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La Dama di picche in diretta su Rai Radio 3 il 19 giugno

La rara opera russa trasmessa dal Teatro dell'Opera di Roma
Paola Pariset.

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La rara opera russa trasmessa dal Teatro dell'Opera di Roma
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E’ un’opera che ebbe subito un enorme successo (seguìto nel 1891 da quello in USA), e che diede al sensibile e tormentato compositore russo soddisfazioni da lui una volta tanto presentite. E’ anche un’opera che ricade nell’ambito del romanticismo nordico europeo, nei suoi terribili drammi d’amore e di morte, in cui interviene una creatura dell’al di là, lo spettro della Contessa, annunciata da scale esatonali e da raggelanti canti ortodossi.

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E’ l’aspetto che il regista Richard Jones – attraverso il ripetitore Benjámin Davis –  ha voluto porre in luce, pur ambientando l’opera che Cajkovskij aveva ascritta alla fine del secolo XVIII alla fine dell’Ottocento, mantenendovi un clima di inquietudine e di suspence.

E’ infine un’opera profondamente diversa dal melodramma italiano – e non solo italiano – strutturato  per poche linee drammaturgiche evidenti e portanti: la partitura russa si scinde invece in scene e quadri, ciascuno dei quali è importante quanto gli episodi principali, e crea così un microcosmo denso di bellezze melodiche e strumentali, ma difficile da seguire, soprattutto da eseguire, specie se pensiamo al ruolo del protagonista Herman, in scena dal primo momento all’ultimo.

Il fatto si svolge nei Giardini e nelle stanze della Contessa, in cui convergono militari e nobili fra cui l’ufficiale russo  Herman col vizio del gioco (il tenore russo Maksim Aksenov, che già interpretò  “La Dama di picche” al Regio di Torino nel 2009), il conte Tomskij (baritono Tomas Tomasson) che narra agli ospiti il passato della vecchia e ricca Contessa (mezzosoprano russo Elena Zaremba), detentrice del segreto delle vincite al gioco in tre speciali carte, il tre, il sette e l’asso: infine il principe Eleckij (baritono ucraino Vitalij Bilyy) innamorato di Elisa (soprano ucraino Oksana Dyka, che ha già cantato alla Scala, a Verona, al Festival pucciniano), che – corteggiata dal principe – ama invece Herman.

Elena Zaramba, mezzosoprano

Il dramma sta nel lento mutarsi dell’amore dell’ufficiale per Liza in ossessione per il gioco: nel tentativo di strappare alla Contessa il segreto delle tre carte – il tema musicale delle tre carte è quello che più ricorre nell’opera – egli spaventa a tal punto l’anziana da causarne la morte improvvisa.

Liza cerca di avere spiegazioni da Herman, ma questi – ormai quasi dimentico di lei – le annuncia che lo spettro della Contessa gli ha rivelato le tre carte segrete e corre via per giocarle: Lisa, comprendendo che l’amore dell’ ufficiale per lei è finito, si suicida annegandosi. Herman vice al gioco per due volte: quando nessuno ormai vuol gareggiare con lui, si presenta il Principe, ma ecco che dalle carte di Herman invece dell’asso esce la Dama di picche. Egli perde tutto e disperato si uccide, invocando il perdono di Liza.
La ricchezza strumentale dell’opera, legata anche ai tanti personaggi,  è evidente: oltre agli archi, fra i legni appaiono l’ottavino, il corno inglese, il clarinetto basso, indi la tuba, l’arpa, il pianoforte, che lanciano suoni alti e tintinnanti, coniugati con l’uso della scala esotica e i riferimenti alla musica tradizionale russa.

Ampio è l’uso del Coro (diretto dal M°Gabbiani) e delle Voci Bianche del Teatro dell’Opera dirette dal M°Sciutto: nella sintassi compositiva ricorre il leit motiv associato all’amore dei protagonisti, alla figura della Contessa, alle tre carte, ed è ripreso decine di volte l’ostinato ritmico con funzione espressiva. Il rilievo di tutto ciò spetterà al direttore d’orchestra americano James Conlon, che fra pochi mesi peraltro diverrà stabile nell’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino.

Nella presente edizione de “La Dama di picche” al Teatro dell’Opera, l’allestimento è nato dalla coproduzione tra Welsh National Opera in Galles, Den Norske Opera ad Oslo, Teatro Comunale di Bologna e Canadian Opera Company.

