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La guerra dei nuovi poveri

Marida Caterini

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Insomma “la bolla di sapone”, che conteneva un po’ tutti i talk, è esplosa, perchè la saturazione ha raggiunto il massimo. Il sistema si avvia  all’autodistruzione. Era già nell’ aria: una morte, per molti aspetti, annunciata. La “tabe” che già invadeva questo tipo di trasmissioni, è stata ignorata o peggio non capita come nella più devastante “malasananita” televisiva. Si è lasciato che il morbo degererasse progressivamente fino a colpire i gangli vitali del sistema talk show riducendolo ad una sorta di walking dead. E ancora oggi che i risultati sono sotto gli occhi di tutti, si continua ostinatamente a tenere in vita queste “creature” televisive che non hanno più nulla di originale, ma vengono assemblate, alla Frankstein, con vecchi pezzi riciclati.

Il decadimento del genere è oramai generale. Aveva già coinvolto anche Matrix su Canale 5. La gestione del talk show, affidata ad Alessio Vinci, collezionava un 10% ritenuto insoddisfacente. Luca Telese assoldato da La7 avrebbe dovuto rinvigorirlo: il risultato è stato un ulteriore ridimensionamento.

Ma il caso più eclatante è rappresentato da La gabbia, il talk show che Gianluigi Paragone conduce su La7 la domenica sera. Briciole di ascolti , 2%,  per un conduttore che abbandonò Rai2, dove conduceva con audience anche di due cifre, L’ultima parola. La riproposizione, sulla rete di Urbano Cairo, di prodotti presenti in Rai si è rivelata fallimentare anche per Floris. E La 7 rischia di diventare una sorta di cimitero degli elefanti per conduttori troppo pretenziosi.

 Stanchezza da parte del pubblico?  Disinteresse per la politica che ha invaso i palinsesti tracimando dai tg ai salotti televisivi? O più semplicemente sfiducia nelle elucubrazioni dei politici e insofferenza per gli atteggiamenti da prima donna dei conduttori?

Un mix di circostanze ha affossato il genere nonostante fosse in sintonia con la spending review: il talk show costa poco, gli ospiti politici si offrono gratuitamente in cambio di visibilità cercando di far presa sul pubblico: almeno così credono.

Il momento storico è difficile, la crisi incide pesantemente sui bilanci, la sensazione da the last day  accomuna un po’ tutti e non lascia neppure immaginare un day after. Vi si aggiunga la congiuntura internazionale, gli eccidi che ogni giorno entrano nelle case degli italiani con il loro carico di sangue e di orrori. Eventi che vengono portati, sera dopo sera, nei salotti televisivi per alimentare una discussione finalizzata solo ad amplificare un clima ansiogeno già presente nel telespettatore.

Ballarò

Gli italiani cercano distrazioni dinanzi alla tv. Sono stanchi di  discussioni e di zuffe quotidiane sulle riforme istituzionali, sulla legge elettorale, non credono più nella ripresa economica vista l’imperante disoccupazione, soprattutto giovanile.

Troppe famiglie stentano ad arrivare a fine mese. Gli scandali di una classe politica che non vuole abbassare la guardia e continua a schierarsi dalla parte dei cittadini solo quando frequenta i salotti televisivi, hanno generato una depressione strisciante dinanzi alla quale il telespettatore comune cerca di trovare un rimedio.

Il pubblico ha compreso quello che politici e star del talk show non hanno ancora capito: i disagi di cui tanto si discute, nella realtà, i cittadini li vivono drammaticamente sulla loro pelle.

E allora carpe diem, si cerca di evadere, di vivere alla giornata aggirandosi nel labirinto televisivo alla scoperta di un’oasi distensiva. E quando ci si imbatte, ad esempio, in un programma come Tale e quale show, che consente di lasciarsi alle spalle per qualche ora le preoccupazioni della giornata, il telecomando viene abbandonato.

La conseguenza dell’implosione dei talk show, che non rappresentano più il trait d’union con la vita reale, è la rivincita del varietà televisivo. Il varietà torna alla sua connotazione originale:  una pausa di puro intrattenimento finalizzato a restituire, anche solo per poco, quel sorriso di cui tanto hanno bisogno le famiglie italiane.

E’ evidente che i telespettatori non ne possono più di cassadre televisive che, in ogni talk show del giorno, prevedono l’imminente disfatta economica dell’Italia.

Tutti hanno bisogno, insomma, di riappropriarsi della serenità perduta, stanchi di assistere solo a sciagure, disastri ambientali, atti terroristici, violenza di ogni genere su chiunque, soprattutto bambini e donne, guerre di religione, decapitazioni  che evocano il peggior terrore rivoluzionario. Si vive in una realtà precaria, nella quale la sicurezza è divenuta un optional: su ognuno di noi pendono, quotidianamente minacce le cui conseguenze vengono amplificate con dovizia di particolari nei salotti della politica.

Proprio per questi motivi “Big Bang ha detto stop.”

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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Qualche idea in più

Irene Natali

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I segreti del mestiere

Irene Natali

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

Irene Natali

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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