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Gennaio 2017, la tv fra tragedia e trash

Una slavina si abbatte drammaticamente sull'hotel Rigopiano causando, per inefficienza dei soccorsi, 29 vittime. Un fatto drammatico cavalcato incessantemente, dai contenitori di cronaca. E' il primo evento che caratterizza il mese di gennaio 2017. Il secondo, fra trash e tv scollacciata, è l'arrivo della terza edizione targata Mediaset, de L'isola dei famosi.
Irene Natali

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Una slavina si abbatte drammaticamente sull'hotel Rigopiano causando, per inefficienza dei soccorsi, 29 vittime. Un fatto drammatico cavalcato incessantemente, dai contenitori di cronaca. E' il primo evento che caratterizza il mese di gennaio 2017. Il secondo, fra trash e tv scollacciata, è l'arrivo della terza edizione targata Mediaset, de L'isola dei famosi.
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L’albergo Rigopiano si è trasformato in una sorta di reality show del dolore, secondo un copione del giornalismo che abbiamo imparato a conoscere. Ore di speciali anche quando non vi erano aggiornamenti da comunicare, retorica, strumentalizzazioni da parte dei vari esponenti politici, colpe di cui nessuno sembra volersi assumere la responsabilità.
È andato in onda uno sfruttamento intensivo del dolore, avallato dall’esercizio del diritto di cronaca laddove, al contrario, le notizie divulgate non aggiungevano alcuna informazione reale alla conoscenza dei fatti: piuttosto, erano un modo di spiare dal buco della serratura le vite dei dispersi e dei loro cari.
Adesso però, pian piano, la morte va lentamente allontanandosi dal piccolo schermo: rimangono Massimo Giletti e Barbara D’Urso a seguire la vicenda. La Rai si prepara ai lustrini di Sanremo. Rigopiano scompare dai telegiornali, l’emergenza maltempo da cui tutto è partito appare di un’epoca passata: i terremotati intanto continuano a patire i disagi di una terra che continua a tremare.
Le telecamere si spengono una dopo l’altra, occupandosi di altre impellenze: di un albergo travolto da tonnellate di neve, di cittadini che denunciano di sentirsi abbandonati rimane una lontana eco. Almeno fino alla prossima “tragedia”: quando i media si precipiteranno sul posto, pronti per un nuovo giro sulla giostra del dolore altrui.

isola alessia marcuzzi

Per Canale 5 il 2017 si apre con una terza edizione del reality show, una volta prodotto Rai:L’Isola dei Famosi. I naufraghi tentano di recuperare la popolarità perduta o, in diversi casi, ceracano di conquistarla. Un’altra edizione ha invaso il palinsesto, con il suo cast di personaggi più o meno discutibili e inviati redenti.
L’Isola è stata nel mirino di Striscia la notizia, che aveva smascherato le due teleimbonitrici per eccellenza Wanna Marchi e Stefania Nobile assicurandole alla giustizia. Inizialmente ingaggiate per atterrare in Honduras,  madre e figlia sono, invece, rimaste a casa dioo le polemiche seguite all’inserimento nel cast.

Le polemiche non hanno, invece intaccato Stefano Bettarini. L’ex calciatore, ex marito di Simona Ventura, è rimasto nella casa del Grande Fratello Vip nonostante le rozze esternazioni sulle sue vecchie fiamme e sulla stessa Ventura, a sua volta protagonista di punta dell’Isola 2016. Ora è stato promosso a ruolo di inviato, riverginato nella sua immagine mediatica.
Così, se Marchi e figlia hanno dovuto rinunciare all’ingaggio, Mediaset non ha avuto lo stesso sussulto di dignità per Bettarini.

Si è consumato così il mese di gennaio, consegnandoci l’immagine di un Paese televisivo pieno di contraddizioni, di strumentalizzazioni, di retorica del dolore, di trash e di insopportabili canoni consunti dall’uso.


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Marchigiana, sarda per metà e romana d’adozione, si laurea in comunicazione alla Sapienza con una tesi triennale sulla satira televisiva e la chiusura del Decameron di Luttazzi. La tesi specialistica è ancora sulla televisione, stavolta sul ruolo di Al-Jazeera nella “primavera araba”. Collabora con alcune testate giornalistiche e siti web, è stata analista televisiva del programma di RaiTre TvTalk, condotto da Massimo Bernardini. La partecipazione ad una serie di trasmissioni televisive, le ha consentito di conoscere a fondo tutto quello che ruota intorno al mondo del piccolo schermo. Ama scrivere e disegnare, soprattutto fumetti.

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Qualche idea in più

Irene Natali

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I segreti del mestiere

Irene Natali

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

Irene Natali

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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