La tv sotto analisi: Furore, il vento della speranza


La serie all'esordio su Canale 5 è basata sull'immigrazione dal Sud al Nord


Al termine del primo episodio di questa nuova fiction di Canale 5 in poco più di un’ora abbiamo assistito, a diverse menzogne, ad una lunga serie di tradimenti e a ben due omicidi. E la speranza, dove sta? Il vento ha soffiato per qualche minuto nelle scene iniziali ma ha cambiato presto direzione per lasciare spazio alle tanto amate passioni devastanti.
In questa nuova serie come sempre c’è un oppressore spietato, il commendator Schivo (Stefano Dionisi), che riesce in un modo o nell’altro a tenere sotto il suo potere praticamente tutti i personaggi, mentre intorno alle sue trame si agitano le solite passioni, gelosie e vendette in cui non si parla mai di amore ma solo di smanie, brame e piaceri passeggeri, in un crescendo infinito di intrecci spesso inverosimili, che hanno il solo scopo di fidelizzare l’interesse dello spettatore verso il racconto.

Insomma l’ennesimo contenitore di pubblicità per Canale 5, nel quale la qualità della sceneggiatura e della recitazione è considerata del tutto superflua. I dialoghi sono spesso improbabili e l’interpretazione è decisamente poco credibile, soprattutto per via dei continui e ingiustificati passaggi dalla lingua dialettale all’italiano quasi perfetto con cui i protagonisti esprimono inaspettati concetti di grande profondità e nobiltà.

I personaggi sono messi insieme con poco criterio, mancano di coerenza, logica e a tratti paiono quasi caricature di se stessi. Un esempio è Concetta (Cosima Coppola), che la notte prima fa la prostituta e il giorno dopo la incontriamo ad insegnare alle bambine di una di una scuola elementare: mentre intrattiene una relazione clandestina con il ricco tiranno, sta per sposare quello che parrebbe un bravo ragazzo, ma è già innamorata del bellissimo ma poverissimo Vito (Francesco Testi).

Per il momento il solo personaggio accettabile e ben interpretato è quello di Tullio Solenghi, Gianluca Belgrano, sindaco della città.
Alcuni dei temi trattati, come la povertà e la crisi del dopoguerra e la discriminazione verso gli emigranti provenienti dal sud d’Italia, potrebbero essere interessanti e certamente vorrebbero risultare toccanti, ma restano solo patetici; sono affrontati in modo superficiale e scontato, tristemente noti e tristemente banalizzati.



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