Il Robot umanoide, stasera a Nautilus


anticipazioni su quanto Federico Taddia mostrerà ai telespettatori


Attraverso le loro testimonianze, Nautilus cerca una nuova  prospettiva per cercare di comprendere in maniera semplice i segreti della scienza: ogni sera in prima serata, Federico Taddia incontra uno scienziato, tra i più importanti al livello nazionale ed internazionale, per farsi raccontare il suo lavoro e quello del team dell’istituzione di appartenenza: un “viaggio per la conoscenza” di approfondimento, di scoperta, di rigore scientifico e accessibile a tutti.  

{module Google richiamo interno} La puntata in onda ha per titolo “Il robot umanoide”. E parte da molto lontano per arrivare fino ai nostri giorni.
Archìta di Taranto, filosofo e matematico, nel V secolo prima di Cristo costruì un uccello meccanico che si muoveva ad aria compressa. Leonardo da Vinci progettò un umanoide corazzato nel 1495. Il primo robot umanoide al mondo si chiamava Elektro, e fu costruito in America, nel 1939.

La macchina conosceva circa 700 parole. Nel giro di pochi decenni, i robot immaginati da scrittori di fantascienza o realizzati in singoli prototipi stanno diventando una realtà diffusa: secondo la tedesca IFR, la federazione internazionale di Robotica, nel 2013 la vendita di robot ha toccato le 168.000 unità, 5% in più del 2012 e il trend è nettamente crescente. In questa puntata i protagonisti sono i robot, quelli che assomigliano di più all’uomo; come ad esempio CoMan, definito compliant humanoid, l’umanoide cedevole. Insieme a Federico Taddia, Enrico Mingo Hoffman, dottorando in Robotica all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. CoMan sta per compliant humanoid platform ed è il robot umanoide sviluppato dai ricercatori del Dipartimento di Advanced Robotics dell’IIT.

CoMan ha le dimensioni di un bambino di circa 4 anni, è alto circa 95 centimetri (dal piede al collo) e pesa 31 kg. Ha come caratteristica principale il movimento fluido di braccia e gambe, simile a quello umano, dove le articolazioni non presentano rigidità e il corpo mantiene un equilibrio perfetto. Il nome del robot, infatti, riprende il concetto di compliance, che racchiude in sé sia l’idea di progettare una meccanica non rigida, ma cedevole alle interazioni esterne, sia la visione di robot in grado di cooperare con l’uomo in modo sicuro. Chiudiamo con un gioco di equilibrio: come si tiene in piedi un robot umanoide?



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