L’attesa su Travaglio non giova a Servizio pubblico


Il ritorno del giornalista e la sua stretta di mano con il conduttore


                                                                                     

Argomento del pezzo: le leggi italiane che dovrebbero regolamentare l’immigrazione ma, al contrario, finiscono per rendere esse stesse i migranti clandestini, relegandoli in un’illegalità che nuoce alle persone oneste e favorisce chi arriva con intenzioni poco lecite.
Nella disanima sono state prese in esame le leggi in materia: la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i vari pacchetti sicurezza di Maroni che hanno dato poteri ai sindaci o hanno promosso lo spot delle ronde leghiste. Provvedimenti rivelatisi inefficaci, tanto che la clandestinità, di fatto, non è mai diminuita.
Al termine, Travaglio si è seduto al solito posto; il tema è stato ulteriormente approfondito con l’ospite Pape Diaw, rappresentante della comunità senegalese di Firenze.

È così dunque che si è risolto il “caso” che tanti fiumi di lettere e supposizioni ha fatto scrivere a giornalisti e blogger. Di più: l’ingresso del giornalista torinese è stato suggellato da una stretta di mano che ha simbolicamente riconfermato il rapporto lavorativo tra i due. Una stretta di mano la cui simbolicità ci è però sfuggita, visto che le telecamere di Servizio Pubblico erano impegnate in una panoramica dall’alto grazie a cui hanno bucato il momento topico della puntata e non solo.

Santoro naturalmente, con la disinvoltura televisiva che lo contraddistingue, ha approfittato di tutto il clamore degli ultimi giorni per creare attesa.
Tanto per iniziare ha aperto con un editoriale sulle note di Caro amico ti scrivo di Lucio Dalla, in cui ha ripercorso il suo rapporto professionale con il giornalista. Dopo l’editto bulgaro, ha detto, al rientro in Rai «decisi di fare di Marco Travaglio la mia bandiera contro la censura». Dopo il collega, è passato a un altro “amico”: si tratta stavolta di Beppe Grillo che, nonostante i 2mila euro versati per gli alluvionati, non si è lasciato intervistare ma, anzi, probabilmente concederà quell’intervista a Bruno Vespa.
Santoro ha proseguito sulla falsariga delle lettera ad un amico, introducendo così gli argomenti della serata. Da scaltro professionista qual è, non una parola su Travaglio. Fino a quando, con un tempo televisivo invidiabile, è entrato a gamba tesa su Landini che discuteva animatamente con la Bonafè: «Renzi ha diviso persino Santoro e Travaglio, ma ha unito Landini e la Camusso».
Poi niente fino alle 23.00 inoltrate, quando è arrivato l’annuncio.

Nel finale una vignetta di Vauro ha chiuso definitivamente la questione. Almeno per ora.



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