Tra Vienna e Venezia, la musica di Capodanno in tv


i concerti che la rai ha trasmesso nel primo giorno dell'anno


Ierii è toccato all’inglese Daniel Harting, che ha mantenuto il programma sui compositori dell’Ottocento lirico italiano, che sempre si concludeva con l’Ouverture del Nabucco (qui eseguita in modo molto anglosassone) e col Brindisi della Traviata e l’aria di Violetta “Follìe…follìe…”, in cui ha trionfato  la voce bellissima con venature argentine di Maria Agresta.
 Ma eccoci a Vienna: la parata a festa all’interno della Sala d’Oro  del Musikverein, ha fatto lavorare tutta la notte i fiorai della capitale austriaca, che hanno addobbato il palcoscenico con fiori bianchi e rossi (i colori della bandiera nazionale), e con fiori multicolori, nello stile austriaco biedermeier, i palchi di platea: quelli sul boccascena traboccavano sino al soffitto. Meraviglioso.

Tutti gli orchestrali erano in spezzato grigio antracite, con cravatta e gilé grigio perla, mentre le coriste nerovestite erano ammantate di un coprispalle candido, annodato sul petto.

Zubin Metha

Protagonisti erano gli Strauss, tutta la lunga famiglia musicale degli Strauss di Vienna, Johann padre (1804-49), Johann figlio (1825-99) i fondatori della tradizione indistruttibile del valzer viennese, Essa si estese agli altri due fratelli Joseph ed Eduard e al figlio di quest’ultimo, ancora Johann, che prolungò l’attività compositiva ed orchestrale degli Strauss nel Novecento.

Ed infatti Zubin Metha ha diretto anche un brano di Ioseph (originariamente ingegnere, scrisse la “Polka elettromagnetica” ieri eseguita) e uno di Eduard, fra i tanti valzer e polke del fratello Johann (“Sul bel Danubio blu”, “Vino. Donne e canto”, “Valzer dell’Imperatore”) e quelli del padre.

Ma soprattutto il grande direttore di origine ha fatto sua la raffinatezza, l’eleganza, persino certo candore dei Wiener Philarmoniker, che affiora dalle sonorità acute, quasi da carillon dei legni e degli archi orchestrali.

A ciò Metha ha aggiunto una dilatazione dei tempi, quasi il concerto potesse prolungarsi quanto gli ascoltatori speravano e sognavano. E per accontentarli,  dopo il classico ‘prosit’ all’unisono di orchestra e direttore, Metha ha diretto con energia la “Radetzky Marsch” (di Johann Strauss padre) rivolto al suo pubblico, sollecitandolo ai battimani ritmati, per cui alla fine ne è seguito non un applauso,  ma un boato di consenso.

Chi assisteva di persona allo spettacolo, non ha visto i balletti del Corpo di Ballo dell’Opera di Vienna nelle coreografie di Davide Bombana e la nuova stella della Scala Nicoletta Manni: cosa che invece hanno goduto gli spettatori televisivi, che hanno potuto vedere il montaggio.



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