Qui altre rappresentazioni mandate in onda su Rai Radio3.


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Un giorno in pretura 2021 la Petrelluzzi racconta Raffaele Cutolo

Tutte le anticipazioni sulla puntata del programma ideato e condotto da Roberta Petrelluzzi. Protagonista Raffaele Cutolo.
Massimo Luciani

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Un giorno in pretura 2021- Roberta Petrelluzzi
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Un giorno in pretura con l’edizione 2021, torna sabato 8 maggio su Rai 3. L’appuntamento con la conduttrice e ideatrice storica del programma, Roberta Petrelluzzi, è in seconda serata su Rai 3.

Un giorno in pretura 2021, La Petrelluzzi racconta Raffaele Cutolo

Nella puntata di Un giorno in Pretura in onda sabato 8 maggio, alle 24.25 su Rai 3, Roberta Petrelluzzi riproporrà la storia di Raffaele Cutolo.  Mafioso italiano, fondatore nonché capo della Nuova Camorra Organizzata, aveva due fratelli, Pasquale e Rosetta Cutolo. Anche loro hanno intrapreso una carriera criminale. In particolare Rosetta ha condiviso le sorti di Raffaele e la sua attività è stata fondamentale per le sorti  della NCO (Nuova Camorra Organizzata).

Dopo una lunga malattia, Raffaele Cutolo è morto lo scorso 17 febbraio 2021 all’età di 79 anni, essendo nato nel 1941. Da tempo era ricoverato nell’ospedale di Parma per le complicazioni legate a una polmonite. E gli erano stati negati gli arresti domiciliari.

Il re della nuova camorra organizzata ha finito i suoi giorni senza più poteri recluso in un carcere di massima sicurezza in regime di 41 bis. E muore con lui una pagina storica della criminalità napoletana. Il suo è stato l’ultimo tentativo di ingabbiare la scellerata e disordinata organizzazione camorristica in un ordine quasi militare tipico della criminalità mafiosa.

Era noto come ‘o Prufessore nonostante avesse solo una licenza elementare. Ed era figlio di un mezzadro e di una lavandaia di Ottaviano, alle falde del Vesuvio.

Il processo più significativo

Nella puntata di Un giorno in Pretura in onda sabato 8 maggio, Roberta Petrelluzzi ripropone il processo più significativo di tutta la vicenda penale di Raffaele Cutolo.  Ovvero quello per l’uccisione di Vincenzo Casillo, amico e braccio destro del boss fuori dal carcere. Un affresco che descrive in maniera mirabile la criminalità organizzata che ha sconvolto il Paese dalla metà degli anni Settanta fino alla fine degli anni Ottanta. Un processo che secondo alcuni è stato il primo tentativo riuscito di insabbiare i patti perversi tra stato e criminalità organizzata.


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Concerto Primo Maggio: la risposta della Rai in merito all’intervento di Fedez

Sul caso Fedez, avvenuto durante il concerto del Primo Maggio, è intervenuto anche l'Amministratore delegato Rai Fabrizio Salini. Ecco le sue dichiarazioni.
Irene Verrocchio

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Intervento Fedez Concerto risposta Rai 3
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In seguito a ciò che accaduto per l‘intervento di Fedez al Concerto del Primo Maggio, è arrivata la risposta da parte della Rai.

Ieri sera il rapper, prima dell’esibizione, ha cercato di puntare i riflettori sul Ddl Zan. E’ il disegno di legge contro le discriminazioni di genere. Sostiene che i ritardi della sua entrata in vigore dipendano da alcuni esponenti politici, in particolare della Lega. Ma sul palco del Primo Maggio non ha reso noti i nomi ai quali si riferiva nel discorso.

Una volta però rientrato in albergo sui suoi profili social ha pubblicato un video che in pochi minuti è diventato virale. Ha proposto la registrazione della sua telefonata con la vice direttrice di Rai 3, Ilaria Capuani.

Fedez ha tentato di denunciare il fatto che il Servizio Pubblico abbia tentato di censurare il suo monologo. Ed ha aggiunto che prima di potersi esibire con il monologo ha dovuto inoltrare alla Rai il testo per ottenere l’approvazione.

La Rai però si è subito difesa rendendo pubbliche le dichiarazioni della stessa Capuani. Sulla questione però è intervenuto anche l’Amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini.

