Gazebo, l’informazione new generation di Rai3


La terza stagione del programma di Rai Tre condotto da Diego Bianchi


Gazebo rafforza sempre più la sua identità . Dopo una trascurabile parentesi cinematografica, a fine settembre Diego Bianchi ha aperto la terza stagione del programma, quest’anno di due appuntamenti settimanali.

                                                                                           

Sembrano davvero lontani i tempi in cui Zoro incarnava le due anime dell’elettore di sinistra, quella delusa e quella tutto sommato ancora allineata, a Parla con me. Ormai infatti, ha riconvertito il suo stile in soggettiva definitivamente a reporter.
Makkox, Marco Damilano, Missouri4, Roberto Angelini, il nuovo acquisto David Allegranti e l’autore Andrea Salerno vivono la tv, ma con l’aria di chi ne è un outsider, ed effettivamente gli operai dell’Ast di Terni, prima delle purtroppo celebri manganellate, li abbiamo conosciuti proprio a Gazebo. Zoro era infatti andato nella cittadina umbra a documentare la loro protesta, seguendoli poi fino alla Leopolda e dimostrando che a Roma l’ordine della carica era partito dalla polizia in una situazione relativamente tranquilla e che, di conseguenza, il Ministro dell’Interno aveva mentito. Tutto mentre tg, quotidiani blasonati e siti spendevano fiumi di giustificazioni e attacchi: Gazebo ha portato le prove inconfutabili, perché era in prima linea a seguire la vicenda. È giornalismo quello della squadra di Diego Bianchi, eppure molti ancora faticherebbero ad annoverare Gazebo tra i programmi d’informazione, probabilmente per il linguaggio giovanilistico, o perché i suoi protagonisti non sono ingessati in una giacca né urlano come la tradizione dei talk show impone.

Diego Bianchi

Lo sguardo è sempre divertito: Gazebo si prende sul serio senza però essere serioso, coltivando un proprio pubblico di telespettatori che conosce i tormentoni del “circo mediatico”, mostrato sempre dal dietro le quinte, dell’Alfano che saluta con lo sguardo perso nel vuoto o di Renzi che presenzia ovunque, macchiandosi persino dello smacco di andare a Domenica Live ma non a Gazebo.

Gli ascolti oscillano: ieri al 4,37%, domenica al 6,36%; domenica 16 novembre, quando la trasmissione si è occupata della situazione a Tor Sapienza, all’8,2%.
Nella prima, fortunatissima stagione, gli eventi erano precipitati: la rinuncia storica di Papa Ratzinger, l’insediamento del governo Letta dopo un risultato elettorale stagnante, la sparatoria davanti a Palazzo Chigi in quello stesso giorno. Nella seconda invece, alla lunga Gazebo ci è apparso usurato dalle tre puntate settimanali.

Appuntamento immancabile, la social top ten di Twitter, dove “che tu sia Gasparri o la regina Elisabetta, ti trattano allo stesso modo”. L’apertura e la conclusione infine, sono affidate al “ggenio Makkox” , i cui lavori, grazie all’animazione e all’accurata selezione naturale, diventano ancora più efficaci delle vignette che leggevamo su Il Post o su carta.



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