Bake off, bilancio della prima edizione


riflessioni sulla prima edizione del talent per pasticcieri amatoriali


 

Finale troppo zuccheroso. La prima serie di Bake off Italia    si è congedata dal pubblico con la vittoria (un po’ scontata) di Madalina. La concorrente perfetta. Con tutte le caratterizzazioni premianti. Per capirlo basta andare a sbirciare le sue note biografiche, ovvero il trionfo del buonismo e del politicamente corretto. Non che la giovane mamma non sappia cucinare torte, ma per vincere un talent di cucina o di pasticceria la manualità, a quanto pare, non è sufficiente.
 

In effetti è curiosa l’esplosione di questo genere televisivo in coincidenza con una crisi economica che ha piegato le ginocchia dell’Occidente. Dopo lustri di ristoranti sguaiati con ricette di pessimo gusto (ricordate gli spaghetti al caviale di un esponente politico del centro Italia che costavano 180 euro di denaro pubblico a porzione?), i teleutenti si sono tuffati nell’alta cucina. Il capo fila di questo genere fu Gianfranco Vissani che proponeva alla casalinghe pietanze di complessa realizzazione. E poi man mano, giù per li rami, siamo arrivati ai talent. Che sono un genere molto amato nella versione “canto / ballo” ma che sono un format delicato sul fronte gastronomico. In primo luogo perché il telespettatore può solo “vedere” ma non annusare e assaggiare. Quindi due componenti fondamentali per formulare il giudizio su una preparazione gastronomica sono saldamente nelle mani dei giudici e sfuggono del tutto a coloro che stanno al di qua del video. E non è poco.

Ecco allora che per compensare questa oggettiva carenza, gli autori fanno ricorso all’estrema caratterizzazione dei concorrenti. Non basta che se la sappiano cavare con un fornello, una planetaria o con attrezzi sempre più tecnologici, occorre che rappresentino, estremizzandole, le caratteristiche di un personaggio della commedia umana contemporanea. E in questo senso l’immigrata rumena Madalina che si è integrata, sposandosi e mettendo al mondo una bambina, è perfetta. Ne saranno felici la ministra Cécile Kyenge e i benpensanti ma, sinceramente, dal solo punto di vista possibile per chi assiste al programma, la sfida finale avrebbe dovuto aggiudicarsela la genovese Lucia.

E qui sta un altro punto debole del programma: la necessità di comprimere i tempi per mantenere un ritmo sostenuto penalizza la parte esecutiva in favore delle chiacchiere umorali dei concorrenti. I giudizi di un maitre chocolatier come Ernst Friedrich Knam risulterebbero più pregnanti se la regia avesse avuto la cortesia di montare la sequenza che ha prodotto l’errore e giustificato la conseguente critica del giudice. E “dulcis in fundo” abbiamo avuto l’impressione che la specializzazione di Knam abbia prodotto un’ondata di ruffianeria: quanto cioccolato! La pasticceria è molto di più anche senza fare ricorso alle decorazioni barocche e kitsch importate d’oltreoceano.

Bake off è andato in onda su Real time.



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