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Rai: giornata dedicata alla tragedia del Vajont

La programmazione delle reti Rai e della Radio Rai per il disastro del Vajont
Biagio Esposito

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La programmazione delle reti Rai e della Radio Rai per il disastro del Vajont
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 Ecco, dunque, tutti i programmi che andranno in onda nella giornata di oggi dedicati al Vajont.
Rai 2 celebra i 50 anni della tragedia del Vajont, con il noto spettacolo di Marco Paolini “Vajont – Storia di una tragedia annunciata”. Lo spettacolo andrà in onda alle 24.00, mentre Rai 5 lo riproporrà in prima serata sabato 12 ottobre alle 21.15.
Marco Paolini è protagonista di un’orazione civile alla presenza di un pubblico formato da superstiti, parenti e amici della gente dei paesi colpiti dalla catastrofe del 9 ottobre 1963, che causò quasi 2 mila morti e la distruzione di cinque paesi.
Scritto insieme a Gabriele Vacis – ma con il contributo sostanziale di tantissime testimonianze – è diventato un vero pezzo di teatro, portato in giro per varie rassegne, fino a ritrovarsi applaudito, riempito di premi e riconoscimenti. Paolini rimette in gioco la memoria dei paesi e della gente, l’impegno dello scrittore, il potere affascinante e coinvolgente del racconto, della parola detta. I morti di quella notte vengono ricordati insieme e uno ad uno, fissati per sempre nelle loro case, nelle piazze dei paesi, nelle osterie dove erano andati in tanti per seguire una importante partita di calcio in televisione. L’attore racconta tutta la storia a partire dagli anni ’50, e va ancor più indietro, fino dove arrivano le tracce delle prime misurazioni, dei primi progetti; poi va avanti fino al processo, presentando documentazioni precise, articoli di giornali, dichiarazioni che già annunciavano la grande catastrofe.
Lo spettacolo venne trasmesso per la prima volta da Rai 2 nel 1997.  

La seconda parte del programma “Mi Manda Raitre“, in onda alle 10.00, sarà invece dedicata al ricordo delle vittime della tragedia del Vajont, a 50 anni dal disastro. E per capire cosa sia stato fatto nel nostro Paese affinché queste tragedie non si ripetano, Elsa di Gati concederà ampio spazio al Fondo Ambiente Italiano, fondazione che sta promuovendo in questi giorni una grande campagna volta alla difesa e alla messa in sicurezza del territorio.

Su Rai3 alle 12.45 appuntamento con “Pane quotidiano”, la trasmissione condotta da Concita De Gregorio. Il 9 ottobre del 1963 una frana si stacca dal monte Toc, cade nell’invaso della diga e provoca un’onda che travolge e distrugge il territorio di Longarone, le frazioni di Erto e Casso. Quasi duemila i morti. Il programma quotidiano dedica una puntata speciale alla tragedia del Vajont, con lo scrittore Francesco Niccolini e l’illustratore Duccio Boscoli.

Per non dimenticare la tragedia del Vajont Rai Movie trasmette sempre mercoledì 9 alle 21.15 il film “Vajont“,  di Renzo Martinelli con  Michel Serrault, Daniel Auteuil, Laura Morante, Anita Caprioli Leo Gullotta e Philippe Leroy.1959. Nella gola del Vajont si sta costruendo quella che sarà la diga più alta del mondo: 263 metri. Tutti sono convinti che la diga, che ha creato lavoro, porterà turismo e denaro per la presenza del lago artificiale. Quando i dirigenti della società costruttrice scoprono sul fianco del monte Toc una terribile spaccatura, una massa enorme di terreno che potrebbe franare nel lago, decidono di non dire niente e andare avanti. Il geometra Olmo, entusiasta della costruzione, si è fidanzato con Ancilla, una giovane di Longarone e ora, terminata la diga, come tanti altri, deve cambiare casa. Il 4 novembre 1960 un primo pezzo di montagna frana nel lago, sollevando un’onda tremenda. Seguono frenetici consulti tra la società e gli esperti, ma ancora una volta i risultati vengono tenuti segreti. Occorre infatti arrivare al collaudo per poter ottenere i contributi governativi e vendere la diga allo Stato. Invano la giornalista Tina Merlin denuncia che il monte Toc rischia di franare nel lago stesso, provocando una strage. Anche Ancilla, che ha sposato Olmo, cerca di convincerlo a lasciare Longarone. Tutto risulta inutile. Quando, nel settembre 1963, uno scossone provoca un terremoto, i dirigenti della società, impauriti, decidono di procedere allo svuotamento del lago. Troppo tardi. Il 9 ottobre 1963 milioni di metri cubi di montagna scivolano nell’acqua e sollevano un’onda alta 250 metri che devasta la valle e tutti i paesi fino a Longarone. Sono duemila le vittime accertate.

