Fiction: c’era una volta l’happy end



E vissero tutti felici e contenti. C’era una volta l’happy end. Come nella letteratura favolistica, anche nel classico sceneggiato televisivo, il sipario calava sempre sulla conclusione felice della storia raccontata. Era l’attesa gratificazione per i protagonisti che, dopo le innumerevoli tribolazioni previste dalla sceneggiatura, finalmente, conquistavano la  tele-felicità.

Lentamente qualcosa è cambiato. Ed oggi l’happy end, il lieto fine, non è più assicurato, è divenuto un valore precario, pronto a essere rimesso in discussione. La tv si è adeguata alla vita reale, distruggendo, anche nell’immaginario collettivo del pubblico, la certezza della felicità finale. 

Nella società di oggi si vive all’insegna della provvisorietà, con un alternarsi di situazioni in bilico tra la speranza e il dubbio. Viviamo come nel gioco del Monopoli, tra imprevisti, probabilità e penalizzazioni. La crisi economica, con tutte le inevitabili complicazioni, sconvolge, in maniera differente ma continuativa, l’esistenza di tutti. E finisce, inevitabilmente per compromettere anche i rapporti sociali, le relazioni,  persino gli stessi sentimenti. La ricerca di un benessere, non solo materiale, diventa sempre più affannosa. Si rincorre una felicità mutante, instabile, precaria, sfuggente. Nella vita reale come nella fiction scenica.

In un periodo in cui statistiche e sondaggi hanno confermato che un matrimonio o un rapporto di coppia dura al massimo quindici anni, anche la fiction televisiva non può più celebrare l’amore eterno e indissolubile. Sarebbe anacronistico. L’amore diventa così temporaneo e, come il lavoro, è a scadenza. Spesso, addirittura, è oggetto di veri e propri contratti, come riferiscono le cronache hollywoodiane a proposito di star che arrivano a stabilire persino la data precisa dell’ inizio e della fine del rapporto di coppia. 

Insomma, ogni love story che si rispetti o comporta cambi di partner oppure deve passare attraverso le forche caudine di nuove tribolazioni previste da sceneggiature che si perpetuano nelle stagioni televisive. Si inquadrano in quest’ottica le serie tv che vengono riproposte di sequel in sequel e si ispirano, spesso, a situazioni ancorate alla realtà. Ne I Cesaroni, ad esempio la coppia principale formata da Giulio (Claudio Amendola) e Lucia (Elena Sofia Ricci) ha già affrontato, in cinque stagioni, dissapori, abbandoni e riconciliazioni e poi ancora contrasti e tradimenti. Situazioni che si ripetono anche nelle relazioni tra gli altri personaggi.  La provvisorietà sentimentale è l’ingrediente cardine mutuato dalla vita. Inizialmente, nei telespettatori serpeggia una certa delusione che però viene man mano superata dall’incalzare degli eventi. Come ad esempio la riappacificazione della coppia o la presenza di nuove love story: il tutto, naturalmente, dura l’éspace d’un matin.

Accade, insomma, nella finzione scenica quel che si vede frequentemente nei salotti televisivi: personaggi che, con il trascorrere degli anni, si presentano con partner sempre differenti. Vip che cambiano compagni con la medesima nonchalance con cui cambiano un vestito.  Se andiamo a rivedere talk show di costume o contenitori di gossip risalenti ad alcuni anni fa, si ha la sensazione di trovarsi in un’epoca da preistoria del pettegolezzo: starlette del sottobosco televisivo, presunti Vip che vivono di ospitate, nel corso del tempo, hanno giurato, dinanzi ai microfoni, mille volte eterno amore ai loro partner. Salvo smentirsi. Ricordate Francesco Facchinetti, subito dopo la sua uscita dall’Isola dei famosi? Si dichiarava follemente innamorato della compagna naufraga Aida Yespica. Sembrava un sentimento solido ma naufragò subito. Qualche anno dopo la Yespica si è sposata e Facchinetti ha amato alla follia (come affermava) Alessia Marcuzzi: un amore sbandierato ai quattro venti televisivi. Sappiamo tutti come è finita.

A questa realtà si è adeguata la fiction. Nessuna coppia può essere tranquilla, una volta raggiunta la tele-felicità, ovvero quando si è concluso il ciclo delle puntate previste da ognuno dei sequel.  L’amore ha trionfato? Solo per poco. Il tempo di allestire il sequel successivo (la nuova stagione, come si dice in gergo seriale) e, di nuovo, i legami sentimentali si deteriorano: bugie, litigi, incomprensioni, misteri, mettono in pericolo ogni nuova love story. E’ accaduto con Le tre rose di Eva, fiction nazional-popolare di punta di Canale 5. I due protagonisti avevano appena fatto in tempo a mettersi insieme dopo tredici lunghe puntate, quando la seconda stagione ne ha messo in discussione l’happy end. Le stesse considerazioni valgono per la saga Una grande famiglia con Stefania Sandrelli e Stefania Rocca, per l’innovativa serie Tutti pazzi per amore e per la più tradizionale fiction Un medico in famiglia, pilastri della serialità targata viale Mazzini.

E’ come se il pubblico non riuscisse più ad immaginare il finale positivo stabile e duraturo. Pretende, allora, che i protagonisti delle fiction patiscano, dal punto di vista amoroso, (e non solo), tutte le angosce e le incertezze della vita reale. C’è una sorta di perfido compiacimento da parte del telespettatore nel pensare che i propri beniamini televisivi debbano essere continuamente in crisi. Sembra quasi che una sorta di depressione generale abbia colpito anche la fiction, imprimendo una instabilità che ha destrutturato i sentimenti, impoverendoli, proprio come è accaduto nel settore  dell’economia.

La continua ansia di ricerca di beni materiali necessari alla sopravvivenza quotidiana, ha compromesso, insomma, anche la sfera sentimentale.  Gli intrecci amorosi conservano ben poco dell’idealità di un tempo. Nessuno oggi si azzarderebbe a scrivere una sceneggiatura con un unico e definitivo finale. Esistono quelli che oramai si chiamano con un’espressione consolidata nelle serie statunitensi “i finali di stagione”.

Forse è proprio vero: l’amore è bello finchè dura. La facile consolazione e l’oblio in cui vengono seppellite le relazioni di coppia, sono oramai concetti acquisiti. E lo si è visto anche nella serie Una grande famiglia nella quale Chiara, la moglie di Edoardo (Alessandro Gassman) il protagonista scomparso, si è presto consolata col cognato Raoul dal quale aspetta un figlio.  E quando il marito riappare dal nulla si ritrova a gestire una situazione a dir poco imbarazzante.  Non è forse questa una ulteriore conferma del degrado dei valori che sta coinvolgendo un’intera generazione?



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