Intervento Fedez Concerto risposta Rai fabrizio salini

Intervento Fedez Concerto, la risposta dell’ Ad Rai Fabrizio Salini

In merito all’intervento di Fedez ecco le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato della Rai su quanto accaduto ieri sera:

“In merito all’intervento di Fedez al Concerto del Primo Maggio, Rai3 ha spiegato di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti.

In questi tre anni ho sempre cercato in tutti i modi di garantire che in Rai fosse assicurata pluralità di voci e di opinioni perché ritengo sia il principale obiettivo della mission di Servizio pubblico. Lo testimonia la nostra programmazione tutti i giorni su tutti i canali televisivi, in radio e su RaiPlay.

Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori del Concerto, che la Rai acquista e manda in onda fin dalla sua prima edizione, per capire come sia stato possibile soltanto ipotizzare un’aberrazione del genere e se esistano delle responsabilità aziendali.

Ringrazio profondamente tutti gli artisti che ieri si sono esibiti con performance straordinarie studiate appositamente per la Festa del lavoro, che danno lustro al Servizio Pubblico e ci hanno mostrato in modo evidente quanto l’arte sia fondamentale per la rinascita del Paese.”


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Milva è morta, scompare una delle più grandi artiste italiane

E' scomparsa una delle più grandi artiste italiane, da tempo malata. Il ricordo della Pantera di Goro nel mondo della musica e della tv.
Redazione

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Milva morta
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E’ morta a Milano Milva. Lo conferma la figlia, Martina Corgnati, spiegando che la madre era malata da tempo. La grande cantante e attrice, Ilvia Maria Biolcati, aveva 81 anni e viveva a Milano con la segretaria Edith e la figlia Martina, critica d’arte.

E’ morta Milva

Soprannominata “La Rossa” per il colore della sua chioma, Milva ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo realizzando più di sessanta album. Nata a Goro, in Emilia Romagna, il 17 luglio 1939, nel corso della sua carriera ha partecipato 15 volte al Festival di Sanremo, un record di presenze che detiene insieme a Peppino Di Capri, Toto Cutugno e Al Bano.

Nel 2010 aveva pubblicato il terzo album scritto e prodotto per lei da Franco Battiato, intitolato ‘Non conosco nessun Patrizio’ e balzato immediatamente nella top 20 dei dischi più venduti in Italia.

Subito dopo aveva annunciato il suo addio alle scene, dopo mezzo secolo di palcoscenico. Nel 2018 era stata premiata al Festival di Sanremo: premio alla carriera ritirato dalla figlia.

Per molti è stata la «Pantera di Goro». Si è spenta ieri nella sua casa milanese dove viveva con Edith, la sua fidata segretaria, e la figlia Martina Corgnati, critica d’arte avuta con il produttore discografico Maurizio Corgnati.

La famiglia in questo momento sta organizzando l’ultimo saluto.

La carriera

Nella sua lunga carriera Milva è passata dalla canzone popolare al teatro di Giorgio Strelher. Ma anche per la musica di Franco Battiato, di Ennio Morricone, di Astor Piazzolla. Ha interpretato anche le canzoni dei grandi compositori greci, francesi, tedeschi ed è approdata sui palcoscenici di tutto il mondo.

La sua statura artistica è stata ufficialmente riconosciuta dalle Repubbliche Italiana, Francese e Tedesca, che le hanno conferito alte onorificenze.

Il 26 marzo scorso Milva, aveva anche ricevuto il vaccino contro il Coronavirus. “Io mi vaccino perché tengo alla mia vita a e alla vita altrui”, aveva scritto sulla sua pagina Facebook, “Fatelo anche voi. Abbiamo bisogno di tornare alla vita di prima, e di abbracciare i nostri cari. Tutti quanti insieme possiamo farcela a sconfiggere questo virus”.

Il ricordo di Franceschini

Così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ricorda Milva nel giorno della sua scomparsa:

Milva è stata una delle interpreti più intense della canzone italiana. La sua voce ha suscitato profonde emozioni in intere generazioni. Una grande italiana, un’artista che, partita dalla sua amata terra, ha calcato i palcoscenici internazionali, rendendo globale il suo successo e portando alto il nome del suo Paese. Addio alla pantera di Goro”. 

 

FONTE: ANSA


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