Radio3 ricorda e racconta la tragedia del Vajont lungo tutto il palinsesto della giornata di mercoledì 9 ottobre, cinquantesimo anniversario della sciagura.
Il tema della memoria si allarga al tema della comprensione di quello che è accaduto. Per mano dell’uomo. Così come recita un documento dell’ONU del 2008 che mette il Vajont al primo posto tra i cinque peggiori esempi di gestione del territorio e dell’ ambiente.
Le responsabilità della politica e del potere, ma anche quella della scienza. Il racconto di chi oggi vive lì e vorrebbe non essere riconosciuto solo per essere “uno di quelli del Vajont dove è crollata la montagna”.
Le parole e le forme del racconto artistico e letterario come strumento della memoria.
Questi i temi che Radio3 proporrà nei programmi della giornata con le voci di testimoni, geologi, cittadini, scrittori, registi,insegnanti, artisti e ascoltatori.

Qui comincia alle 6.00 apre il racconto con una bibliografia ragionata. I testi, i film, i libri che hanno ripercorso, raccontato, ricordato, studiato la tragedia del Vajont.

Radio3scienza alle 11.30, una puntata speciale di un’ora per ricostruire il progetto della diga, i rilevamenti del territorio, gli errori degli scienziati, le voci dei pochi geologi che avevano capito e che furono inascoltati, la fretta di costruire perché era imminente la nazionalizzazione dell’energia, gli interessi del potere e della politica, la sciatteria di chi doveva controllare, gli sbagli dell’informazione e della comunicazione.

E poi cosa ha rappresentato quella tragedia per la geologia italiana? Come si studia nelle università quell’accadimento tragico? E abbiamo capito tutto o ci sono ipotesi nuove da aggiungere alla ricostruzione?
Con GianVito Graziano presidente del Consiglio nazionale dei geologi; Vittorio D’Oriano, Centro studi consiglio azionale dei geologi; Pietro Semenza, geologo e figlio di Edoardo Semenza il “geologo che aveva capito”; Adriana Lotto autrice della biografia di Tina Merlin e presidente dell’associazione a lei dedicata; Mirco Melanco autore del documentario La montagna infranta.

la tragedia

Fahrenheit alle 15.00, come raccontare la tragedia, come conservarne memoria e cosa conoscono le nuove generazioni? Con lo scrittore Mauro Corona. Su memoria e attualità si viaggerà in quella terra aspra e affascinante con  collegamenti in diretta da scuole e biblioteche locali. 

Tre soldi  alle 19.45, la sesta puntata del documentario A questo punto. Il Vajont e il Nord Est di Jonathan Zenti  è dedicata a Longarone e alla ricostruzione umana. Un viaggio sonoro nella cicatrice più profonda del nord est italiano. 
La tragedia del Vajont, la più grande catastrofe causata dall’incuria dell’uomo, ha spazzato via interi villaggi e la cittadina più popolosa della valle. L’intera comunità di Longarone è andata distrutta e la ricostruzione non ha tenuto conto del tessuto sociale trascinato via dalla furia dell’acqua.

Radio3Suite alle 20.00, la “necessità di raccontare” e di come si fa più impellente quando si è di fronte ad un evento passato ma il cui boato risuona ancora. Questo è il filo che terrà insieme la serata di Radio3. Ospiti in diretta: Gabriele Vacis, che ha lavorato alla prima versione del celebre spettacolo Vajont, con Marco Paolini. Francesco Niccolini, autore con Duccio Boscoli  del romanzo a fumetti Vajont storia di una Diga, e dello spettacolo Vajont dopo Vajont. L’attrice Patricia Zanco interprete dello spettacolo. Diego Morlin che ha curato un’installazione alla Biennale di Venezia per questo anniversario. Susanna Cro, attrice bellunese, che nel suo spettacolo Correte Longarone non c’è più! Vajont. Viaggio dei soccorritori nell’Oltre  racconta chi per primo si è trovato tra corpo e fango, tra morte e disperazione.

