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Minori in tv: la grande illusione

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In pochi hanno valutato con obiettività quanto sia deleterio creare baby- star. piccoli fenomeni da baracconte televisivo, non sempre destinati a crescere professionalmente, quasi sempre costretti a ricadere nell’anonimato. Il moltiplicarsi a dismisura, negli ultimi anni, del trend “bambini in tv” ha scavalcato i confini televisivi per diventare uno dei tanti segnali del profondo malessere che serpeggia nella società. Una società mortificata nelle aspettative lavorative e produttive, non più in grado di assicurare ai giovani un futuro adeguato a causa degli insormontabili problemi economici, ha fatto intravedere, nel mezzo televisivo, un possibile e gratificante sostegno. Il miraggio di aspettative economiche legate a giochi e giochini, era presente fin dagli inizii della tv ma doveva “arrotondare” gli stipendi dei telespettatori adulti, al punto da far cantare a Renzo Arbore “la vita è tutto un quiz”. Appena scoperta la capacità dei bambini di incrementare l’Auditel,  sono stati i figli, con le loro “talentuosità” a venire in aiuto ai genitori. La tv ha così messo in evidenza  anche il lato economico- produttivo dei piccoli fenomeni che, ben remunerati, riescono a consegnare ai genitori cachet molto più consistenti dei loro stipendi.

Certo, le recenti trasmissioni sui talenti infantili hanno degli illustri predecessori: basti pensare al “Bravo Bravissimo” condotto da Mike Bongiorno in onda, per anni sulle reti Mediaset e al mitico Piccoli fans di Sandra Milo su Rai2 negli anni ’80. Oggi la proliferazioone del genere ha portato all’inserimento di bambini anche in talent show per adulti. Ne è un esempio “Italia’s got talent” nel quale i tre giudici di gara si son trovati a esprimere giudizi, non sempre positivi, su performance di piccoli concorrenti. Persino in  programmi come Ballando con le stelle, la padrona di casa ha sentito il bisogno di inserire il segmento Ballando con le stelline in cui a danzare con costumi da grandi, erano proprio i bambini.  La stessa Carlucci ha anche portato in video un format straniero “Altrimenti ci arrabbiamo” in cui i bambini esperti in alcune discipline,cercavano di insegnarle a personaggi famosi. Il gradimento scarso del pubblico non è stato letto come segnale di un’inversione di tendenza, ma solo come l’insieme di errori nella composizione del cast. E, considerato il successo della tv culinaria su ogni rete, generalista e non, adesso si mettono i bambini anche ai fornelli, nel nuovo cooking show Junior MasterChef

Come conseguenza, i casting e i provini allestiti continuamente in tutt’Italia sono sempre affollati di genitori che costringono i loro figli a mettersi in evidenza. Quasi sempre le sedi sono distanti, ma gli impavidi genitori affrontano ore di viaggio pur di mettersi in fila con i bambini. E chissà quanto sono consapevoli di strappar loro infanzia e spensieratezza. Mentre le selezioni, quasi sempre, obbediscono a determinati criteri: vengono scelti solo quei bambini ritenuti in grado di catturare il gradimento del pubblico adulto. Inoltre, considerazione ancor più grave, troppo spesso le case discografiche impongono le loro scelte quando individuano piccoli artisti su cui investire.

A questo punto sorge anche una considerazione tecnica: il timbro di voce dei bambini è destinato a cambiare con la crescita fisica. Costringerli con artifici vari ad imitare le medesime ampiezze vocali degli artisti adulti, è oltremodo deleterio in quanto compromette il normale sviiluppo.  Non solo: spesso i piccoli fenomeni canterini sono preparati dai loro maestri in una maniera che non incontra il gradimento delle commissioni giudicatrici. E’ accaduto spesso proprio a Ti lascio una canzone. Una situazione che aumenta lo stress psicologico del bambino al quale i genitori, inconsapevolmente, fanno vivere la gara anche attraverso le proprie ansie.

Un ulteriore “attentato” alla ingenuità e alla semplicità infantile è rappresentato dal fatto che a cinque o sei anni, i bambini sono costretti a cantare l’amore in tutte le sfaccettature e appaiono come dei piccoli impressionanti fenomeni ai quali il pubblico rischia di abituarsi. Ragazzini under 10 ammiccano come adulti mentre urlano ad alte tonalità contrastanti sentimenti amorosi di cui, ci piace pensare, non ne conoscano ancora il significato. Impressionanti le bimbe che, da un corpicino fragile e minuto, tirano fuori  voci mature, adulte, da consolidate  professioniste. Certo, responsabili di casting e autori non trasformerebbero mai i propri figli in adulti anzitempo. La stessa Antonella Clerici, conduttrice di “Ti lascio una canzone” ha confessato pubblicamente che mai sottoporrebbe sua figlia Maelle allo stress di simili spettacoli. Personalmente ho conosciuto piccoli cantanti e attori che, una volta cresciuti, non hanno più trovato posto nel mondo dello spettacolo e della fiction. Consumano così la loro esistenza continuando a bussare a tutte le porte nella speranza di potersi riciclare. Non sempre accade e le conseguenze sulla loro personalità sono spesso devastanti.

 

 

 

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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