L’oro di Scampia, con Beppe Fiorello su Rai1


Il riscatto sociale di un paese degradato parte dallo sport


Il tv movie, diretto da Marco Pontecorvo e interpretato da Giuseppe Fiorello, è liberamente ispirata al libro ‘La mia vita sportiva’ scritto da Gianni Maddaloni in cui si parla dell’esperienza sua e di suo figlio Pino che ha vinto la medaglia d’oro nel judo alle Olimpiadi di Sidney 2000. Nel cast ci sono anche Anna Foglietta e Gianluca Di Gennaro.

L’opera bonificatrice di Maddaloni non si è mai fermata perchè come professionista sportivo dedica tuttora la sua vita ai ragazzi, cercando di sottrarli ai forti richiami della criminalità organizzata che fa sentire tutto il suo potere nelle zone degradate. Il suo strumento è lo sport, il judo, che ha portato suo figlio sul podio mondiale.

E’ un film che parla di riscatto  e che racconta una storia piena di contraddizioni. Si tratta di un tema importante per il servizio pubblico che insegna che nella vita si può scegliere”  sottolinea il direttore di Rai Fiction Tinni Andreatta.

Beppe Fiorello racconta: “Ho scoperto questa storia grazie ad una mia amica. Abbiamo girato a Scampia, dentro una delle Vele: quel quartiere è noto per essere un luogo degradato e, invece, ho incontrato tanta gente che ce la vuole fare, persone impegnate in attività sociali e culturali. E’ a loro che, con questo film, dedichiamo uno spazio. Alle persone come la signora che un giorno, durante le riprese, mi ha fermato e mi ha detto: “Mi raccomando, ci racconti bene”, temendo che fosse l’ennesimo film sulla camorra e la droga. Queste cose nel nostro film ci sono, non le nascondiamo, ma il nostro racconto ha un’altra articolazione: lo sport e la disciplina orientale, applicati a Scampia”.

Subito dopo, Beppe Fiorello continua: “Durante le riprese siamo stati accompagnati dalle forse dell’ordine perché nelle Vele non puoi entrare da solo, è meglio essere accompagnati. Ma l’accoglienza della gente è stata calorosissima.  Anche perché la realtà non è quella delle città ma delle periferie. Noi raccontiamo una storia che potrebbe interessare una qualsiasi periferia, anche la mia. Io sono nato in un paesino siciliano negli anni dei morti ammazzati ogni quindici giorni. Anche io sarei potuto scivolare dalla parte sbagliata, se non è sucesso è perché avevo una famiglia alle spalle  che ha capito i miei sogni e mi ha aiutato a coltivarli. E anche io, come Pino Maddaloni, ho vinto le mie medaglie d’oro”.

 Pino Maddaloni, oggi tecnico della Nazionale Italiana maschile di judo interviene nella discussione, ma la sua opinione stride con le atmosfere buoniste di riscatto sociale che si respirano ne ‘L’oro di Scampia’: E’ da quando avevo tre anni che spero che qualcosa cambi lì  e in tutto il Paese e, ormai, non ci credo più perché è un Paese che non ha orgoglio. Non solo le cose non cambiano ma, anzi, peggiorano. Mio padre crede ancora che le cose possano cambiare ma lui, dopo il mio oro,  ha avuto al massimo un capannone per allenare i bambini, freddo in inverno e caldo in estate. Ed è persino stato costretto dalle minacce della camorra a spostare la sua palestra. Ma questo non ha intaccato minimamente la sua fiducia al punto che oggi, oltre ad allenare i bambini, prende anche in affido detenuti in cerca di riabilitazione.

‘L’oro di Scampia’ è prodotto da Picomedia-Ibla Film per Rai Fiction. Il produttore Roberto Sessa precisa che “abbiamo utilizzato nomi di fantasia (i protagonisti non si chiamano Maddaloni ma Capuano, ndr) per questioni di opportunità perché a volte, con persone viventi, possono crearsi problemi con personaggi collaterali”.



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