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Rai: la programmazione del futuro

Marida Caterini

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il patto con gli italiani significa fornire strumenti di crescita personale e professionale attraverso programmi di formazione e non di illusione, far capire che il futuro si conquista con lo studio e l’impegno,  sgombrando il campo da facili illusioni. Rispondono a questi requisiti programmi come Un pugno di libri nei quali gli studenti si confrontano su argomenti culturali come la letteratura dando un’immagine seria e costruttiva di una generazione che non corre solo dietro ai reaity.

Il patto di fiducia consiste nel rifiutare la messa in onda di pubblicità discutibili con immagini e doppi sensi di cattivo gusto, volgari e con chiari riferimenti sessuali, soprattutto in orari nei quali il pubblico infantile è dinanzi alla tv. Significa anche evitare programmi, spot, talk show che spesso veicolano messaggi subliminali con una sorta di persuasione occulta finalizzata ad orientare i consumi su determinati prodotti che spesso non rispondono  alle reali esigenze di chi compra.

Un discorso a parte merita la proliferazione dei talk show soprattutto a carattere politico: in teoria dovrebbero fornire al telespettatore i punti di vista e le proposte delle varie parti politiche. Invece si trasformano in risse, zuffe, discussioni alterate e sopra le righe con qualche conduttore che ne approfitta convinto di stimolare la curiosità del pubblico e incrementare l’audience. Spesso la presenza crescente di questo tipo di spettacolo sortisce l’effetto contrario: il pubblico si stanca e tende a rifiutare in blocco i talk show, anche quelli che si distinguono per qualità e correttezza.

talk show politici

 Il patto con gli italiani significa abbandonare i programmi che, sulle reti generaliste, utilizzano l’infanzia come strumento di facile audience. Vanno invece incentivate trasmissioni mirate al target infantile e adolescenziale che non siano solo cartoni animati. Infatti sulle generaliste  si sente la mancanza di un appuntamento simile alla  vecchia indimenticabile Tv dei ragazzi che scandiva i pomeriggi. Le reti del digitale terrestre fanno molto bene il loro dovere e ci riferiamo ai canali Rai YoYo e Rai Gulp dedicati rispettivamente alla fascia infantile e adolescenziale: qui è un proliferare di proposte di spessore. Vi si aggiungano Rai Scuola e Rai Storia la cui programmazione è all’insegna della cultura e dell’educazione: canali che, pur interessanti non sono però entrati nelle abitudini dei telespettatori, nonostante la campagna promozionale per farli conoscere ai giovani.  Senza alcun rimpianto per il passato, bisognerebbe ricreare una fascia generalista dedicata agli under 15. Pensiamo, ad esempio, a programmi come Pane e cioccolata, a gare tra studenti che incentivino la sana competizione culturale. Auspicabili anche documentari e docu reality che mettano a confronto le varie realtà giovanili. Attualmente l’unico prodotto che vive per cinque giorni su Rai1 è Lo Zecchino d’oro.

Tornare al passato come fonte di ispirazione per il futuro è un’ottima soluzione in tutti i settori.

L’intrattenimento, base portante della programmazione Rai deve seguire le linee del buon gusto e del divertimento intelligente, rappresentare per il pubblico un momento di sana e costruttiva evasione. In quest’ottica l’auspicio è la sperimentazione di nuovi volti televisivi. La Rai come servizio pubblico, deve “testare” nuove idee e nuovi conduttori che possono rappresentare un’alternativa. L’Eredità, ad esempio, è stato un programma sperimentato nel corso dell’estate 2002 e da allora continua a mietere successi. Ballando con le stelle andò in onda quasi sottotono e fu spesso snobbato, ma ha dimostrato una vitalità crescente e una capacità di rinnovamento che ne ha consolidato il gradimento. Tale e quale show fu “testato” lo scorso anno ed ha superato la prova del gradimento del pubblico. Recentemente il programma di Massimo Ranieri Sogno e son desto ha coniugato sapientemente ingredienti teatrali, televisivi e musicali, riuscendo a porsi come un appuntamento innovativo nella continuità della tradizione del varietà classico di Rai1. Ed è su questa strada che Rai 1 deve continuare.

Ballando con le stelle

Rai2 si sta accreditando come la rete della musica per i giovani. Appuntamenti come The Voice rappresentano un’opportunità di lavoro. Un talent nello spirito del servizio pubblico come poteva essere anche X Factor prima del passaggio a Sky. La grande musica batte su Rai2 con una serie di programmi che vanno da “Emozioni” a “Unici” dedicati ai grandi protagonisti delle sette note. Resta un vuoto da colmare: un talent per i giovani musicisti, per i giovani cantanti lirici, per quei generi diversi dalla musica leggera. Ci sono stati tentativi in passato, ma non era ancora l’epoca dei talent. Adesso i tempi sono maturi. Come rete che guarda prevalentemente ai giovani, Rai2 ha fatto passi notevoli verso una programmazione più mirata, anche nell’informazione e nella divulgazione.  La speranza è che si continui su questa strada.