Prologo con La grande radio nella puntata di domenica 6 ottobre sarà possibile riascoltare alcuni brani del monologo Il racconto del Vajont, un’orazione civile di Marco Paolini e Gabriele Vacis e del programma Voci di un secolo – Vajont (1999) dello storico Giovanni De Luna che attinge ai documenti sonori dell’archivio storico del giornale radio.


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Esperto di storia dello spettacolo e delle tradizioni popolari. Docente, critico teatrale, scrittore e giornalista. Il mio motto è: Per aspera ad astra.

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Un giorno in pretura 2021 la Petrelluzzi racconta Raffaele Cutolo

Tutte le anticipazioni sulla puntata del programma ideato e condotto da Roberta Petrelluzzi. Protagonista Raffaele Cutolo.
Massimo Luciani

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Un giorno in pretura 2021- Roberta Petrelluzzi
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Un giorno in pretura con l’edizione 2021, torna sabato 8 maggio su Rai 3. L’appuntamento con la conduttrice e ideatrice storica del programma, Roberta Petrelluzzi, è in seconda serata su Rai 3.

Un giorno in pretura 2021, La Petrelluzzi racconta Raffaele Cutolo

Nella puntata di Un giorno in Pretura in onda sabato 8 maggio, alle 24.25 su Rai 3, Roberta Petrelluzzi riproporrà la storia di Raffaele Cutolo.  Mafioso italiano, fondatore nonché capo della Nuova Camorra Organizzata, aveva due fratelli, Pasquale e Rosetta Cutolo. Anche loro hanno intrapreso una carriera criminale. In particolare Rosetta ha condiviso le sorti di Raffaele e la sua attività è stata fondamentale per le sorti  della NCO (Nuova Camorra Organizzata).

Dopo una lunga malattia, Raffaele Cutolo è morto lo scorso 17 febbraio 2021 all’età di 79 anni, essendo nato nel 1941. Da tempo era ricoverato nell’ospedale di Parma per le complicazioni legate a una polmonite. E gli erano stati negati gli arresti domiciliari.

Il re della nuova camorra organizzata ha finito i suoi giorni senza più poteri recluso in un carcere di massima sicurezza in regime di 41 bis. E muore con lui una pagina storica della criminalità napoletana. Il suo è stato l’ultimo tentativo di ingabbiare la scellerata e disordinata organizzazione camorristica in un ordine quasi militare tipico della criminalità mafiosa.

Era noto come ‘o Prufessore nonostante avesse solo una licenza elementare. Ed era figlio di un mezzadro e di una lavandaia di Ottaviano, alle falde del Vesuvio.

Il processo più significativo

Nella puntata di Un giorno in Pretura in onda sabato 8 maggio, Roberta Petrelluzzi ripropone il processo più significativo di tutta la vicenda penale di Raffaele Cutolo.  Ovvero quello per l’uccisione di Vincenzo Casillo, amico e braccio destro del boss fuori dal carcere. Un affresco che descrive in maniera mirabile la criminalità organizzata che ha sconvolto il Paese dalla metà degli anni Settanta fino alla fine degli anni Ottanta. Un processo che secondo alcuni è stato il primo tentativo riuscito di insabbiare i patti perversi tra stato e criminalità organizzata.


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Concerto Primo Maggio: la risposta della Rai in merito all’intervento di Fedez

Sul caso Fedez, avvenuto durante il concerto del Primo Maggio, è intervenuto anche l'Amministratore delegato Rai Fabrizio Salini. Ecco le sue dichiarazioni.
Irene Verrocchio

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Intervento Fedez Concerto risposta Rai 3
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In seguito a ciò che accaduto per l‘intervento di Fedez al Concerto del Primo Maggio, è arrivata la risposta da parte della Rai.

Ieri sera il rapper, prima dell’esibizione, ha cercato di puntare i riflettori sul Ddl Zan. E’ il disegno di legge contro le discriminazioni di genere. Sostiene che i ritardi della sua entrata in vigore dipendano da alcuni esponenti politici, in particolare della Lega. Ma sul palco del Primo Maggio non ha reso noti i nomi ai quali si riferiva nel discorso.

Una volta però rientrato in albergo sui suoi profili social ha pubblicato un video che in pochi minuti è diventato virale. Ha proposto la registrazione della sua telefonata con la vice direttrice di Rai 3, Ilaria Capuani.

Fedez ha tentato di denunciare il fatto che il Servizio Pubblico abbia tentato di censurare il suo monologo. Ed ha aggiunto che prima di potersi esibire con il monologo ha dovuto inoltrare alla Rai il testo per ottenere l’approvazione.

