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Fiction: c’era una volta l’happy end

Marida Caterini

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Insomma, ogni love story che si rispetti o comporta cambi di partner oppure deve passare attraverso le forche caudine di nuove tribolazioni previste da sceneggiature che si perpetuano nelle stagioni televisive. Si inquadrano in quest’ottica le serie tv che vengono riproposte di sequel in sequel e si ispirano, spesso, a situazioni ancorate alla realtà. Ne I Cesaroni, ad esempio la coppia principale formata da Giulio (Claudio Amendola) e Lucia (Elena Sofia Ricci) ha già affrontato, in cinque stagioni, dissapori, abbandoni e riconciliazioni e poi ancora contrasti e tradimenti. Situazioni che si ripetono anche nelle relazioni tra gli altri personaggi.  La provvisorietà sentimentale è l’ingrediente cardine mutuato dalla vita. Inizialmente, nei telespettatori serpeggia una certa delusione che però viene man mano superata dall’incalzare degli eventi. Come ad esempio la riappacificazione della coppia o la presenza di nuove love story: il tutto, naturalmente, dura l’éspace d’un matin.

Accade, insomma, nella finzione scenica quel che si vede frequentemente nei salotti televisivi: personaggi che, con il trascorrere degli anni, si presentano con partner sempre differenti. Vip che cambiano compagni con la medesima nonchalance con cui cambiano un vestito.  Se andiamo a rivedere talk show di costume o contenitori di gossip risalenti ad alcuni anni fa, si ha la sensazione di trovarsi in un’epoca da preistoria del pettegolezzo: starlette del sottobosco televisivo, presunti Vip che vivono di ospitate, nel corso del tempo, hanno giurato, dinanzi ai microfoni, mille volte eterno amore ai loro partner. Salvo smentirsi. Ricordate Francesco Facchinetti, subito dopo la sua uscita dall’Isola dei famosi? Si dichiarava follemente innamorato della compagna naufraga Aida Yespica. Sembrava un sentimento solido ma naufragò subito. Qualche anno dopo la Yespica si è sposata e Facchinetti ha amato alla follia (come affermava) Alessia Marcuzzi: un amore sbandierato ai quattro venti televisivi. Sappiamo tutti come è finita.

A questa realtà si è adeguata la fiction. Nessuna coppia può essere tranquilla, una volta raggiunta la tele-felicità, ovvero quando si è concluso il ciclo delle puntate previste da ognuno dei sequel.  L’amore ha trionfato? Solo per poco. Il tempo di allestire il sequel successivo (la nuova stagione, come si dice in gergo seriale) e, di nuovo, i legami sentimentali si deteriorano: bugie, litigi, incomprensioni, misteri, mettono in pericolo ogni nuova love story. E’ accaduto con Le tre rose di Eva, fiction nazional-popolare di punta di Canale 5. I due protagonisti avevano appena fatto in tempo a mettersi insieme dopo tredici lunghe puntate, quando la seconda stagione ne ha messo in discussione l’happy end. Le stesse considerazioni valgono per la saga Una grande famiglia con Stefania Sandrelli e Stefania Rocca, per l’innovativa serie Tutti pazzi per amore e per la più tradizionale fiction Un medico in famiglia, pilastri della serialità targata viale Mazzini.

E’ come se il pubblico non riuscisse più ad immaginare il finale positivo stabile e duraturo. Pretende, allora, che i protagonisti delle fiction patiscano, dal punto di vista amoroso, (e non solo), tutte le angosce e le incertezze della vita reale. C’è una sorta di perfido compiacimento da parte del telespettatore nel pensare che i propri beniamini televisivi debbano essere continuamente in crisi. Sembra quasi che una sorta di depressione generale abbia colpito anche la fiction, imprimendo una instabilità che ha destrutturato i sentimenti, impoverendoli, proprio come è accaduto nel settore  dell’economia.

La continua ansia di ricerca di beni materiali necessari alla sopravvivenza quotidiana, ha compromesso, insomma, anche la sfera sentimentale.  Gli intrecci amorosi conservano ben poco dell’idealità di un tempo. Nessuno oggi si azzarderebbe a scrivere una sceneggiatura con un unico e definitivo finale. Esistono quelli che oramai si chiamano con un’espressione consolidata nelle serie statunitensi “i finali di stagione”.

Forse è proprio vero: l’amore è bello finchè dura. La facile consolazione e l’oblio in cui vengono seppellite le relazioni di coppia, sono oramai concetti acquisiti. E lo si è visto anche nella serie Una grande famiglia nella quale Chiara, la moglie di Edoardo (Alessandro Gassman) il protagonista scomparso, si è presto consolata col cognato Raoul dal quale aspetta un figlio.  E quando il marito riappare dal nulla si ritrova a gestire una situazione a dir poco imbarazzante.  Non è forse questa una ulteriore conferma del degrado dei valori che sta coinvolgendo un’intera generazione?


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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Qualche idea in più

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Irene Natali

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

Irene Natali

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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