Con programmi a metà strada tra la tradizione e l’innovazione si muove Rai3. Molti appuntamenti risalenti alla cosiddetta tv di servizio di Angelo Guglielmi resistono e si rinnovano di stagione in stagione. Accanto a Chi l’ha visto? Mi manda Rai3, la rete, pur con l’alternarsi dei direttori, ha mostrato una vitalità nel proporre nuove idee affrontando tematiche difficili come la disabilità e il femminicidio, la salute e la malattia, il racconto personale. Ci si riferisce al docu- reality Hotel 6 stelle nel quale per la prima volta in tv si mostra il lavoro in un albergo di sei giovani disabili, ad Amore criminale che focalizza l’attenzione sulle tante donne uccise dai propri partner, un programma di grande impatto emotivo che non dovrebbe insistere su particolari troppo violenti nelle ricostruzioni. Da incentivare la presenza di programmi sul benessere, il wellness, la tutela della salute. Su Rai3 c’è Elisir ma le altre reti non sono da meno e rubriche sui vari aspetti della prevenzione e del mantenimento della forma fisica sono presenti in molti contenitori, a cominciare da Unomattina. Dare voce alla gente comune è oramai un trend consolidato. Ma c’è anche il “racconto intimista” di cui un esempio è il programma Sconosciuti nel quale persone comuni si raccontano. Il patto di fiducia con gli italiani significa insistere sul filone della divulgazione culturale come fanno per Rai3 i programmi  Fuori quattro di Achille Bonito Oliva, Ulisse il piacere della scoperta, Correva l’anno”

E poi la fiction: la linea guida deve essere il racconto con finalità divulgative e informative. Significa far conoscere personaggi, eventi, periodi storici, protagonisti del passato anche recente che hanno dato un contributo alla società. Le grandi biografie sono un esempio che Rai 1, rete deputata al racconto televisivo sta inseguendo negli ultimi anni. L’intenzione è senza dubbio buona: basti pensare a prodotti del tipo Enzo Tortora, Domenico Modugno, Adriano Olivetti, Le sorelle Fontana, Non è mai troppo tardi: cinque fiction che hanno narrato l’Italia della giustizia, della musica, dell’imprenditoria, della grande moda, dell’istruzione.  Meglio non inseguire gli aspetti frivoli del feuilleton. Altra strada da percorrere è la rappresentazione della realtà e dei problemi attuali attraverso la fiction: ne sono un esempio Un posto al sole e serie come Le due leggi con Elena Sofia Ricci sul problema degli imprenditori in crisi e L’Assalto con Diego Abatantuono sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta a Milano.

Il nuovo patto con gli italiani non può prescindere dallo sport. Come servizio pubblico la Rai dovrebbe assicurare la fruizione delle maggiori manifestazioni sia calcistiche che di altre discipline, tra cui in primis la Formula 1 e il Moto GP.  Una maggiore attenzione va data agli sport minori di cui inevitabilmente ci si occupa solo in concomitanza di gare a livello nazionale o internazionale. Sviluppare una coscienza sportiva nei giovanissimi rappresenta un punto cruciale del servizio pubblico.

C’è un ulteriore aspetto da approfondire: l’esplosione del web e la differente fruizione della tv su Internet. L’avvento dello streaming ha contribuito ad avvicinare la tv ai giovani. E’ dunque necessario che il servizio pubblico affianchi ai programmi approfondimenti fruibili sul web. Oramai tutte o quasi le trasmissioni hanno un account Twitter e profili Facebook attraverso i quali dialogare costantemente con i fan. L’interazione tra spettatori e programmi è diventata molto stretta: i social network consentono di interagire in tempo reale con conduttori e protagonisti del piccolo schermo, la diretta Twitter di molti programmi è da tempo una realtà consolidata. Migliorare alla luce dei progressi tecnologici l’interazione tra pubblico e tv è fortemente auspicabile.

In questo contesto si deve promuovere la sperimentazione delle web series, prodotto tipicamente giovanile. La Rai ha già ottimi precedenti a proposito: basti pensare a Una mamma imperfetta, nata sul web e andata in onda su Rai2, oppure al prequel di Una grande famiglia trasmesso da Rai1. Altri progetti che coinvolgono il web sono in cantiere, come spin off di grandi serie.  Una sperimentazione che va sempre più migliorata perchè la sinergia tra tv e web è la frontiera del futuro.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

Irene Natali

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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