La Rai però si è subito difesa rendendo pubbliche le dichiarazioni della stessa Capuani. Sulla questione però è intervenuto anche l’Amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini.

Intervento Fedez Concerto risposta Rai fabrizio salini

Intervento Fedez Concerto, la risposta dell’ Ad Rai Fabrizio Salini

In merito all’intervento di Fedez ecco le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato della Rai su quanto accaduto ieri sera:

“In merito all’intervento di Fedez al Concerto del Primo Maggio, Rai3 ha spiegato di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti.

In questi tre anni ho sempre cercato in tutti i modi di garantire che in Rai fosse assicurata pluralità di voci e di opinioni perché ritengo sia il principale obiettivo della mission di Servizio pubblico. Lo testimonia la nostra programmazione tutti i giorni su tutti i canali televisivi, in radio e su RaiPlay.

Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori del Concerto, che la Rai acquista e manda in onda fin dalla sua prima edizione, per capire come sia stato possibile soltanto ipotizzare un’aberrazione del genere e se esistano delle responsabilità aziendali.

Ringrazio profondamente tutti gli artisti che ieri si sono esibiti con performance straordinarie studiate appositamente per la Festa del lavoro, che danno lustro al Servizio Pubblico e ci hanno mostrato in modo evidente quanto l’arte sia fondamentale per la rinascita del Paese.”


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Milva è morta, scompare una delle più grandi artiste italiane

E' scomparsa una delle più grandi artiste italiane, da tempo malata. Il ricordo della Pantera di Goro nel mondo della musica e della tv.
Redazione

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Milva morta
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E’ morta a Milano Milva. Lo conferma la figlia, Martina Corgnati, spiegando che la madre era malata da tempo. La grande cantante e attrice, Ilvia Maria Biolcati, aveva 81 anni e viveva a Milano con la segretaria Edith e la figlia Martina, critica d’arte.

E’ morta Milva

Soprannominata “La Rossa” per il colore della sua chioma, Milva ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo realizzando più di sessanta album. Nata a Goro, in Emilia Romagna, il 17 luglio 1939, nel corso della sua carriera ha partecipato 15 volte al Festival di Sanremo, un record di presenze che detiene insieme a Peppino Di Capri, Toto Cutugno e Al Bano.

Nel 2010 aveva pubblicato il terzo album scritto e prodotto per lei da Franco Battiato, intitolato ‘Non conosco nessun Patrizio’ e balzato immediatamente nella top 20 dei dischi più venduti in Italia.

Subito dopo aveva annunciato il suo addio alle scene, dopo mezzo secolo di palcoscenico. Nel 2018 era stata premiata al Festival di Sanremo: premio alla carriera ritirato dalla figlia.

Per molti è stata la «Pantera di Goro». Si è spenta ieri nella sua casa milanese dove viveva con Edith, la sua fidata segretaria, e la figlia Martina Corgnati, critica d’arte avuta con il produttore discografico Maurizio Corgnati.

La famiglia in questo momento sta organizzando l’ultimo saluto.

La carriera

Nella sua lunga carriera Milva è passata dalla canzone popolare al teatro di Giorgio Strelher. Ma anche per la musica di Franco Battiato, di Ennio Morricone, di Astor Piazzolla. Ha interpretato anche le canzoni dei grandi compositori greci, francesi, tedeschi ed è approdata sui palcoscenici di tutto il mondo.

La sua statura artistica è stata ufficialmente riconosciuta dalle Repubbliche Italiana, Francese e Tedesca, che le hanno conferito alte onorificenze.

Il 26 marzo scorso Milva, aveva anche ricevuto il vaccino contro il Coronavirus. “Io mi vaccino perché tengo alla mia vita a e alla vita altrui”, aveva scritto sulla sua pagina Facebook, “Fatelo anche voi. Abbiamo bisogno di tornare alla vita di prima, e di abbracciare i nostri cari. Tutti quanti insieme possiamo farcela a sconfiggere questo virus”.

Il ricordo di Franceschini

Così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ricorda Milva nel giorno della sua scomparsa:

Milva è stata una delle interpreti più intense della canzone italiana. La sua voce ha suscitato profonde emozioni in intere generazioni. Una grande italiana, un’artista che, partita dalla sua amata terra, ha calcato i palcoscenici internazionali, rendendo globale il suo successo e portando alto il nome del suo Paese. Addio alla pantera di Goro”. 

 

FONTE: ANSA


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