli archivi dei libretti originali, delle recite più famose, degli interpreti e l’applicativo della Ricordi che consente di “vedere” le musiche di Falstaff sul manoscritto e confrontare le interpretazioni. Una playlist ricavata dal sito di Radio3 riempie gli ambienti attorno al baricentro di Va Pensiero, che la mostra intende riscattare alla sua funzione di evocazione di un futuro che dalla Shoah a Rita Levi Montalcini è colonna sonora delle speranze dell’Italia unita. La mostra apre il 15 settembre, alla presenza del viceministro della Cultura cinese e chiude il 17 novembre e stima di avere varie decine di migliaia di visitatori.

L’Ambasciata d’Italia a Pechino sta organizzando un tour della mostra in dieci città cinesi (Shanghai, Nanchino, Tienjin, Changsha, Guangzhou, Xiam, Canton, ecc.) nel corso del 2014; ed è stata richiesta anche dal governo indonesiano per Jakarta; altre tappe in Asia, a partire Singapore, sono previste nel corso dell’anno.

Oltre alla mostra, verrà presentata la proposta di una Notte Verdi, da offrire a tutti i comuni italiani: come nel marzo del 2011 nella Notte Verdi, chi vorrà potrà proiettare un “rullo” (un filmato impostato per essere ripetuto all’infinito con o senza un inizio ufficiale) regalato a tutti i comuni e alle comunità italiane, alle rappresentanze diplomatiche e alle istituzioni culturali, alle scuole e ai circuiti interni di impresa, per essere proiettato nella ricorrenza del bicentenario della nascita del Maestro, nella notte fra il 9 e il 10 ottobre 2013, nelle piazze, nelle prefetture nelle scuole, nei luoghi di passaggio e d’incontro. Attraverso questa iniziativa, che utilizza immagini e sfondi sonori, sarà possibile un simultaneo dialogo plurale che attraverso il linguaggio universale possa aprirsi al molteplice dello spartito-mondo.

Alberto Melloni, Segretario della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII dice: “l’esperienza della Piccola Officina di Videostoria” è ormai decennale e speriamo di essere riusciti anche questa volta a mostrare che il patrimonio della Rai è un vero patrimonio culturale e che il lavoro storico può farlo servire per “scrivere” pezzi di storia e di coscienza civile; anche attorno a figure come quella di Verdi che proprio per la loro centralità (Mila diceva “Verdi come il padre”) incrociano la delusione e la speranza del paese. Paolo Nori, lo scrittore che aveva steso il “monologo” di Verdi nel suo “Gli scarti (Feltrinelli 2003)” lo ha recitato per il rullo e per la mostra e ci ha regalato una straordinaria affabulazione di un Verdi che sa di essere “in anticipo”, ma non sa come mai conosce tutto il futuro. La mostra e il rullo lo spiegano e lo mostrano sul filo del gioco intellettuale, del rigore storico, della invenzione artistica”.



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