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Sanremo 2015: la normal family di Conti

Marida Caterini

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Non è stato il Festival della Restaurazione, ma della Instaurazione: Carlo Conti ha cercato di instaurare, sul palcoscenico dell’Ariston, una nuova formula che, nel rispetto dei valori a cui si ispira Rai1, non prescinde dagli aspetti di una società in continua evoluzione che è stata ampiamente rappresentata. Conti ha smorzato sul nascere ogni polemica, si è tenuto lontano dal consueto scandalismo di maniera, ha ridimensionato e sminuito, qualsiasi possibile pettegolezzo. Uno stile che ha premiato la kermesse perchè l’ha reinserita nel libro della “normalità”. Quella normalità che il Festival di Sanremo  ha raramente annoverato nelle edizioni precedenti, comprese le tredici trascorse sotto l’egida del baudismo più tradizionale.

Un’ottima annata, dunque, per la kermesse canora. Nel segno della Instaurazione della nuova normalità che il conduttore e direttore artistico ha imposto in quasi tutti i settori della vita quotidiana. La “normal family” targata Conti  ha il crisma della tradizione, degli antichi valori basati su matrimoni che durano anche da 65 anni, delle giovani coppie il cui amore  supera anche le aree geografiche per esplodere sul palcoscenico dell’Ariston. In tale dimensione non poteva mancare l’esaltazione massima dell’amore grazie al musical sentimentale per eccellenza: Romeo e Giulietta.

La normal family non esclude neppure la malattia, rappresentata dal ventenne italiano affetto da invecchiamento precoce con il quale Conti si intrattiene, sia pur per pochi minuti, con la semplicità del buon padre di famiglia. E, nel rispetto dei buoni sentimenti, il padrone di casa porta sul palcoscenico dell’Ariston i valori dello sport, della scienza, dell’amor patrio, oltre che della musica.

Un’alchimia perfetta, o quasi. Difficilmente ripetibile. Una singolare concomitanza di positività spettacolari che ha colpito l’immaginario di una platea televisiva logorata dall’involgarimento e dalla violenza di troppi programmi.

Il Volo vincitori di Sanremo 2015

Conti ha cercato di mostrare la parte migliore del Paese. E ha alimentato la speranza che la rappresentazione di un’Italia e di una tv migliore potesse, finalmente, diventare realtà. Motivo per cui il suo festival è irripetibile: purtroppo fra 360 giorni sarà chiaro che nulla è mutato e il miracolo non si è realizzato. E Conti potrebbe essere ridimensionato qualora accettasse una seconda gestione della kermesse canora. E’ già accaduto con Fabio Fazio e Luciana Littizzetto: osannati nella loro prima edizione festivaliera, i due conduttori sono stati penalizzati nel secondo tentativo con notevole calo degli ascolti.

Nell’ottica di un trend televisivo tornato alla sobrietà, in un’Italia che trasforma le canzonette in una speranza per il futuro, si inserisce la “favola” dei vincitori. Il trio di ragazzini lanciati da un comune talent show come Ti lascio una canzone, è cresciuto, non solo fisicamente, varcando i confini nazionali, e affermandosi come eccellenza italiana nel mondo. Il Volo, con la sua normalità incarna il sogno di un’Italia bisognosa di speranza, di ottimismo, di meritocrazia. Un’Italia  che si proietta, grazie alla tenace volontà, in una dimensione dignitosa e di operosa creatività.

E poco importa se il tipo di musica dei tre ventenni non intercetta i gusti di una larga fetta di nostri giovani connazionali. Poco importa che il Volo continui ad essere oggetto di una sorta di snobismo radical chic. Rappresentano, in ogni caso, i perfetti vincitori del festival targato Conti. Sono l’incarnazione di quella normalità che, dalla provincia addormentata, è stata in grado di proiettarsi a livello internazionale. Certamente, Il Volo non avrebbe mai  potuto conquistare il palcoscenico dell’Ariston sotto la gestione faziana.

Adesso Carlo Conti torni “al travaglio usato” e incastoni questa perla sanremese nel suo curriculum professionale. E soprattutto, non ceda alle lusinghe di chi vorrebbe “trascinarlo” di nuovo su quel palcoscenico.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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Qualche idea in più

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I segreti del mestiere

Irene Natali

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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

Irene Natali

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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