The Voice of Italy 5 | le migliori perfomance della terza puntata


La terza puntata di The Voice of Italy, andata in onda stasera su Rai due, ha proposto ancora Blind Auditions. Molti i giovani artisti talentuosi saliti sul palco, molte le vocalità in gara, si spazia tra generi diversi - dal soul al rock all'indie - e interessanti sono le personalità. Ecco la nostra selezione delle migliori performance della puntata.


E’ andata in onda, giovedì 5 aprile su Rai2, la terza puntata di The Voice of Italy 5. I coach Al Bano, J-Ax, Francesco Renga e Cristina Scabbia hanno aggiunto artisti alle rispettive squadre che si stanno formando.

Pathos in crescita per The Voice of Italy 2018. Via via che si avvicina la fine delle Blind Auditions, le performance migliorano e la scelta si fa sempre più difficile per i quattro coach, Albano, Cristina Scabbia, J Ax e Francesco Renga. D’ora in poi ci vuole tecnica, emozione e ancora tecnica per convincerli.

Chi avrà fatto la scelta giusta? Ancora non lo sappiamo, sono infatti arrivati sul palcoscenico molti giovani artisti talentuosi. Ma solo alcuni sono stati scelti, assicurandosi l’accesso alla fase successiva. Ecco la nostra selezione delle migliori performance della terza puntata di The Voice of Italy 2018.

– Mara Sottocornola -> “The Waves”, Elisa :

Energia pura, quasi commossa, che esce come una forza sconosciuta dalla voce di Mara. I suoi ricci danno un tocco peperino all’esibizione, emana una carica dirompente quando canta.Vola Mara sul palco e quando si esibisce emerge il suo profondo, emozionando ed emozionandosi.

– Sabrina Rocco -> “I’m changing”, Jennifer Hudson:

Il soul dentro l’anima, che si perde nei suoi battiti del cuore, impazzendo grazie alla voce quasi drammatica di Sabrina. Arrabbiata con il mondo, ma con un look alla Pierrot ed un acuto intonatissimo. Il mare le scorre dentro, quel mare che guardandolo pensi all’America. Sabrina ricorda molto Amy Lee, cantante degli Evanescence, per la profondità vocale sognante che le accomuna.

– Uramawashi -> “Riptide”, Vance Joy:

L’indie accomuna tutti: le strade, i generi, gli amori si uniscono e scorrono nelle voci di Gaia e Nicolò, gli Uramawashi. Un gruppo dal nome del Sol Levante, la traduzione del nome di questo duo  si riferisce ad una mossa di karate, un calcio volante girato verso la testa, e loro sono davvero un calcio a quell’indie banale che non viene dal cuore.

– Laura Ciriaco -> “Human”, Rag’n’bone man:

Si sente una voce rauca, cupa, quasi da uomo. Un misto tra Anouk e Chad Kroeger, una voce quasi dall’oltretomba, che scoperchia tutto. Poi di colpo gli acuti si sgranano senza stonare e l’identità è svelata. Laura quando canta urla e sussurra, come una tempesta estiva che ti bagna, ma ti rende felice, lasciandoti adosso il profumo del mare.

– Giuseppe Leoni -> “Sign of the times”, Harry Styles:

Fluttua come un’onda sonora la voce di Giuseppe, schiarendosi in un’angelica melodia. Contornato da una luce pulsante, che lo carica, a tratti – senza esagerare – questo giovane cantante sembra Prince. Giuseppe è così educato vocalmente da non essere “il calcio nelle parti basse” che vorrebbe J Ax, ma è una dolce carezza.

– Rosy Castello -> “Feeling good”, Nina Simone

Tagliente come una lama. Sale, sale e sale la tonalità di Rosy, come un uragano nero, rendendo onore alla canzone ed a Nina Simone. Anche se nel mezzo forse urla un po’ troppo, fa comunque emergere la sua tecnica sopraffina e la accompagna con acuti controllatissimi. Poi Rosy sussurra e sospira, come il pezzo richiede, recuperando la prestazione sul finale e regalando brividi a tutti.



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