Crozza nel paese delle meraviglie, ultima puntata


Riflessioni sul programma "Crozza nel paese delle meraviglie"


Sono state 27 puntate che, tra parodie e battute, hanno rappresentato uno spaccato delle vicende politiche e sociali del nostro paese. Da ottobre scorso ad oggi, Crozza nel paese delle meraviglie, ha raccontato grazie alla satira, quello che i media tradizionali non dicono o non possono dire.

 Con la puntata del 24 maggio, si chiude un ciclo importante per il programma del comico, in onda il venerdì su La7. Innanzitutto perchè il paese delle meraviglie, visto e narrato sotto la lente deformante della satira, è apparso molto più vero di quello raccontato negli ingessati Tg nazionali. E poi, evento da non sottovalutare, lo show ha subito un’impennata di gradimento a partire dalla contestata partecipazione di Crozza alla scorsa edizione del Festival di Sanremo.

L’accoglienza poco cordiale che gli riservò il pubblico dell’Ariston sembrava poter intaccare la credibilità del comico. Invece, da quella sera, il suo show su La7 ha incrementato gli ascolti divenuti, quasi costantemente, a due cifre. Non solo, ma proprio da un accadimento imbarazzante è nata la definitiva consacrazione di Maurizio Crozza che si pone, oggi, come uno dei pochi, accreditati, “commentatori” di un’Italia in balia de “I nuovi mostri”.

I suoi mostri abitano il mondo della politica come il muppet Roberto Maroni, il singolare Gianroberto Casaleggio con le sue profezie, l’esilarante Antonio Ingoia, il disperato Bersani con i suoi errori e Roberto Formigoni. Vi sia aggiunga la “malinconica” parodia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle prese con gli intricatissimi problemi italiani. Ma non mancano i mostri “televisivi” : il BastardChef Joe Bastianich per il quale tutti i piatti sono “diludenti”, il mugnaio Antonio Banderas nella pubblicità dei biscottini, il Kazzenger di Roberto Giacobbo, il Briatore di The Ficientis con il suo “sogno” fino ad arrivare al recente In Troiatoment che conclude in bellezza il lungo ciclo stagionale. Un posto di rilievo occupa l’agghiacciante parodia di Antonio Conte.

Il principale merito del Crozza post-sanremese, è stato di aver saputo fare satira anche su se stesso, di aver ironizzato sulla contestazione ricevuta sul palcoscenico dell’Ariston, fino a farne, per un determinato periodo, una sorta di tormentone che ha giocato a suo favore. Altro merito è la preparazione a tavolino delle puntate, battuta dopo battuta: Nulla viene lasciato al caso, si nota uno studio, spesso anche ricercato ma sempre attento, di ogni gag, quasi di ogni singola parola. In quest’ottica lo show evoca i vecchi varietà della tv in bianco e nero che venivano puntigliosamente preparati con i comici che imparavano a memoria le battute. Insomma non c’è improvvisazione nel Paese delle meraviglie, ma il successo è frutto di uno studio antecedente al quale hanno partecipato, in qualità di autori, Andrea Zalone, Francesco Freyrie, Vittorio Grattarola, Alessandro Robecchi, Alessandro Giuliano, Claudio Fois e Luca Restivo con la collaborazione ai testi di Luca Bottura.

Ma c’è di più. Crozza è riuscito a imprimere lo stile del Paese delle meraviglie anche al suo intervento comico nella copertina di Ballarò. Riprende e aggiorna parodie nate all’interno del suo show su La7, come quelle di Bersani e Ingroia in modo da creare un invisibile ma tangibile filo rosso tra le due trasmissioni. E, last but not list, ha fatto un uso intelligente delle nuove tecnologie, creando la nuova App, disponibile su App Store e Android Market, che consente di rivedere i principali personaggi, puntate integrali, canzoni rivedute e corrette alla sua maniera e molto altro materiale dei suoi precedenti programmi.



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