Poirot è morto, su Retequattro


la puntata finale con la scomparsa dell'investigatore belga


                                                                                                           

 La sorpresa è stata forte. Le atmosfere dell’ episodio dal titolo “Sipario- L’ultima avventura di Poirot” erano particolarmente scure, malinconiche, avvolte in un corale sentimento di tristezza che faceva prevedere il peggio, ovvero la scomparsa imminente del detective di origine belga.

I telespettatori si sono trovati del tutto impreparati dinanzi all’evento e sono stati presi da un senso di angoscia profonda. Hercule Poirot è apparso fin dalle prime scene estremamente sofferente, bloccato su una sedie a rotelle a causa di un’artrite invalidante alla quale si aggiunge la grave malattia da cui è affetto. Bianco di capelli, ma ancora in vigore, Hastings appariva solo il lontano ricordo del giovane che ha aiutato il suo socio nella risoluzione di innumerevoli casi.

L’ultima avventura si è svolta in un clima altrettanto cupo, denso di misteri, di assassini che agivano nell’ombra, e ad un certo punto persino Hastings ha rischiato di diventare un assassino. Molto ben curata nei minimi particolari, nella ricostruzione degli interni e nella scelta puntigliosa dei personaggi, l’ultima avventura di Poirot ha portato via un lungo ciclo televisivo giunto alla tredicesima stagione. 

La puntata è stata girata lo scorso giugno a Greeway la residenza estiva di Agatha Christie nel Davon a sud di Londra. nella quale David Suchet, l’attore che interpreta il detective da ben 25 anni, aveva accolto la stampa internazionale per dare l’addio al suo personaggio.

Inutile sottolineare che la morte di Poirot riportata a titoli cubitali dalla stampa inglese, nell’episodio conclusivo, lascia un vuoto nei telespettatori abituati alle difficili ma sempre vittoriose indagini dell’uomo dalle vivaci “celluline grigie”.

Chissà per quale motivo Retequattro ha deciso di far passare quasi inosservato l’evento nessun comunicato, nessun annuncio neppure alla vigilia della messa in onda, quasi si trattasse di una morte comune e non di una scomparsa epocale. Un atteggiamento che ha assunto i connotati del disinteresse per quella serie di telefilm che ha rappresentato, per anni, buona parte del palinsesto della rete. Siamo certi che in Inghilterra, dove la serie è prodotta dalla tv inglese Ttv e dalla Agatha Christie Ltd, l’atteggiamento è stato differente.

Resta la malinconica percezione di aver perso qualcuno della propria famiglia, come quando muore una persona cara. L’addio è stato duro, ma c’è sempre la consolazione di poterne rivedere le indagini negli infiniti e lunghi flash back  consentiti dal mezzo televisivo e cinematografico. E questo è molto simile all’immortalità.



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