Renzo Arbore: quando evocammo Benigni sotto forma di Dante


Intervista a Renzo Arbore che ripropone su Rai1 L'altra-la tv d'autore di Renzo Arbore


 Ma Arbore non si identifica soltanto nel fine umorista, inventore di tante trasmissioni e di ben 14 cosiddetti “format” Come afferma nell’intervista rilasciataci, fa anche molti altri mestieri..

Che intende quando dice di fare molti altri mestieri?

Innanzitutto da 22 anni porto in giro per il mondo la cultura musicale attraverso l’Orchestra Italiana, la mia band che è universalmente accolta con gradimenti spesso inaspettati persino da noi stessi. Dagli Stati Uniti alla Cina. il pubblico apprezza non solo le canzoni made in Italy, ma anche il nostro approccio, la familiarità con cui ci poniamo nei riguardi dei fan. Noi tutti diamo al pubblico molto più di quanto si aspetti. Sul palcoscenico io parlo anche della mia vita, di quella dei musicisti, quasi ci trovassimo in una grande famiglia.  Perciò quando la gente mi incontra per strada mi considera come un amico, come se ci conoscessimo da anni. E poi mi sono dedicato anche al cinema, ho girato due film FF. SS e il Pap’occhio. Insomma io mi definirei un artigiano in varie arti.

E la sua passione per il jazz?

Naturalmente occupa un posto di primo piano in tutte le mie attività. Abbiamo persino portato il jazz in tv, in tempi non sospetti con il programma DOC di cui sono andate in onda ben 400 puntate. Sono un grande estimatore di Stefano Bollani di cui ammiro e un po’ invidio la bravura.

Ci spiega come si svolgono le dieci puntate del programma in onda su Rai1?

 Innanzitutto io vengo sollecitato a ricordare così telefono ad amici che evocano con me le trasmissioni di cui si parla di volta in volta.In questo senso il programma è anche un po’ sceneggiato e credo che sarà certamente gradito al pubblico. Noi raccontiamo tutte le trasmissioni da “Alto gradimento”  a “Indietro tutta”, mettendone in rilievo l’importanza, il ruolo, il significato che hanno avuto nelle determinate epoche storiche in cui sono andate in onda. E fanno anche capire come sia mutata la società.

Ci fa qualche esempio?

“Speciale per voi” del 1969 è stato il primo talk show della tv di casa nostra, il primo contenitore domenicale è stato “L’altra domenica”, in onda su Rai2  che rappresentava l’alternativa alla tradizione televisiva di Rai1. Inoltre “Cari amici vicini e lontani” programma al quale sono molto legato, era la clasica festa aziendale nella quale ci si riunisce. “Quelli della notte” era la parodia della conversazione non-sense, un po’ sconclusionata e goliardica di un gruppo di allegri compagni nottambuli. “Indietro tutta” era la simpatica presa in giro dei quiz televisivi  In tutti questi programmi noi andavamo avanti senza canovacci, ci davamo solo qualche indicazione prima di andare in onda.

Vuol dire che improvvisavate?

Certamente. La nostra era una tv fatta di battute improvvisate, possibili solo quando tra i protagonisti esiste un feeling professionale e un’intesa intellettuale. Ad esempio, durante una gag con Lino Banfi, io ero me stesso costretto a vendere palloncini perchè caduto in disgrazia e ridotto in miseria, e lui cercava di aiutarmi. Andammo avanti a lungo perchè non sapevamo come precedere e terminare, poi bastò uno sguardo d’intesa e trovammo subito la conlusione e le battute finali.

Lei ha lavorato anche con Roberto Benigni. Che ricordi ha?

Uno in particolare. Durante una puntata di Telepatria International, realizzammo una seduta spiritica in cui Roberto Benigni fu evocato come Dante Alighieri. Chissà che non sia stata quella gag ad avvicinarlo tanto al poeta della Divina Commedia! Ma ricordo anche un siparietto con Paolo Villaggio nel quale non sapevamo assolutamente cosa dire. Prima di iniziare io gli dissi: punta sui passati remoti dei verbi e sbagliali. Andò così bene che Villaggio ha sfruttato anche in seguito da solo, questo trucchetto comico.

Lei ha sempre fatto trasmissioni per giovani. Qual è oggi il suo pubblico?

E’ un pubblic che abbraccia tutte le ultime generazioni. Ed è quello caratteristico dell’Orchestra Italiana. In tv è lo stesso ed io sono felice di essere gradito a un target così trasversale

Che rapporti ha con Internet?

Mi sto avvicinando molto alla Rete. Per me che mi considero cattolico, apostolico, foggiano, Internet è un dono della Provvidenza, uno strumento essenziale per la cultura. Una volta per leggere un libro bisognava materialmente uscire di casa e andare in libreria, oggi basta un click e si ha tutto a disposizione.

A che punto è il canale Renzo Arbore Channel?

Tra breve sarà on line. Mi sono attrezzato con una sorta di sala di registrazione a casa mia. Potrò trasmettere anche in diretta, spiegare quali sono i meccanismi umoristici alla base del gradimento del pubblico, riproporre i miei programmi. E magari sperimentare ancora.

Infine: quale personaggio potrebbe essere, nel panorama attuale, il suo erede professionale?

La verità è che spazio in troppi settori. Dove lo trovo un giovane incosciente disposto a lanciarsi, come ho fatto io, in tante arti spettacolari contemporaneamente?



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