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Opinioni

Papa Francesco: il primo impatto in tv

Riflessioni sul significato televisivo del primo discorso di Papa Francesco

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Riflessioni sul significato televisivo del primo discorso di Papa Francesco
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Ripercorriamolo insieme, parola per parola, ricordando anche i gesti che lo hanno accompagnato. «Fratelli e sorelle buonasera». Questo è il saluto che nessuno dei presenti in piazza San Pietro oppure alla televisione e alla radio potrà dimenticare. Una voce pacata, sommessa ma ferma, accompagnata da un gesto misurato:
un leggero cenno di saluto con la mano destra. Un augurio profondo, fatto col cuore. Ricorda una battuta del film di De Sica e Zavattini “Miracolo a Milano”, che conclude con queste parole il salto verso il cielo dei poveri che spiccano il volo cavalcando i manici delle scope degli spazzini di piazza del Duomo: “Verrà un giorno in cui buongiorno vorrà veramente dire buongiorno”, cioè l’augurio di cuore che sia una vera bella giornata, piena di felicità, per chi incontriamo e non solo un saluto.

 Poi i telespettatori hanno ascoltato queste parole. «Voi sapete che il dovere del Conclave è di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Ma siamo qui… »: un’eco della frase di Wojtyla “sono venuto da un paese lontano”, ma ora c’è l’Oceano di mezzo ed una nazione dall’altra parte dei pianeta, anche se popolata da tante persone di origine italiana, come lo stesso Papa.

«Vi ringrazio dell’accoglienza, alla comunità diocesana di Roma, al suo Vescovo, grazie. E prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca». Per la prima volta dopo sette secoli il Papa può pregare per il suo predecessore. Un’altra novità di eccezionale rilievo che, a suo modo, rinforza il senso di collegialità della Chiesa, come una famiglia in cui resta un padre o un fratello maggiore.

Quindi fa recitare il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria. Anche questo gesto, non ancora della benedizione, ma della preghiera comune, fatta con tutto il popolo della piazza, è un elemento di novità che valorizza la comunione del pastore con i fedeli.

«E adesso incominciamo questo cammino, Vescovo e popolo, Vescovo e popolo, questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità a tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi incominciamo -mi aiuterà il mio cardinale vicario qui presente – sia fruttuoso per la evangelizzazione di questa sempre bella città…»

Vescovo e popolo ripetuto due volte crea un legame di grandissima intensità. Indica che il Papa come pastore universale lo è in forza del fatto di essere vescovo di Roma, la Chiesa che presiede nella carità a tutte le Chiese. Papa Francesco interpreta la sua elezione come la nomina a capo della diocesi, tanto da sottolineare la presenza al suo fianco del Cardinale vicario, quello cioè che lo aiuterà nei rapporti con le parrocchie. Questa impostazione ci dà un grande senso di vicinanza: un’autorità planetaria sì, ma che passa attraverso il cammino di fratellanza – questa parola ricorrerà due volte, ottenendo anche l’apprezzamento dei francesi che tanto l’amano in ricordo della loro rivoluzione – di amore e di fiducia tra noi. Parole di autentica speranza in questo momento di crisi soprattutto del mondo occidentale.

«Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il Vescovo benedica il popolo io vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo chiedendo la
benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghieradi voi su di me».

Tutti abbiamo percepito la profondità di quel silenzio della piazza. Più di centomila persone immerse in un’atmosfera di preghiera, di riflessione, di intimità. E il Papa che si inchina, come a ricevere una nuova investitura, dopo quella del conclave. Dopo la scelta fatta dai “fratelli cardinali”, la conferma, per così dire, del popolo. Non per acclamazione ma attraverso il filo misterioso della preghiera. Due volte, e non a caso, ricorre nel suo discorso la parola “accoglienza”.

«Adesso darò la benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e donne di buona volontà», ha proseguito, impartendo la benedizione in latino e concedendo l’indulgenza plenaria. «Grazie tante dell’accoglienza.
Pregate per me e a presto, ci vediamo presto. Domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo».

E queste sono le parole conclusive di un dialogo attraverso cui la gente, in pochi minuti, ha già avuto modo di cogliere la semplicità di Papa Francesco, che finisce raccontando, come uno di casa, che cosa farà il giorno dopo.

Un’ultima parola sulla sua figura così com’è apparsa sulla loggia delle benedizioni attraverso l’occhio delle telecamere del Centro Televisivo Vaticano che ancora una volta ci ha offerto immagini indimenticabili, emozionanti per i contemporanei e destinate alla storia. Ciò che ha colpito è stata la pacatezza di Bergoglio e la padronanza della situazione pur nell’intensità del momento. Non è facile per nessuna rimanere esposto alla vista di una tale folla senza compiere gesti, senza inviare saluti con le mani. Papa Francesco sapeva che in quei momenti, anche televisivi, doveva “farsi contemplare” e così ha fatto con un’eccezionale compostezza. Qualche domenica fa il vangelo richiamava l’episodio della trasfigurazione di Cristo, apparso ai tre apostoli sul monte così bianco da emanare luce. Il Papa sembrava emanare luce, anche attraverso la scelta della talare bianca senza la macchia di colore della stola rossa. E ha saputo sostenere quest’impatto con una tranquillità che sono un uomo dotato di un eccezionale carisma di comunicazione può sostenere. Un avvio più significativo e promettente non ci si poteva aspettare.

Un avvio che prosegue e si combina già con la semplicità dimostrata nella prima uscita dal Vaticano per andare a pregare in visita privata la Madonna in Santa Maria Maggiore. Di mattino presto gli alunni di una scuola l’hanno sorpreso e salutato festosamente (vedrete quanto piacerà ai giovani questo Papa!), i giornalisti sono stati dribblati attraverso una porta laterale. Ma sabato li riceverà nella Sala Nervi per ringraziarli della loro presenza a Roma e del lavoro di informazione che hanno svolto.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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