Il Musichione: il nostro bilancio al termine del programma


La nostra valutazione complessiva sul programma di Elio e le Storie Tese


Si è concluso ieri sera “Il Musichione”, il programma ideato e condotto da Elio e le Storie Tese andato in onda per sei settimane il giovedì in seconda serata su Rai2. Dopo aver seguito e commentato tutte le puntate vogliamo tirare le somme e analizzare meglio i diversi aspetti di questo particolare format.

 

 

Alla vigilia del debutto gli Elii avevano presentato la trasmissione come un ideale seguito dei programmi musicali di qualità della Rai, l’ultimo dei quali era stato “Doc” di Renzo Arbore, e il quiz doveva essere un espediente per un racconto in e sulla musica. Così però non è stato, almeno non da subito. Le prime puntate si sono rivelate il regno del caos, con continui ed improvvisi salti di situazione che hanno disorientato il telespettatore, verosimilmente già provato dalla fascia oraria di messa in onda posticipata di volta in volta di diversi minuti. Troppo spazio è stato concesso a gag che, mascherate di presunta genialità, non strappavano un sorriso soprattutto perché sono state riproposte tali e quali tutte le settimane. È il caso, ad esempio, degli imitatori di massa di Celentano di cui non si è mai capita l’utilità e l’attinenza con il resto del programma, e del leit motiv della ruota rotta. Le interviste di Rocco Tanica non sempre si sono fatte apprezzare, specialmente nelle ultime due puntate in cui sono sfociate in volgarità gratuite. 

 

In tutto ciò i numeri musicali erano relegati a semplice cornice e occasione per chi guardava lo spettacolo di tirare un sospiro di sollievo. Sin dall’inizio però si sono contraddistinti per il livello qualitativo: non accade tutti i giorni di poter ascoltare in tv brani leggendari di Jimi Hendrix, Janis Joplin e dei Beatles.

 

Dalla terza settimana qualcosa è cambiato e le critiche ricevute da più parti forse hanno contribuito in qualche modo. I membri della band, escluso Elio che inevitabilmente doveva indossare i duplici panni di musicista e conduttore, non si sentivano a proprio agio nelle vesti degli intrattenitori televisivi e finalmente sono tornati a ciò che sanno fare meglio, la musica. Ecco quindi che le esibizioni sono cresciute di numero occupando maggior spazio all’interno del bizzarro contenitore. Solo occasionalmente sono stati eseguiti pezzi degli Elii, perché lo scopo non era costruire una trasmissione autocelebrativa; sono stati gli ospiti stessi a proporre i brani da cantare. Questa ascesa è culminata nell’ultima puntata, più musicata che parlata, con ospiti Eugenio Finardi e gli Area. 

 

In conclusione, l’esperimento di Elio e le Storie Tese sembra essere riuscito per metà. Certamente non ci si aspettava un programma tradizionale, conoscendo i soggetti, e la decostruzione degli schemi televisivi era già stata messa in conto; l’impressione però è che “Il Musichione” abbia trovato un buon equilibrio e la giusta formula troppo tardi, quando ormai era arrivato il momento di far calare il sipario.



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