Cronisti libici in Italia per “studiare” il servizio pubblico televisivo

La nostra tv al centro degli studi per i cronisti del Lybian National Channel


La Libia si trova dunque davanti a una nuova realtà, e ha bisogno di comunicarla.
Il progetto nasce con la partecipazione del Ministero degli Affari Esteri, della Rai, del Copeam (Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo) e dell’Università La Sapienza di Roma. 

Giornalisti libici in Italia per studiare il servizio pubblico tv
Parte attiva di questa collaborazione è il Coris, il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, uno dei maggiori osservatori sui cambiamenti che hanno interessato la tv in questi anni, specie per quanto riguarda il servizio pubblico.
E’ proprio qui perciò, nella sede del Coris, che è stato dato il benvenuto ai giornalisti della tv nazionale libica. Un modo per sottolineare ulteriormente il ruolo dell’università in questa esperienza di formazione: non più istituzione confinata ad un compito di trasmissione del sapere, ma centro di raccolta, promozion e  e condivisione della cultura.
Gli incontri vogliono essere uno scambio di esperienze, con l’auspicio che l’iniziativa possa continuare anche dopo, terminate le tre settimane di permanenza.
In questa prima giornata sono intervenuti Mario Morcellini (direttore del Coris),  Damiano Francovigh (Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo presso il Ministero degli Affari Esteri), Pierluigi Malesani (Segretario Generale del Cepam), Alessandra Paradisi (Rai) e, infine, Mihaela Gavrila (docente presso il Coris).

L'incontro all'Ateneo di Roma con i cronisti libici
«Il servizio pubblico – ha spiegato la dottoressa  Paradisi- è uno strumento che consente ai cittadini di avere accesso ai grandi eventi, ad esempio quelli sportivi e musicali. Proprio in virtù della sua fondamentale funzione, l’offerta deve tenere unita una comunità e rispondere alle esigenze di tutti, abbracciando cultura, sport, educazione». E ha aggiunto: «Bisogna essere consapevoli che quello che passa sugli schermi influenza il modo di pensare della gente».
Sono stati poi illustrati alcuni dati: la Rai conta 13mila dipendenti che lavorano dislocati in tutto il Paese e registra un 40% di share sulla media giornaliera. Nonostante competitor quali Mediaset, Sky, Telecom (La7) e alcune tv importanti a livello locale, mantiene la posizione di leadership negli ascolti; posizione che si conferma anche in radio. La presenza su web inoltre, si articola su YouTube, nei social network, nel sito che permette di vedere i programmi in streaming e nel servizio replay, che consente  di fruirne fino a sette giorni dalla messa in onda.

«Voi -ha concluso la Paradisi- siete pionieri di una nuova era, e vorrei che questo spirito di orgoglio del servizio pubblico entrasse nel vostro dna».
Intenzione di questi operatori dell’informazione che arrivano dall’altra sponda del Mediterraneo, è trasmettere un’immagine positiva della loro patria: «Vogliamo raccontare cosa succede in Libia; ecco perché sono nati centri di formazione e comunicazione in varie città» ha raccontato uno di loro. «Come rappresentati della tv pubblica -ha continuato- vogliamo correggere l’immagine distorta data dai canali privati, che a volte prendono un piccolo episodio e lo ingrandiscono».
Nei prossimi giorni potranno visitare gli studi Rai; saranno inoltre ospiti a Radio Tre, la rete diretta da Marino Sinibaldi, all’interno di una trasmissione dedicata alle voci dal mondo. E’ prevista una lezione del professore Morcellini sulla televisione italiana.

(Credits per le foto: Guillaume ORTIOU-CAMPION)



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